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Scritto Domenica 23 maggio 2021 alle 08:02

Airuno: il regista Luca Capponi racconta i flussi migratori con 'Looking for Odisseo'

È stato con l’augurio di assistere all’incontro privi di ogni giudizio o pregiudizio che il sindaco di Airuno Alessandro Milani e la vicepresidente della Commissione Biblioteca Aroti Bertelli hanno accolto l’ospite della serata “Bibliomondo - Nessuno è straniero”, Luca Capponi. Il giovane, originario di Bergamo ma residente in California, ha presentato alla comunità airunese proprio in  biblioteca il suo “Looking for Odisseo”, cortometraggio di dieci minuti frutto di un’esperienza indimenticabile che Capponi ha vissuto grazie ad un progetto di crowdfunding sostenuto dal bando Fuorirotta 2016. Con lui, di professione documentarista, l’antropologa Mariana De Carlo, che l’ha accompagnato in questo viaggio partito dalle coste di Trapani.

 Luca Capponi e il sindaco Alessandro Milani

“Il bando vuole essere un incentivo per viaggi non convenzionali” ha esordito, raccontando dunque cosa l’ha portato a bordo della nave Aquarius per redigere una sorta di diario di bordo sulla quotidianità di chi ogni giorno opera nelle acque del Mediterraneo, cercando di salvare quante più vite possibili. “Una volta salpati da Trapani, abbiamo fatto tre giorni di navigazione con a bordo una equipe di professionisti delle organizzazioni umanitarie SOS Mediterranée e Medici Senza Frontiere. Quando siamo arrivati ai confini con la Libia, abbiamo avuto l’occasione di assistere ad un salvataggio in mare, messo a punto da chi ogni giorno si mette in gioco per portare al sicuro i migranti che attraversano il Mediterraneo cercando di raggiungere le coste italiane”.

Chi decide di provare ad approdare in Italia lo fa consapevole delle difficoltà che sarà necessario superare, prima fra tutti l’ostilità del deserto del Niger, dove il caldo è un killer pericoloso. Giunti in Libia, è necessario acquistare un gommone dai tanti trafficanti che vengono pagati fior di denaro, e, una volta preso il largo, i migranti si aggrappano disperatamente alla speranza. Quasi nessuno, infatti, ha spiegato il regista, è in grado di nuotare né ha nozioni di navigazione, quindi la fiducia è completamente riposta nelle navi che solcano il Mediterraneo cercando di aiutare chi è in difficoltà, proprio come quella su cui si è trovato Capponi.

Da questa esperienza è nato quello che è appunto il breve film “Looking for Odisseo”, un cortometraggio che in soli dieci minuti concentra in sé l’intensità di milioni di storie e milioni di vite. Il risultato è uno spaccato reale, non tragico né sensazionalistico, lontano dalle immagini che ogni giorno i media ci restituiscono, regalandoci un’impressione ormai stereotipata dei flussi migratori. Un inno alla vita, insomma, in cui la speranza e l’umanità si scorgono nel blu del mare, nel bianco dei sorrisi e nelle voci allegre delle donne che trovano la forza di pregare, cantare e celebrare la vita.

“Questo filmato è un regalo” ha spiegato Luca, dicendo di essersi sentito così profondamente toccato da questa esperienza da aver voluto continuare ad esplorare i fenomeni migratori. L’ha fatto seguendo la rotta balcanica, così tragicamente simile eppure così diversa da quella di chi attraversa il mare aperto. Chi arriva dall’Africa è infatti in cerca di un futuro migliore, e spesso ha nel paese d’origine una famiglia intera da mantenere, mentre coloro che scelgono di percorrere i Balcani fuggono dalla guerra, dai bombardamenti, dalle torture. Il ricordo più vivido e più impressionante è, per Capponi, il muro di cinta situato al confine con l’Ungheria, lungo ben 175 chilometri, tracciato con il filo spinato e presidiato giorno e notte dai poliziotti. Anche su quest’esperienza è stato montato un cortometraggio, con cui il regista ha potuto mostrare al mondo l’occhio di riguardo che è in grado di riservare agli ultimi, agli emarginati, a tutti quelli che cataloghiamo come “diversi”.

Dalla presentazione è scaturita un’interessante discussione, animata da alcuni presenti che hanno sottolineato come, qualche volta, ci dimentichiamo di essere tutti umani, e che forse basterebbe costruire dei ponti anziché alzare dei muri per imparare qualcosa. L’augurio è stato, comunque, che quante più persone possibili possano godere delle opere realizzate da Capponi e da chi come lui si impegna a fornirci una rappresentazione oggettiva di cosa significhi migrare e  lasciare ogni cosa in cerca di una vita migliore.
L’incontro si è concluso con la consegna del dono che la biblioteca e la comunità di Airuno hanno voluto fare all’ospite, un libro scritto da una concittadina sui vocaboli della tradizione locale.
G.Co.
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