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Scritto Venerdì 03 settembre 2021 alle 09:34

Merate: origini, cause e sviluppi futuri sull'Afghanistan con il professor Brunelli

Afghanistan e ascesa - dopo vent'anni di occupazione americana - della forza talebana. Sono stati i temi fulcro della conferenza di ieri sera, giovedì 2 settembre, "Afghanistan anno zero", organizzata dall'associazione La Semina, che ha invitato come relatore il professore Michele Brunelli, docente universitario di Storia ed Istituzioni dei paesi afro-asiatici e di Gestione dei conflitti e processi di democratizzazione all'Università degli studi di Bergamo, e ricercatore, esperto dell'area del Vicino e Medio Oriente. 



Il professore ha tenuto una conferenza eccezionale fornendo agli spettatori una presentazione chiara, dettagliata ed esaustiva di quello che è un complesso vespaio di culture ed etnie quale il territorio dell'Afghanistan. È stato fondamentale ripercorrere inizialmente la travagliata storia del paese, caratterizzata da una lunga serie di occupazioni, fin dal 1800. Brunelli però ha cominciato a riavvolgere il nastro della storia partendo dal 1979, anno in cui le truppe dell'Armata Rossa invasero il territorio afghano e diedero inizio alla lunga occupazione che culminò nel 1989 con il ritiro delle truppe sovietiche e lo scoppio della guerra civile in Afghanistan. I cosiddetti Mujaheddin - appoggiati indirettamente dal governo di Washington in ottica anti-sovietica - profondamente frammentati tra loro iniziarono una lotta intestina dalla quale emerse un gruppo di ribelli, giovani afghani che frequentavano le scuole coraniche, che sponsorizzati da regioni vicine come il Pakistan, vennero formati e "trasformati" nei cosiddetti Talebani. Nel 1996 conquisteranno Kabul, dando ufficialmente vita al regime talebano, con la proclamazione del loro leader, il Mullah Omar, colui che diede ospitalità al terrorista Osama bin Laden, mandante del devastante attacco dell'11 settembre 2001. 

Un altro aspetto indispensabile, trattato da Brunelli nel corso della conferenza, è stato quello di conoscere le reali cause che hanno scatenato il crollo improvviso del paese e il ritorno dei talebani al potere dopo vent'anni di occupazione americana. Il professore ha parlato di cause strutturali, prima fra tutte l'incapacità degli Usa e del governo afghano di trasformare l'esercito del paese in una forza pronta al combattimento, anche se il ruolo principale nella disfatta lo ha avuto poi il ritiro delle truppe americane dall'Afghanistan. Dunque dove sono stati spesi i circa 83 miliardi che il governo degli Usa ha sborsato sin dal 2001? Un altro aspetto, citato dal professore, è stato infatti quello della corruzione, endemica, di cui da sempre è schiavo il paese. Numeri che si vedono sulla carta che però non coincidono con la realtà. Come si è visto, infatti, tanti soldati dell'esercito afghano si sono dati letteralmente alla fuga. "I timori di rappresaglie, la corruzione, han fatto sì che i soldati dell'esercito regolare hanno iniziato a domandarsi quanto valesse la pena continuare a combattere in un governo corrotto incapace di creare una strategia di resistenza. In tanti sono stati corrotti dai talebani e si sono ritirati dalle loro posizioni." ha spiegato il professore. Se la prima causa strutturale dell'implosione del paese è stata la corruzione, la seconda, è giunta con la firma degli accordi di Doha da parte dell'amministrazione Trump, con i quali si è, in sostanza, stabilito il totale ritiro delle truppe in cambio di una "promessa" da parte dei talebani di non ospitare cellule o nuclei fondamentalisti mandanti di possibili attentati terroristici in Occidente. "Un paradosso enorme" secondo Brunelli, dal momento che gli Usa hanno presumibilmente tentato per vent'anni di ricostruire il governo e il paese afghano, e poi lo hanno totalmente escluso dagli accordi di Doha, in quanto ritenuto dai talebani un governo fantoccio, burattino degli americani. 

L'epilogo della conferenza ha riguardato infine le possibili previsioni su scenari futuri, di cui probabilmente si assisterà proprio a partire dai prossimi giorni, di quelli che saranno gli sviluppi nel governo di Kabul in mano talebana, di quali saranno le mosse del governo di Washington e più in generale degli stati dell'Europa. Una possibile opzione - ha detto Brunelli - è la scelta di non fare nulla, come hanno sostenuto diversi isolazionisti, tra cui il presidente statunitense Joe Biden, soddisfatto della fantomatica "promessa" che garantirebbe che i fatti del 2001 non si ripetano, ottenuta con la stipula degli accordi di Doha. Altra opzione è invece quella di aiutare indirettamente il Governo afghano non con mezzi militari, ma questo vorrebbe dire iniziare a collaborare con i Talebani. Se da un lato si aprirebbe il dibattito tra quanto sia opportuno o meno sostenere chi viola i diritti umani, dall'altro potrebbe rivelarsi un modo per "tenere a bada" Isis e in particolare modo la spaccatura presente in Afghanistan, Isis-Khorasan. Vi sarebbe poi la via diplomatica, quella che di gran lunga gradirebbero le forze talebane: ricevere il riconoscimento da parte della comunità internazionale. La quarta e ultima opzione sarebbe invece la cosiddetta "guerra dei droni" quella di sorvolare e pattugliare con i droni il territorio afghano e colpire eventuali obiettivi. 
Con questa ricca conferenza, il professore Brunelli, ha offerto la possibilità agli spettatori di osservare un po' più da vicino il complesso contesto dell'Afghanistan per essere maggiormente informati e preparati in vista di quelle che saranno le evoluzioni future all'interno del paese. 
F.Fu.
Associazione correlata:
- La Semina
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