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Scritto Venerdì 16 luglio 2021 alle 18:52

Verderio: finisce a processo per 25 reperti archeologici ereditati dallo zio. E' assolto

Un 56enne di Verderio, accusato dalla Procura della Repubblica di Lecco di custodire nella propria abitazione almeno 25 presunti reperti archeologici di origine etrusca, è stato assolto dai reati di ricettazione e impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato su pronuncia del Tribunale.
Nel “tesoretto” si erano imbattuti a novembre 2017 i Carabinieri del Nucleo di Tutela del Patrimonio Artistico, che in realtà (per decreto di perquisizione emesso dalla Procura di Milano) cercavano nell'immobile di Verderio opere d'arte moderna falsificate (l'uomo era infatti sospettato di essere coinvolto in un traffico illecito di falsi d'autore).
A dipanare il dubbio sull'effettiva autenticità dei 25 oggetti è stata chiamata a testimoniare un'esperta funzionaria della Soprintendenza dei Beni Culturali, che all'epoca dei fatti aveva redatto una relazione per l'Arma. Aveva individuato in particolare, tramite un esame specifico, sei elementi “di presumibile natura archeologica” tra cui dei piattelli in ceramica, dei frammenti di una coppa, vasetti miniaturistici ed un kantharos (una coppa tipicamente diffusa nella cultura greca ed etrusca).
Un parere contrario era stato espresso nel lontano 1977 da una luminare di storia dell'arte antica, la professoressa Ninina Cuomo Di Caprio: la studiosa avrebbe redatto a sua volta una perizia (prodotta dal legale dell'odierno imputato) per conto dello zio del 56enne, da cui quest'ultimo li aveva ereditati.
All'epoca, stando all'imputato che oggi ha reso spontanee dichiarazioni, lo zio aveva fatto esaminare solo alcuni degli oggetti perchè gli altri sarebbero stati “palesemente falsi” agli occhi dell'esperta. Anche quei pochi pezzi analizzati sarebbero stati delle imitazioni.
Il Vpo Mattia Mascaro ha quindi chiesto l'assoluzione dell'odierno imputato per mancanza di dolo, una soluzione cui si è associato l'avvocato Luca Sani del foro di Milano.
Assolto anche dal giudice Enrico Manzi “perchè il fatto non costituisce reato”, il 56enne potrà avere indietro la maggior parte della sua eredità, per cui è stato disposto il dissequestro. Una sorte diversa toccherà ai sei dichiarati “di presumibile natura archeologica”, che saranno confiscati e devoluti al patrimonio archeologico dello Stato.
F.F.
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