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Scritto Giovedì 15 luglio 2021 alle 11:45

Retesalute: i liquidatori chiedono 4 milioni ai comuni-soci. Intanto un emendamento al decreto sostegni bis 'salva' le Asp, alternativa già indicata, ignorata, dagli esperti Munafo-Ferrari

Il Collegio dei liquidatori di Retesalute batte cassa e chiede ai Comuni di pagare il conto. Quasi quattro milioni di euro, che secondo i conteggi della società di certificazione Bdo, non avrebbero pagato come dovuto negli anni scorsi, portando l'Azienda speciale sull'orlo della bancarotta.

Nei giorni scorsi i ventotto comuni soci dell'Azienda speciale, hanno ricevuto la lettera dal presidente del Collegio, il dottor Ciro D'Aries, con il conto da saldare. Si tratta di un ulteriore passo nel tentativo di ricomporre l'intricata situazione economica in cui si è venuta a trovare l'Azienda, che secondo quanto accertato dalla società di revisione ha portato ad un mancato incasso di 3.933.911 euro. In pratica quello che sta accadendo non è né più né meno quello che prefigurava più d'uno degli ex amministratori di Retesalute, all'indomani della scoperta della voragine finanziaria, sulla quale non è ancora stata fatta completamente luce. Secondo il precedente Cda la situazione che si era venuta a creare era dovuta al fatto che i comuni avevano sottopagato i servizi di cui avevano beneficiato, quindi sarebbe bastato che i Comuni pagassero quanto dovuto per "chiudere" il caso.

Una soluzione forse troppo semplicistica e che comunque inizialmente l'Assemblea dei sindaci ha preferito non prendere in considerazione arrivando a decisioni estreme come quella di porre in liquidazione l'Azienda speciale e nominare un Collegio di liquidatori.

Emanuele Grimoldi, Ciro D'Aries, Alessandra Colombo

La missiva, avente per oggetto "Richiesta di copertura costi esercizi precedenti fino al 21.12.2019 per fatti dolosi accorsi alla contabilità dell'Azienda Retesalute - Falsa rappresentazione delle situazioni contabili - Ricostruzione della reale situazione contabile dell'Azienda Retesalute", ripercorre i principali fatti e misfatti che hanno finito per travolgere l'azienda, senza rinunciare ancora una volta ad accusare quanti hanno provocato il patatrac che ha portato al commissariamento di Retesalute il 22 maggio scorso.

"Come noto - scrive il dottor D'Aries - l'Azienda speciale Retesalute ha dovuto essere posta in liquidazione a far data dal 22 maggio 2021, a causa delle perdite d'esercizio accertate a posteriori negli ultimi cinque esercizi e per i notevoli debiti accumulati ed emersi ufficialmente solo di recente. A seguito di fatti già portati a conoscenza dell'Assemblea dei soci di Retesalute, quest'ultima ha subito danni notevoli e ingiustificati a seguito di comportamenti dolosi da parte degli Organi Sociali dell'Azienda nei confronti dei quali è stato presentato atto di denuncia querela e, a tutela dei propri interessi, apposito atto di messa in mora nei confronti dei ritenuti responsabili al fine del rimborso dei danni subiti dall'Azienda stessa".

In pratica, il Collegio dei liquidatori sembra voler dire ai sindaci di cominciare a pagare la loro parte, ma di stare tranquilli che tutti coloro che hanno determinato questa situazione saranno chiamati a pagare a loro volta.

" Dalla ricostruzione della contabilità negli anni pregressi volutamente manipolata dai soggetti responsabili - prosegue la lettera - è emersa la reale situazione finanziaria".

Le cifre indicano in 110 mila euro le differenze a danno dell'Azienda nel 2015, 35 mila euro nel 2016, 63 mila euro nel 2017, 110 mila euro nel 2018 e 129 mila euro nel 2019. Per quanto riguarda i costi generali il disavanzo è stato 416 mila euro nel 2015, 433 mila euro nel 2016, 403 mila euro nel 2017, 403 mila euro nel 2018 e 253 mila euro 2019, per un totale complessivo appunto di poco inferiore a 4 milioni di euro.

Questo quanto è stato ricostruito dalla Bdo Italia Spa e ora in corso di certificazione da parte di un Revisore indipendente. In pratica il risultato della ricostruzione contabile ha dimostrato che "i Soci di Retesalute non risultano avere corrisposto durante i diversi esercizi quanto effettivamente dovuto ai sensi e per gli effetti degli obblighi convenzionali e statutari imposti ai Soci medesimi".

Che i Comuni sarebbero stati chiamati a mettere mano al portafoglio era scontato, al punto che le stesse amministrazioni comunali hanno provveduto ad effettuare degli accantonamenti in Bilancio destinati al pagamento di quanto dovuto a Retesalute.

Massimo Panzeri sindaco di Merate e Filippo Galbiati sindaco di Casatenovo

 

DEBITO FUORI BILANCIO, I SEGRETARI COMUNALI FRENANO

Il Collegio dei liquidatori non si è però limitato a presentare il conto per "gli squilibri determinati dalla falsa rappresentazione contabile preventiva e consuntiva di ciascun anno, al lordo di quanto oggetto di richiesta di risarcimento danni che potrebbe essere oggetto di ristorno agli Enti stessi", ma suggerisce anche il percorso amministrativo da seguire, sottolineando che "gli importi dovuti a favore di questa azienda sono legittimamente riconoscibili ai sensi e per gli effetti dell'art.194 del Testo unico enti locali quali: copertura di disavanzi di aziende speciali...".

Insomma, dalla lettera del dottor D'Aries sembrerebbe una semplice formalità, ma non tutti la pensano così. Soprattutto i segretari comunali dei comuni coinvolti nella vicenda che stanno muovendo critiche e perplessità neppure tanto velate, sull'operato del Collegio dei liquidatori.

Per tentare di rasserenare gli animi tra segretari e Collegio, è in programma per giovedì 22 luglio un incontro tra le parti, dall'esito quanto mai incerto. E c'è quindi da ritenere che fino a quando non verranno chiarite le varie posizioni nessun Comune verserà quanto richiesto.

Si potrà conoscere nel dettaglio l'evoluzione della vicenda il 27 luglio prossimo, quando tornerà a riunirsi l'Assemblea dei sindaci con la presenza del Collegio dei liquidatori. Per ora, il futuro di Retesalute resta ancora appeso a un filo...

 

UN EMENDAMENTO AL DECRETO SOSTEGNI BIS APRE NUOVI SCENARI

A complicare ulteriormente la situazione c'è ora un emendamento al Decreto legge "Sostegni Bis", che introduce il Piano di risanamento aziendale. La Commissione Bilancio della Camera ha infatti approvato, nel corso dell'attività di conversione del D. L. 73/2021 "Sostegni Bis" un emendamento che introduce, anche per le Aziende speciali - come Retesalute - la possibilità di predisporre un piano di risanamento aziendale funzionale ad evitare la procedura di liquidazione nel caso le stesse aziende speciali avessero conseguito un risultato negativo per quattro dei cinque anni di esercizi precedenti. Una questione, anche questa, sulla quale si è dibattuto a lungo in passato e che, non essendo previsto il Piano di risanamento, ha certamente fatto propendere più di un sindaco per la liquidazione.

L'articolo 1 della legge 147/2013 stabilisce che : "A decorrere dall'esercizio 2017, in caso di risultato negativo per quattro dei cinque esercizi precedenti, i soggetti di cui al comma 554 sono posti in liquidazione entro sei mesi dalla data di approvazione del bilancio...".

Se diventerà legge l'emendamento prevede invece che: "Le disposizioni del presente comma non trovano applicazione qualora il recupero dell'equilibrio economico delle attività svolte sia comprovato da un idoneo Piano di risanamento aziendale". Nel caso si potrebbe tornare indietro nel tempo, all'epoca in cui il Piano di risanamento proposto dal precedente Cda, presieduto dall'ex sindaco di Robbiate Alessandro Salvioni e osteggiato per non dire boicottato dalla fronda del Pd composta dai comuni di Osnago, Calco, Sirtori, Airuno e Montevecchia...

Ma la domanda successiva è: sarebbe bastato il Piano presentato da Salvioni, Giacomo Molteni, Emilio Zanmarchi, Vittorio Colleoni e Rita Bisanti a salvare Retesalute? Una domanda alla quale per ora nessuno è in grado di rispondere.

Ma se l'emendamento dovesse diventare legge, quei comuni che a tutti i costi hanno voluto la liquidazione di Retesalute incasserebbero... oltre il danno la beffa.

 

Ecco quanto ogni Comune socio di Retesalute è chiamato a versare per la copertura del disavanzo gestionale e l'erronea determinazione delle tariffe per gli esercizi 2015-2019

 

Angelo Baiguini
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