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Scritto Venerdì 08 ottobre 2021 alle 16:58

Vendemmia: a Galbusera Nera i tre fratelli Cereda rinnovano la tradizione del vino di qualità

Nel cuore del Parco del Curone c'è una cascina dove il vino è a "chilometro zero". Nel raggio di poche decine di metri l'uva nasce, matura e viene poi raccolta per essere trasformata in vino e quando è giunto il momento, nella stessa cantina viene imbottigliato.

L’uva raccolta pronta per essere lavorata

E' l'azienda agricola Galbusera Nera, che prende il nome dall'omonima cascina, di proprietà dei fratelli Cereda.

Angelo, Enrico ("Chicco" per gli amici) e Alessandra si definiscono "viticoltori per passione", in quanto è l'amore per la terra a sostenerli in questa impresa, tenuto conto che nella vita fanno in realtà tutt'altro.

Per loro si è trattato di un ritorno alle origini perché a Galbusera Nera ci sono nati e vissuti per poi prendere ognuno la propria strada, che li ha portati a lavorare in aziende che non hanno nulla a che fare con l'agricoltura. Ma il richiamo della terra, lavorata dai loro antenati fin dal lontano 1800 era così forte che appena si è presentata l'occasione hanno cominciato ad acquistare un pezzo dell'edificio rurale e i terreni circostanti.

I fratelli Enrico e Angelo Cereda


Oggi i tre fratelli Cereda posseggono l'intera cascina e 18 ettari di terreno di cui due destinati a vigneto e il resto campi e boschi.

Alla cura delle viti dedicano tutto il loro tempo libero una volta finito il lavoro in azienda, compreso il sabato e quando serve anche la domenica.

"Noi qui avevamo fatto sempre il vino - ricorda con nostalgia Angelo, 56 anni, titolare dell'azienda agricola - nostro padre ci ha insegnato a coltivare le viti e noi quando eravamo ragazzi schiacciavamo l'uva con i piedi che poi veniva messa nelle botti caricate sul carretto trainato dal cavallo per portarla al torchio in località "Cerè".

Negli anni la famiglia Cereda acquistò un piccolo torchio diventando così indipendente nella trasformazione dell'uva in vino.

"Fino alla fine degli Anni 90 era il papà Carletto ad occuparsi delle viti - aggiunge il fratello Enrico, che di anni ne ha 55 - e noi seguivamo le sue indicazioni. Producevamo il vino per la famiglia e qualche amico, senza troppe ambizioni. Poi quando il papà ci ha lasciati ci siamo trovati a dover gestire direttamente le viti. Nel 2000 la flavescenza dorata colpì duramente e in poco tempo decimò tutte le viti che avevamo. A quel punto dovevamo decidere se abbandonare oppure rinnovare i vigneti. Tutti e tre insieme decidemmo di reimpiantare i vitigni e portare avanti quella che ormai era una tradizione di famiglia".

La svolta però arriva nel 2012 quando i tre fratelli acquistano l'ultima parte della cascina e decidono di trasformare la loro passione in un'attività vera e propria. Del resto Cascina Galbusera è adagiata tra le colline della Valle del Curone, circondata da declivi a balze che per vocazione sono sempre stati vitati.

Il papà Carletto  Cereda, ora scomparso, mentre tratta le viti

Angelo Cereda mostra una grappolo d’uva Merlot

Attrezzano la cantina con apparecchiature professionali, botti in acciaio, un torchio adeguato e mettono in gioco tutta la loro passione. Tutt'intorno alla cascina i filari si moltiplicano fino ad arrivare a coprire due ettari di terreno.

Merlot, Sangiovese, Cabernet sauvignon e Chardonnay i vitigni messi a dimora che negli anni crescono rigogliosi e che cominciano subito a dare grandi soddisfazioni. Una cura paziente, quasi maniacale, unita alla buona esposizione dei terreni e la costante ventilazione della valle, sono i requisiti ideali per produrre vini di qualità.

Per la Galbusera Nera la vera sfida è nella qualità, come spiega Angelo, che più di tutti si dedica alla cura delle viti.

"Siamo noi che decidiamo quanto produrre e lo decidiamo prima ancora che sulle viti crescono i grappoli. Noi sappiamo che in un anno normale le nostre viti devono produrre sessanta quintali di uva e facciamo in modo che non ne producano di più. Durante l'estate, nel corso delle normali operazioni di mantenimento delle viti se ci accorgiamo che un filare sta producendo più di quanto riteniamo sia una produzione ottimale, eliminiamo alcuni dei grappoli per evitare uno stress alla pianta. La nostra sfida non è la quantità ma la qualità dell'uva che andremo a raccogliere e per avere dell'uva di qualità la vite non deve essere sovraccaricata di grappoli".

In questi giorni a Cascina Galbusera Nera si è ormai conclusa la vendemmia. Nel campo è rimasto solo il cabernet che verrà raccolto a fine mese, quindi è già tempo di bilanci.

"E' stata un'ottima annata - spiegano all'unisono i fratelli Angelo ed Enrico - abbiamo avuto un tempo quasi perfetto e l'uva che abbiamo raccolto è di grande qualità".

E a giudicare dai grappoli nelle ceste che con il trattore vengono portate dai filari in cantina per essere pigiati, c'è da crederci. Ma come sanno bene i fratelli Cereda, non basta la cura e le attenzioni al benessere della vite per produrre del buon vino, serve anche molta fortuna. E quello successo a Galbusera Nera ha qualcosa di miracoloso, come ricorda Angelo.

"Era domenica 25 luglio ed ero a casa, quando mi sono accorto che stava arrivando un violento temporale. Mi sono affacciato alla finestra da dove si vede la valle con le viti. Il cielo si era fatto scuro poi all'orizzonte sono comparse le nuvole bianche, nuvole di grandine. Non volevo crederci... Ho pensato tra me e me: è finita, questa volta non ci salviamo.... All'improvviso invece il vento ha spazzato il cielo spostando le nuvole altrove, verso Barzago. Infatti in tutta quell'area c'è stata una grandinata eccezionale. Miracolosamente la Galbusera Nera è stata risparmiata".

La famiglia Cereda è molto unita, forse anche per l'attività in cascina e nei momenti di bisogno, come ad esempio in occasione della vendemmia, che coinvolge mogli e figli.

Da tradizione ogni domenica a pranzo le tre famiglie si ritrovano a casa di mamma Germana, che può così trascorrere qualche ora con i figli e soprattutto con i nipoti. Ed è in questo momento che i fratelli Angelo, Enrico e Alessandra, quest'ultima si occupa dell'amministrazione dell'azienda, si confrontano sull'andamento dell'attività, ma soprattutto sulla filosofia della cantina, come spiega Enrico.

Foto vendemmia 2019 famigliari e amici

"Noi il nostro vino lo vogliamo vendere qui in cascina, vogliamo che la gente possa rendersi conto di quello che produciamo e di come lo produciamo. Quindi se vengono alla Galbusera Nera possono fare una passeggiata tra le viti, visitare la cantina e degustare i nostri vini, dai rossi al bianco... Vogliamo far conoscere il nostro prodotto nel suo ambiente, dove nasce e dove si trasforma in vino".

Una pagina del quaderno di campagna del 1937 dove veniva indicato la
quantità di prodotti che il contadino doveva versare al proprietario terriero

E mentre nelle botti in acciaio fermenta il mosto, in cantina è stato appena imbottigliato un ottimo "bianco" della vendemmia 2020 e a giorni sarà messo in vendita con gli altri vini.

A cascina Galbusera Nera la tradizione continua.

Angelo Baiguini
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