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Scritto Venerdì 28 maggio 2021 alle 19:23

Meratese: accusato di stalking, minacce e danneggiamento. Ex fidanzato a processo

“Ho avuto la vita rovinata per due anni, non ero più padrona di fare quel che volevo”. È con queste parole che una giovane residente nel meratese ha descritto al Presidente della sezione penale del Tribunale di Lecco Enrico Manzi il periodo che, suo malgrado, ha vissuto a causa dell'ex fidanzato dal marzo del 2018 fino alla fine del 2019. La donna infatti è stata ascoltata quest’oggi dal giudice chiamato a decidere in merito al procedimento che si è incardinato a palazzo di giustizia nei confronti del coetaneo residente in un paese della vicina provincia di Monza e brianza, che lo vede accusato di una lunga serie di reati tra cui stalking, deturpamento e imbrattamento di cose altrui, danneggiamento e minaccia.
Un’istruttoria che, in altri casi, sarebbe durata molte ore per illustrare le accuse a carico dell’imputato in un arco temporale così ampio ma che è stata notevolmente accorciata per via del consenso prestato dal difensore d’ufficio del giovane, l’avvocato Elena Ammannato, ad acquisire gli atti d’indagine e le querele sporte; l’udienza odierna così è durata circa un’ora, con alcune precisazioni chieste ai testimoni citati per oggi soprattutto da parte della parte civile, l’avvocato Mariagrazia Corti in rappresentanza della presunta vittima.
Secondo la tesi accusatoria ancora tutta da confermare, l'imputato non avrebbe preso di mira “solo” la ex fidanzata, ma anche tutta la sua famiglia e le amiche.
Cognome e nome della donna seguiti da parole volgari sarebbero stati scritti sulla porta d’ingresso dello stabile presso cui lavorava - e lavora attualmente – così come all’ingresso dell’azienda di cui titolare è il fratello. In quest'ultimo caso l'imputato non si sarebbe limitato a imbrattare la porta, ma avrebbe anche staccato il videocitofono, rendendolo inservibile. Sarebbe però stato colto con le mani nel sacco” perchè i carabinieri della Stazione di Merate, perquisendogli l’auto, avrebbero trovato al suo interno una bomboletta spray dello stesso colore usato per le scritte.
Le minacce sarebbero poi state rivolte al fratello e alla migliore amica della ex fidanzata, che si sarebbe vista recapitare un messaggio vocale dal seguente tenore: “vengo là e vi piglio a schiaffi a te e a lei e a tutta la gente che vi gira intorno. Hai capito? Che siete quattro metri e mezzo di persone in venti, c....”.
Il reato di stalking si sarebbe configurato invece per la raffica di messaggi tramite whatsapp dai toni infamanti e vessatori “non pensare che avrai una vita facile, aspetta, la vendetta è un piatto che si serve freddo, me la paghi …., ti odio” , pubblicati su Facebook “...., non ti preoccupare, ti do fuoco” e rivolti anche ai famigliari, con una foto del padre e la scritta “attenzione ai supermercati della Brianza, questo infame ha l’abitudine di rubare la roba che avanza che il vostro personale mette nel retro, condividete”.
Chiamata a raccontare in aula il calvario vissuto, la stessa giovane. “Ho passato un periodo orrendo, ho dovuto rivolgermi ad una psicologa perchè avevo paura di tutto, lui si appostava sotto casa tutte le sere e continuava a chiamarmi e a mandarmi messaggi. Se lo bloccavo si comprava un’altra sim da cui poterlo fare. Dormo ancora con mia madre per la paura”.
Oggi i comportamenti dell'imputato sarebbero cessati e non avrebbe più avuto contatti con la ex fidanzata e, in realtà, nemmeno con l'avvocato difensore che ha chiesto alla presunta vittima se si fosse mai accorta di disturbi psicologici. “Non ero a conoscenza di problemi”, ha detto la ragazza, “siamo stati insieme 3 anni e non ha mai dato alcun problema. Era aggressivo quando discuteva con qualcuno ma non ha mai fatto niente di male nei miei confronti, fino a quando l’ho lasciato”.
Il giudice ha aggiornato il processo al prossimo 16 luglio per terminare l’istruttoria e per la discussione finale e la sentenza.
B.F.
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