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Scritto Mercoledì 18 agosto 2021 alle 09:44

Montevecchia: la comunità 'Charis' si apre al territorio in un percorso di crescita spirituale tra 'fratelli' e di dono all'altro

Il loro è un ritorno al principio dello stare insieme, come accadeva nelle corti di una volta, in uno spirito però cristiano, sulle orme del Vangelo e in uno spirito di comunione e fratellanza che significa rispetto, aiuto reciproco, crescita, condivisione.
Da quattro anni i fratelli della comunità CHARIS” sono rimasti “nell'ascolto interiore” tra le mura della cascina che si trova all'interno giustappunto della corte al civico 7 della frazione di Ostizza, ai piedi della collina di Montevecchia. Ora è venuto il momento per loro di aprirsi al territorio, alla gente che attorno conduce la propria quotidianità e condividere il tesoro spirituale che si è arricchito nel tempo e che, con il contributo di tutti, può continuare a crescere.
Partita nel 2014 da Vermezzo, in provincia di Milano, come una comunità di pochi fratelli che dopo un percorso ventennale di studio e ricerca decide di darsi una forma, il vero “salto” lo compie nel 2017 quando approda a Montevecchia.
Il desiderio di allargarsi, di avere più spazi per l'accoglienza, la meditazione e la preghiera li conduce fino a questa cascina a ridosso delle vigne e al tempo stesso inserita in un nucleo storico residenziale.


Attualmente i fratelli “stabili” sono una decina, alcuni che rientrano la sera dopo il lavoro, altri invece che sono in comunità tutto il giorno, e una ventina sono coloro che gravitano attorno alle diverse attività e la frequentano per incontri, conferenze, momenti di preghiera.  Guida spirituale è il cardinale Angelo Scola che, già ai tempi del suo patriarcato a Venezia, era un punto saldo per i fratelli mentre referente e fondatore della comunità è Giovanni Castagni.


Giovanni Castagni con Zeus

“Cerchiamo la pace interiore in un cammino spirituale inserito nell'incontro con gli altri” ha spiegato “Dopo anni di ascolto interiore è giunto il momento di donare e condividere con la realtà che ci sta attorno quanto abbiamo raggiunto. Questo luogo vuole essere una porta aperta per chi ha desiderio di incontrarci, di conoscerci e poi di aprirsi all'altro. Perchè abbiamo compreso che è con una pulizia interiore e poi l'accoglienza di se stessi che ci si può dare al prossimo. Abbiamo trovato l'amore per noi stessi partendo dagli insegnamenti di Gesù: amare l'altro è qualcosa di più di un gesto, è una trasformazione, è un calice che deve essere pieno. La nostra vita deve traboccare, perchè non si deve dare ciò che resta”.



Da qui il nome di “Charis”, carità. La comunità, fondata sui principi evangelici e sullo spirito cristiano, non diventa così un modo per allontanarsi dalla famiglia e dal mondo, ma uno strumento per esservi ancora più legati in profondità.
Per i fratelli che vivono stabilmente, la giornata è scandita dalla preghiera, dallo studio, dalla meditazione. “La conoscenza è alla base di tutto perchè libera della paure e dall'ignoranza. La verità rende liberi”. Alla sera quando anche chi lavora all'esterno fa rientro, c'è il momento di condivisione e di riflessione su diversi temi che il responsabile ha avuto modo di preparare, offrendo spunti per l'approfondimento personale e comunitario.



La vita è dunque scandita da tempi e ritmi ben precisi, ci sono ordine e armonia. Non c'è una gerarchia ma ci sono ruoli e competenze definiti. Dall'esterno non devono arrivare tensione e rabbia.
Fondamentale è il silenzio che, tra l'altro, l'ubicazione a Ostizza favorisce particolarmente. “Il silenzio è prezioso” ha spiegato Giovanni Castagni “è una voce che ristora e instaura un dialogo profondo con l'anima e con Dio. Così come la musica che è espressione dell'anima e ci avvicina alla bellezza di Dio”.
E per respirare un po' di questa atmosfera la comunità ha organizzato un evento conoscitivo per il prossimo 12 settembre con la presentazione dei corsi di formazione aperti a tutti coloro che vogliono aprirsi all'ascolto e prodotti artigianali creati in Comunità.

Per maggiori informazioni
https://www.comunitacharis.it/
cell. 3421099869 tel. 039/9930901
comunitacharis@libero.it



IL GIARDINO
Immersa nel parco del Curone, in località Ostizza, la casa ai piedi della collina si apre su un meraviglioso e curato giardino che, alla sola vista, regala un senso di pace e benessere.
Ogni elemento al suo interno è curato e porta con sé un significato, niente è lasciato al caso.
Ci sono angoli dedicati a una “presenza” che non è eterea ma reale, perchè la si respira. C'è l'angolo di Gesù, quello della Madre, quello degli Angeli e quello di Buddha. Ciascuno con il suo carico di energia, di forza, di profondità.
C'è poi un enorme albero dalle cui fronte si librano nell'aria lunghe strisce colorate che rappresentano gli avi, da cui tutto è partito e a cui tutto poi si ricollega e ritorna, proprio come il cerchio della vita.



A dominare il parco è una magnolia bellissima, dalle foglie lucenti e con un tronco nodoso che potrebbe raccontare decenni di storia. Da un ramo penzolano due corde con un sedile in legno all'estremità: è un'altalena. Vuota. Questo è il punto sacro del giardino che richiama all'immagine della purezza, un ritorno alla fanciullezza e all'innocenza. Un simbolo per invitare a vivere la vita con gioia e a imparare a stare contemporaneamente nel divertimento e nella sacralità. Su una vela, campeggia la scritta: “Il tempo nello spazio e lo spazio nel tempo”.

Galleria immagini (clicca su un'immagine per aprire l'intera galleria):




L'ANGOLO DELL'ARTIGIANATO
La comunità, oltre al contributo dei fratelli che lavorano e che destinano una parte dello stipendio a beneficio di tutti, si autosostiene con creazioni di artigianato realizzate a mano. Al pian terreno della casa, accanto allo spazio destinato alla preghiera, ci sono gli espositori con i manufatti. Collane legate alle antiche civiltà, dai colori sgargianti e dalle linee armoniose, ciondoli che richiamano gli angeli, oggetti da indossare che racchiudono in sé una bellezza interiore da assaporare e scoprire. La particolarità è rappresentata dalle magliette realizzate con foglie del giardino fatte macerare e da cui viene estratto il colore. Esemplari unici nel loro genere e che, assieme agli altri manufatti, rappresentano la parte visibile della comunità.



L'ASSOCIAZIONE AURLINDIN
All'interno della comunità è nata una associazione, per volontà della fondatrice Daniela Lauber, che ha lo scopo di aiutare le persone che hanno subito un lutto. In un percorso spirituale risulta importante anche questo momento finale, che diventa parte della vita di una persona e la possibilità di viverlo con serenità e non con angoscia e oppressione significa anche avere un buon passaggio. Per fare ciò ci sono volontari che vengono formati appositamente per occuparsi di questo aspetto, con delicatezza e sensibilità, rispettando i tempi e le necessità del morente e anche della sua stessa famiglia. Questa Associazione nasce in ricordo e amore dei nonni della fondatrice che gia’ nell’acronimo dell’Associazione e’ visibile: Aurelia, Lina, Dino.

IL LOGO

La comunità si e’ data una divisa (maglia bianca e pantaloni marroni) e ha un logo che racchiude un significato particolare. Il simbolo scelto è costituito da due parti: dal centro si manifesta la croce originaria, patente dei primi ordini ospitalieri templari collegati alla Madre. È una croce racchiusa in un cerchio invisibile che rappresenta la presenza del Cristo nel ventre della madre terra. Questa croce è iscritta all’interno della croce delle otto beatitudini, con quattro braccia, dove ogni braccio ha due punte per un totale di otto. La Fede nella Parola annunciata e vissuta nell’agire di ogni giorno. La Parola che diventa Verbo è la Parola che dona Vita.
Le Beatitudini sono l'identità del cristiano, il cristiano che vive secondo questi insegnamenti, sa ed è consapevole di portare la croce della vittoria, l'emblema della risurrezione, come Cristo, spazzando via la morte. Così il cristiano se non si identifica nella persona di Cristo non può accedere al Regno di Dio.
L'Ottonario, simboleggiato dall'ottagono e dalle otto punte della croce, evoca il doppio quaternario attivo e passivo, che riassume l'equilibrio costruttivo delle forme, dei temperamenti e delle energie cosmiche unendo così il Cristo posto all’interno nel cuore di Gesù Misericordioso che rappresenta la Trinità (Padre, Figlio, Spirito Santo). L'Enneade, rappresentata dalle otto punte della croce, richiama, il concetto che il numero nove è quello dell'armonia del trimundio, quello dell'unione dei regni.
Il simbolo è di colore blu perché vuole emanare armonia ed equilibrio, calma e sensibilità. Nel suo interno vi è l’ “Armonicum de Logos”. Il Simbolo è costituito da quattro parti. Il suo insieme ci presenta una realtà semplice: l'Armonicum de Logos giunge per ricordarci che apparteniamo al progetto dell'Anima Universale. Il fuoco interiore viene rafforzato portandoci con dedicazione al compito del nostro spirito. Protettore dei giusti, genera ordine e armonia verso il bene universale.

La lettera pi greco (costante numerica 3,14) indica il rapporto tra una circonferenza e il suo diametro, rappresenta l’indagazione del mistero, il mito della quadratura del cerchio.
Il cerchio rappresenta la perfezione, è l’archetipo emozionalmente percepibile del ciclo continuo, dell’eterno ritorno, della non fine e non inizio, così come la tracciatura del contorno della circonferenza non da punti di riferimento ed è l’emblema dell’Eterno.

La lettera phi, ventunesima lettera dell’alfabeto greco, è utilizzata in matematica nella sua forma minuscola per indicare la “sezione aurea” poiché è l’iniziale dello scultore ed architetto greco Fidia che si ritiene sia stato il primo ad utilizzare in modo consapevole tale particolare sezione nelle sue opere. Il numero aureo Φ definito 1,618 ha una strettissima correlazione con la sequenza di Fibonacci che descrive in natura il processo di Creazione ed Evoluzione.

La lettera Tau, ultima lettera dell'alfabeto ebraico, ha significato mistico di simbolo di salvezza.
Nel libro di Ezechiele e nell'Apocalisse di San Giovanni, il simbolo di salvezza viene effigiato sulla fronte dei fedeli servi di Dio come segno di protezione.
S.V.
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