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Scritto Martedì 12 ottobre 2021 alle 18:28

Merate incontra l'autore/2: Mario Alzati e il tema dell'emigrazione in ''Tango a Olonia''

È proseguita nel pomeriggio di ieri la rassegna "Merate incontra l'autore 2021", iniziativa organizzata dalla biblioteca civica Manzoni e che propone l'incontro con diversi autori meno noti al grande pubblico ma appassionati e coinvolgenti. Nel secondo appuntamento si è parlato del libro pubblicato nel 2019 "Tango a Olonia", racconto dell'autore di Gorla Maggiore Mario Alzati.

Introdotto dalla prof.ssa Anna Mazzola, Alzati ha spiegato ai presenti la sua tecnica di scrittura: nei suoi 6 libri pubblicati fino ad ora ed ambientati tutti ad "Olonia", città di fantasia ma che ben lascia intuire quale sia il territorio in cui sorge, fa riferimento ad avvenimenti realmente avvenuti nel passato, ritrovati nei vari archivi in cui ha svolto ricerche. Alzati infatti nasce come storico: "mai nei miei sogni da bambino avrei pensato di diventare un autore di romanzi" ha detto, "la mia prima pubblicazione è nata da uno scherzo con un'amica collega che mi ha sfidato a provare a romanzare una storia che avevo scoperto nelle mie ricerche". Dal primo libro, scritto nell'estate del 2014, "Le morose del segretario del fascio ad Olonia", ha poi proseguito con "Il notaio libertino di Olonia", "L'allegro cancan della banca di Olonia", "La bella gioventù di Olonia", "Moglie ad Olonia...danè in Svizzera" a "Tango a Olonia".

Le pubblicazioni di Alzati sono molto conosciute nel territorio lombardo anche al di fuori del varesotto poiché fanno un ritratto della società italiana lombarda in quegli anni: "l'autore" ha detto la prof.ssa Mazzola, "racconta la grande Storia italiana, tra la prima guerra mondiale e i primi anni 60 del secolo scorso, calata nel microcosmo di Olonia, in cui si riflettono le vicende nazionali e mondiali. In questa cittadina immaginaria si riflettono i grandi fatti della storia italiana, andando così ad evidenziare l'evoluzione del costume, dei cibi e degli usi della società di quegli anni. Olonia è lo specchio della vita umana, di quel misto di progetti, successi, delusioni, fallimenti. I libri di Mario Alzati sono opere in cui si mescolano l'amaro e il dolce, in giusta dose, non son mai esageratamente tragici ma anche nella tragicità si riesce a trovare un lato o ironico o un esito quasi positivo".

La professoressa Anna Mazzola


Nella pubblicazione "Tango a Olonia" si tratta principalmente il tema della emigrazione: il protagonista, Fausto Colombo, che vive nei primi anni 20 del 1900, sarà costretto ad emigrare in Argentina per problemi di natura politica e lavorativi; in un contesto odierno, in cui osserviamo costantemente storie di uomini che cercano la fortuna in Italia, quest'opera ci pone "dall'altra parte", cioè ad osservare la storia di un uomo italiano costretto ad emigrare all'estero per cercare un po' di fortuna. "La storia di Fausto" ha spiegato l'autore, "è un'insieme di tre storie diverse ma tutte vere: la prima è quella di mio nonno, che all'età di diciassette anni è stato costretto ad andare in guerra, durante la prima guerra mondiale, e le altre sono di tre persone realmente esistite nella mia realtà".

Proprio perchè all'epoca la figura del parroco di paese era molto importante, Alzati nei suoi libri riserva sempre uno spazio ai prelati: "molte delle storie che narro nei miei libri sono avvenimenti raccontati dal parroco di paese di Gorla che annotava tutto quello che succedeva in quegli anni, senza tralasciare anche il più piccolo episodio perchè si divertiva ad esprimere pareri su tutto". Altri ruoli importanti vengono svolti dalle donne, che rappresentano i diversi modi di vivere la femminilità di quegli anni: si spazia dalla donna che era sposata solo con la sua libertà alla donna in cerca di un ricco marito a quella che ubbidisce ai genitori. Nell'incontro di sabato si sono letti anche dei passi del libro "Tango a Olonia", per sottolineare sia la tecnica dell'autore - che narra dal basso quel che succede nel racconto, senza essere un autore onniscente - sia per raccontare i modi di dire lombardi dell'epoca e delle metafore che venivano utilizzate per descrivere cose o situazioni che venivano considerati come tabù. "Nei miei romanzi io cerco di raccontare la vita in tutte le sue sfaccettature, non sono un moralista: guardo con lo sguardo di benevolenza chiunque, non condanno nessuno anche se poi leggendo bene si intuiscono quali siano per me i valori della vita" ha concluso l'autore.

La rassegna proseguirà sabato 16 sempre alle ore 16.30 con Gregorio Curto, ex bibliotecario a Merate.
B.F.
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