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Scritto Lunedì 07 giugno 2021 alle 12:01

Lomagna: la mozione sul centro sportivo agita il CC. Per Sala il bando è ''tailorato''

Le risposte attese sulla correttezza della procedura di gara per affidare la gestione del centro sportivo di Lomagna non sono state fornite nemmeno nel Consiglio comunale in cui si è discussa la mozione della minoranza. Mozione che presentava diverse perplessità su molteplici dettagli [clicca QUI].

La trattazione è avvenuta come ultimo punto all'ordine del giorno, dopo una presentazione fiume da parte della maggioranza del bilancio consuntivo 2020. La sola illustrazione ha avuto una durata da Guinness dei primati di circa due ore e un quarto, che è parsa come una forma di ostruzionismo alla rovescia. Il dibattito sul rendiconto (così come sui punti precedenti) è stato invece stringato. Ogni singolo consigliere di opposizione ha letto in segno di protesta una breve frase in cui si è condannato l'atteggiamento in Consiglio comunale della sindaca, definito "antidemocratico".
 
Quindi la mozione. L'atto firmato dai consiglieri di "Uniti per Lomagna" non chiedeva tanto di annullare la determina del responsabile tecnico, bensì di "adottare tutti gli atti necessari, in regime di autotutela" per mettere in condizione di inefficacia l'iter di concessione. Citterio ha dapprima affermato che "l'unica forma di autotutela ammissibile potrebbe essere rappresentata dalla revoca della delibera giuntale di approvazione dello schema di convenzione, cosa che non abbiamo alcuna volontà e intenzione di provvedere a fare". Poi però ha asserito che la mozione fosse irricevibile. Nel motivare il respingimento della richiesta, ha sostenuto che il documento chiedesse - questo il punto di vista del primo cittadino - di annullare la determina della responsabile di servizio che, essendo un atto tecnico, non poteva essere bloccato dalla Giunta o dal Consiglio comunale.

Citterio ha confermato quanto avevamo rivelato su Merateonline circa l'esistenza di un sesto socio nella Sport City SSD, la società mandataria dell'ATI (Associazione Temporanea di Impresa), a differenza di quanto comunicato inizialmente dai proponenti in fase di offerta, quando la società in questione non era ancora nata formalmente. La sindaca, tuttavia, nella lettura del testo iniziale in risposta alla mozione aveva avanzato una versione parziale. "L'elenco dei soci presente nell'atto costitutivo di Sport City SSD Srl vede la presenza dei cinque soci che hanno presentato istanza di partecipazione e dichiarazione in ordine ai requisiti di partecipazione" ha sostenuto in un primo momento Cristina Citterio. Poi, messa alle strette da un quesito sul punto da parte della consigliera Margherita Vigorelli, è stato ampliato lo spettro conoscitivo. "Nella società sportiva finale - ha ammesso il primo cittadino nel Consiglio comunale del 31 maggio - si è aggiunto un ulteriore componente sul quale sono state svolte prima della sottoscrizione del contratto tutte le verifiche del caso che gli uffici svolgono in maniera ordinaria per qualsiasi contratto e qualsiasi gara, affidamento o concessione". In un altro passaggio del dibattito Citterio ha ribadito: "Gli Uffici hanno fatto tutte le verifiche sulle persone coinvolte prima e dopo, eventualmente subentrate anche successivamente".
 
Non sono state fornite risposte puntuali invece sul possesso dei requisiti previsti nell'avviso pubblico "a pena di esclusione" sia per quanto riguarda l'ATI sia per quanto riguarda la società capofila. L'unico passaggio in cui è stata abbozzata una motivazione, pur generica, è stato per voce del primo cittadino: "L'esclusione di un soggetto costituendo da una procedura di gara pubblica, anche in riferimento alle modifiche introdotte dal decreto legislativo sugli appalti che è successivo [alla Legge regionale del 2006 a cui si ispira il bando, ndr], avrebbe costituito una ingiustificata limitazione ad una auspicata, utile e larga partecipazione di soggetti interessati".
 
Si è scoperto invece un nuovo dettaglio riguardante la fidejussione. L'ATI in fase di offerta non aveva presentato la dichiarazione rilasciata da una banca o da un'impresa assicurativa contenente l'impegno a rilasciare una garanzia fideiussoria di 33.500 euro. Questo documento era obbligatorio nel bando, come specificato anche nei chiarimenti successivi della stazione appaltante agli interrogativi posti dagli operatori economici in difficoltà a fornire quella dichiarazione d'intenti. La sindaca ha asserito che l'ATI nella busta dell'offerta abbia direttamente inserito l'assegno di 33.500 euro della fidejussione.
 
Le domande di Irio Tiezzi e Alberto Bonanomi hanno ottenuto come risposta frasi assimilabili alla seguente: "La commissione tecnica che ha valutato l'ammissione delle candidature ha valutato che comunque ci fossero i requisiti". Una linea condivisa dal segretario comunale Giovanni Balestra ("Ho difficoltà ad aggiungere qualcosa all'esposizione chiarissima che ha fatto il sindaco. Non so proprio cosa aggiungere. È quello che ci hanno dato i funzionari. Io non posso che ripetere quello che ha detto il sindaco") e dal vice sindaco Stefano Fumagalli ("La commissione ha valutato ammissibile questa offerta. Poi se uno vuole andare ad indagare perché la commissione tecnica ha valutato questa cosa positiva si chiederà alla commissione, ma è una cosa interna alla commissione. È una cosa veramente tecnica"). La parola "tecnico" - declinata anche al femminile, singolare o plurale - è stata usata dalla maggioranza e dal segretario una trentina di volte.
 
La tensione è stata molto alta. La prima scintilla è arrivata quando il consigliere di minoranza Alberto Bonanomi ha dichiarato con tono esausto: "Scusi sindaco, l'ha detto dieci volte, per favore. Basta, l'ha detto dieci volte. Per favore, non ripeta le stesse cose che ha già detto dieci volte". Una lamentela recepita negativamente dalla sindaca che ha replicato: "Questo è il rispetto, vero consigliere Bonanomi?". Il consigliere di opposizione ha quindi sostenuto che l'aggiudicazione alla ATI "puzza tanto di scappatoia, di contentino. Visto che ci va bene ce lo facciamo andare bene. E a me non sta bene". Affermazioni reputate "gravissime" dal vice sindaco Fumagalli, che ha prontamente chiesto al segretario di metterle a verbale.
 
Molto critico il capogruppo di minoranza Mauro Sala, secondo il quale il bando sarebbe stato "tailorato", come un abito fatto su misura, "plasmato come pongo". Un déjà vu, sempre secondo Sala, rispetto a quanto già successo con il precedente affidamento al Giunco. "Consiglio a chi ha vinto il bando - ha affermato il capogruppo di Uniti per Lomagna - di guardarsi bene di spendere un euro perché quando ha una minoranza contro, che può contare fino a un certo punto, quando ha un Prefetto che ha drizzato le antenne e quando ci sarà una procura che indagherà su certe cose, io dico 'mai si va nel mare quando la tempesta è in atto'". Di contro la maggioranza ha accusato la minoranza di voler trasformare il Consiglio comunale in un processo di tribunale, e al contempo il capogruppo di maggioranza Lino Lalli e Stefano Fumagalli hanno accusato Sala di aver avanzato delle minacce. Al che Bonanomi si è fatto furibondo: "Minaccia? Ma se non puoi parlare che ti dicono di stare attento per verbalizzare!". Tono respinto con estrema veemenza dalla sindaca. Per diversi minuti lo scontro aspro della bagarre ha preso il posto di un civile dibattito, specialmente quando Lino Lalli ha tentato di prendere la parola venendo però "attanagliato" da Sala e Bonanomi. Con la maggioranza che ha denunciato a più riprese (una dozzina di volte) l'assenza di rispetto i temi nevralgici della mozione sono stati accantonati. Mozione che alla fine è stata respinta con i voti contrari della maggioranza compatta (assente il consigliere Antonio Ivano Guarini).
M.P.
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