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Scritto Domenica 20 giugno 2021 alle 11:46

Comodamente sedute/7: con la pazienza dei genitori anziani che ritornano bambini


Fortunatamente è arrivato anche il turno di vaccinare i giovani, e mi sembrano così lontani i giorni in cui uscivo la mattina per fare una passeggiata con il mio cane e mi capitava di passare davanti al centro vaccinale di Olgiate aperto per breve tempo per accogliere e vaccinare gli over   80.
Provavo una grande tenerezza per questi anziani che scendevano titubanti dall'auto, si guardavano intorno un po' preoccupati, ma poi si appoggiavano fiduciosi al braccio dei loro figli.
Ho pensato a quanto sia strana questa vita che si diverte a capovolgere ruoli e storie.
Quante volte da piccoli questi genitori hanno accompagnato i loro figli a sottoporsi alle vaccinazioni di rito per il loro bene.
E ora camminano lenti ma sereni, perché hanno imparato ad affidarsi a coloro che hanno cresciuto.
Il rapporto con i genitori anziani è qualcosa che ci coglie sempre impreparati.
Diventiamo genitori il giorno in cui un test di gravidanza ci racconta che è in arrivo un figlio, ci viene concesso il tempo di abituarci a questo pensiero, e poi cresciamo insieme a loro, tra errori e successi convincendoci infine che tutto sia possibile, anche diventare buoni genitori.
C'è un momento però in cui un figlio smette di vedere la mano tesa e sicura dei propri genitori di fronte a sé, perché quella mano improvvisamente ora è dietro di lui e a lui tocca afferrarla affinché non vada perduta.
Chi ha perso da tempo i genitori e si è visto negare l'opportunità di prendersi cura di loro, racconta che questo pezzo gli mancherà per sempre, come se si fosse visto negare l'opportunità di dimostrare gratitudine per quanto ricevuto.
Ma chi si trova a viverci dentro, spesso convive con i sensi di colpa per la fatica e l'insofferenza che non riesce a nascondere mentre li accudisce, si sente inadeguato, frustrato, combattuto tra un fortissimo senso del dovere e un desiderio grande di tirarsi indietro.
Ci sono genitori che

invecchiano con dignità e regalano fino all'ultimo giorno ai loro figli parole buone e momenti da ricordare.
Altri che invece si consegnano all'oblio smarrendo nomi, relazioni, ricordi, semplicemente grati che qualcuno si prenda cura di loro.
Ho trovato navigando una bellissima lettera scritta da un padre anziano al proprio figlio che desidero condividere con chi è dentro a questo ruolo di fatica e ci fa i conti tutti i giorni.
"Se un giorno mi vedrai vecchio: se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi... abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo.
Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose, non mi interrompere... ascoltami, quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finché non ti addormentavi.
Quando non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare... ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagno.
Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico, ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l'abc.
Quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso... dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire: la cosa più importante non è quello che dico ma il mio bisogno di essere con te ed averti lì che mi ascolti.
Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo non trattarmi come fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l'ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi.
Quando dico che vorrei essere morto... non arrabbiarti, un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo.
Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive. Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te che ho tentato di spianarti la strada.
Dammi un po' del tuo tempo, dammi un po' della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l'ho fatto per te. Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza in cambio io ti darò un sorriso e l'immenso amore che ho sempre avuto per te. Ti amo figlio mio".
Io ho perduto i miei genitori già da qualche anno e ci sono giorni in cui mi mancano come l'aria che respiro, mi manca la loro protezione, il bene profondo che mi hanno voluto come solo un genitore è capace di fare, mi manca il loro bisogno di aiutarmi sempre e comunque.
Altri giorni ringrazio il Cielo che non siano più accanto a me perché la morte alla fine ha risparmiato tanti momenti difficili e dolorosi che avrebbero spezzato il loro cuore.
Io credo che ovunque si trovino in questo momento i nostri genitori, ci dicano che siamo bravi figli, nonostante la pazienza, il tempo e la cura nei loro confronti siano qualche volta un po' sofferti.   Se potessero ci direbbero di fare pace con i nostri limiti e i nostri sensi di colpa, che sono contenti così, di avere figli imperfetti, esattamente come loro sono stati genitori imperfetti, ma non per questo incapaci di amare.
Rubrica a cura di Giovanna Fumagalli Biollo
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