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Scritto Mercoledì 28 luglio 2021 alle 18:21

Olgiate: la minoranza chiede risposte sui mancati accantonamenti per Retesalute

La discussione sull’assestamento di Bilancio in Consiglio comunale a Olgiate Molgora, ha acceso i riflettori sul futuro di Retesalute.  E’ stata un’osservazione del capogruppo della minoranza Pino Brambilla, ad aprire una parentesi durata ben più di mezz'ora sul tema “Retesalute” e sull’imminente assemblea che vedrà riuniti i sindaci dei Comuni soci dell'Azienda speciale.
In particolare, Brambilla è apparso sorpreso di non vedere tra le voci dei debiti fuori bilancio l’ulteriore accantonamento che dovrà essere previsto per Retesalute - e che andrà a sommarsi ai 197.000 euro già accantonati -, e tal proposito ha chiesto che atteggiamento terrà l’amministrazione durante l’assemblea in programma domani, giovedì.


Il gruppo di minoranza

Semplicemente, ha spiegato il sindaco Giovanni Battista Bernocco, il documento in questione era stato redatto il 2 luglio, ovvero prima che venissero alla luce novità sulla questione. “Per quanto riguarda l’assemblea, restiamo in attesa del rendiconto e della relazione dei liquidatori, in modo da capire esattamente quello che sta accadendo e che via d'uscita verrà proposta. Olgiate comunque ha sempre tenuto la stessa posizione. Per noi è sempre stato importante e necessario conservare un’azienda così strategica, ma la scelta dell’assemblea dei sindaci è stata tutt’altra. Se dovessi ragionare solo come sindaco, io avrei già pagato - attualmente a Olgiate sono richiesti circa 240mila euro -. Il problema è che dalle documentazioni emerse, non ultima quella che denuncia il vecchio CdA, viene spiegato che non si tratterebbe di perdite gestionali, come era stato detto finora. Di conseguenza non possiamo pagare.”


La segretaria comunale, dottoressa Anna Lucia Gaeta

Alla richiesta di ulteriori chiarimenti da parte del consigliere della minoranza Pierantonio Galbusera, ha risposto invece la segretaria comunale Anna Lucia Gaeta. “Quello che si sa per il momento è che c'è solo un documento dei liquidatori in cui viene detto che esistono delle perdite anche sul 2015 per un milione e mezzo. Ma chi le certifica queste perdite? E perché, trattandosi di prestazioni di un certo tipo, non sono state prescritte le relative richieste? Ad oggi, siamo andati in liquidazione senza che nessuno avesse approvato dei bilanci. Leggo dai giornali che è stato assegnato un nuovo incarico per verificare ancora i conti, ma non è possibile continuare ogni volta andare a seguire la nuova tesi del soggetto di turno. Arrivassero a definire e approvare il bilancio in perdita e a capirne le motivazioni”.
Dunque secondo la segretaria comunale non è possibile percorrere la strada della liquidazione e contemporaneamente del ripianamento dei debiti. “Una volta scelta la liquidazione, le regole sono chiare: bisogna costituire la massa attiva e quella passiva. O si determina quali sono i crediti, i debiti e le possibilità di realizzo, oppure si rischia di mettere i soldi ‘a babbo morto’. E anche volendo passare queste cose, mi chiedo dove sia il piano di risanamento dell'azienda. Qualcuno mi ha detto che è quello del 2020, ma quello non è un piano di risanamento, bensì un bilancio, fatto per di più in un anno di pandemia, quando i servizi erano anche ridotti. Credo che giovedì verranno presentate una serie di relazioni e verranno espressi gli indirizzi dei sindaci, ma mi auguro che i liquidatori presentino qualcosa di più concreto. Fra tre anni non potremo essere ancora in questa situazione. Un’azienda che amministra 10 milioni di euro non può muoversi senza delle professionalità e solidità tecnica, organizzativa e gestionale”.
Secondo la dottoressa Gaeta quindi Retesalute può salvarsi, ma solo a determinate condizioni, anche perchè la situazione attuale è peggio di due mesi fa. Il personale di qualità se ne sta andando e l'azienda arranca nella gestione dei servizi. “L’idea poi che i Comuni ripiano in base alle tariffe determinate oggi per allora, per me non è corretto. Chi ha mai detto che le tariffe erano inferiori? Non è scritto da nessuna parte e non è affatto dimostrato. Stiamo andando a un 30% in più di re-determinazione”. Secondo la Segretaria comunale dunque mancherebbero ancora molti dati per poterci veder chiaro nella questione.

A questo punto Galbusera ha rincarato la dose chiedendo se quindi non si tratti di una scelta politica, piuttosto che tecnica, e ha alluso al fatto che se qualche segretario durante l’assemblea ‘si mettesse di traverso’ e chiedesse le tariffe di allora, i conti si potrebbero fare. Lo stesso se qualche sindaco insistesse perché l'Azienda venisse salvata.
“Galbusera, forse non ci siamo capiti” ha ripreso la segretaria Gaeta, spiegando che la questione è ‘politica’ nel senso che prevede delle responsabilità, ma che tecnicamente e giuridicamente l'operazione sarà tutt'altro che semplice. “Quello che non è chiaro è perché fino all'altro giorno era imposto dalla Corte dei Conti che si dovesse liquidare e oggi gli stessi soggetti dicono che è una scelta dei soci. Volete andare a discutere? Io come segretario ho cercato fino all'ultimo di far capire a tutti che era possibile salvare l'azienda. Sicuramente poi si sarebbero tolte partite che non si sarebbero potute ripianare, anche perchè io non ho ancora visto nessuna carta, ma comunque si sarebbe potuto fare”.
Si è espresso infine anche il vicesindaco Maurizio Maggioni, ricordando del piano di rilancio presentato l’8 ottobre 2018 dal CdA di Retesalute di allora, in cui veniva dichiarato che le tariffe non erano congrue rispetto a quello che erano effettivamente i costi. In quel contesto, parte dell’assemblea aveva bocciato tutta quella revisione per un millesimo di voto. “I sindaci potevano essere già al corrente della situazione in quel momento, - ha detto Maggioni -. La cosa che mi lascia perplesso di questa vicenda è che oggi, chi sta alzando gli scudi contro quanto richiesto dal Collegio liquidatore sono gli stessi Comuni che hanno spinto per nominarlo. In quella assemblea, quando due amministrazioni Comunali dissero che non si dà il pieno potere a un Collegio liquidatore, tutti si erano messi a ridere. Sta di fatto che oggi il presidente del Collegio liquidatore è stato nominato dai soci di Retesalute, ed è proprio a loro che fa causa”.
Secondo Maggioni quindi c'è da aspettare ed è necessario fare chiarezza dal punto di vista tecnico. “Controllare in poco meno di due mesi cinque anni di contabilità credo sia quasi impossibile”. Appellandosi al Diritto Privato, Maggioni ha concluso: “quando un liquidatore propone ai soci il ripianamento delle perdite, bisogna definire se l'azienda viene poi chiusa o se ha la sussistenza economica per ripartire. Nel secondo caso il liquidatore chiedendo dei soldi ai soci deve anche presentare un piano di rilancio che quantifichi la stabilità economica dell’azienda. Ad oggi, chiedendo i soldi, il Collegio liquidatore ha fatto solo metà del lavoro”.
E.Ma.
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