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Scritto Giovedì 13 maggio 2021 alle 08:34

Accadeva 40 anni fa/14,febbraio 1981: sotterrato il laghetto di Novate, ruspe in azione di notte abbattono alberi secolari

Il Consiglio comunale di Merate è concentrato nel predisporre il ricorso al Consiglio di Stato contro la singolare sentenza del Tar che nel contenzioso tra Comune e Fondazione Confalonieri ha assegnato la proprietà del Parco al Comune e quella della villa alla Fondazione. In pratica il Comune dispone del parco ma in villa è abusivo. Nel dibattito si inserisce l’ing. Arturo Comotti che in aula rappresenta il Partito Liberale Italiano con una proposta choc: affittare la villa per 3-5 anni e nel frattempo costruire il nuovo Municipio sull’area tra il collegio Manzoni e l’ufficio postale, quella che diventerà nota ai più come Area Cazzaniga. Plauso di Luigi Zappa capogruppo Dc che ricorda come lo strumento urbanistico vigente preveda una strada di collegamento tra via Cazzaniga e via Papa Giovanni XXIII, tra i due oratori. Non se ne farà nulla ma resta agli atti una proposta che avrebbe cambiato il volto del centro città.



Sono le 16.30 di mercoledì, dal comando Compagnia carabinieri di Como giunge l’ordine di preallarme per le stazioni di Lecco, Cantù e Merate. Alle 17 arriva l’ordine di convergere su Merate e chiudere tutte le vie di uscita dal centro. Da sud a nord le strade sono bloccate da 14 gazzelle dell’Arma, per strada oltre trenta militari fermano tutte le auto in uscita. Una retata in piena regola, rimasta senza una spiegazione. Fino alle 21.30 continua l’assedio poi i militari si trasferiscono a Paderno D’Adda e sbarrano l’uscita dal ponte. Non si entra né si esce se non prima di essere controllati.



In Consiglio, a riproporre il tema Tenenza CC è l’esponente comunista Mario Brambilla. Ampliare la stazione di via Verdi è poco opportuno, dice. A che punto stanno le trattative per la tenenza? Risponde il sindaco Giuseppe Ghezzi: Merate ha tutte le carte in regola ma si attendono segnali dal comando di Como. Noi, aggiunge Ghezzi, siamo pronti, l’area è individuata.

L’Aula vara anche un maxi programma di manutenzione straordinaria delle strade che comprende l’asfaltatura di via papa Giovanni, via Trieste, via Cappelletta, piazza Riva Spoleti, via Annunciata, via Santa Maria di Loreto. L’assessore ai lavori pubblici Roberto Milani propone anche un piano di rifacimento della rete fognaria soprattutto nella zona di Novate.

      

“Sono un uomo qualunque che ha lavorato tutta la vita, che vuole lavorare ancora qualche anno, e che poi si spegne qui”. Si congeda con questa frase il dottor Giuseppe Bonanomi intervistato da Alberico Fumagalli dopo il rientro in servizio del grande medico, colpito da un infarto qualche mese prima. Classe ’22, laurea in medicina nel ’48, Bonanomi giunge prima a Rovagnate in sostituzione del dottor Agliati, poi esercita a Osnago e nel 1950 apre l’ambulatorio di via Cazzaniga.  Metà della cittadinanza è curata da lui, l’altra dal dottor Sindoni. Medici d’altri tempi, un po’ anche dentisti, un po’ chirurghi, un po’ anche psicologi.


Il dottor Giuseppe Bonanomi

Dopo un lungo periodo siccitoso scoppia nel meratese il “caso trielina”. L’acqua già molto scarsa per la mancanza di pioggia sa di trielina e alcuni pozzi vengono chiusi per precauzione. I sigilli vengono messi sul nuovo pozzo di Airuno e sui pozzi di Osnago, Verderio e Olgiate Molgora. A Airuno, in particolare, la situazione è critica perché sono attivi solo due pozzi uno dei quali dopo le analisi del laboratorio di igiene e profilassi di Como viene considerato pericoloso e quindi da chiudere con ordinanza immediata. Il sindaco Alfredo Sala annuncia il possibile ricorso alle autobotti.


Il mondo del medico di famiglia è attraversato da scossoni provocati dalla grande riforma che tra l’altro pone un tetto al numero di assistiti, 1.800 per chi era convenzionato prima della riforma, 1.500 per tutti gli altri. Dei 34 medici che operano dentro i confini della struttura amministrativa unificata di base (SAUB), 14 sono al di sotto dei 1.000 mutuati, 12 sopra i 2.000, 5 sopra i 3.000, e sopra i 4.000. La nuova normativa impone che entro il 30 giugno (1981) i medici che superano i 2.300 pazienti debbano scendere a tale livello, pena l’azzeramento, cioè la revoca della convenzione. Tanti i pareri dei medici di base, la maggior parte dei quali concorda che oltre un certo numero diventa problematico assicurare la necessaria assistenza soprattutto preventiva.


Da sinistra: Emilio Meschi di Osnago, Celestino Gatti detto Tino di Cernusco, 
Giulio Vercelloni di Olgiate e Alessandro Bonfanti di Robbiate

  Cernusco dà l’ultimo saluto a Giampiero Rigotti, scomparso a 55 anni, ufficiale dei paracadutisti durante la seconda guerra mondiale  e sindaco del paese dal 1972 al 1976 dopo aver ricoperto la carica di consigliere per molti anni. Era stato anche presidente del Consorzio sanitario di zona “Brianza Adda 2” e del consorzio intercomunale scuola media.


Giampiero Rigotti

Nella notte tra il 10 e l’11 febbraio alcune pale meccaniche scese da Barbiano di Novate hanno ricoperto i canali di quello che un tempo era il laghetto di Novate con tonnellate di terra, seppellendolo letteralmente. Un’azione vergognosa, un attentato all’ambiente che alla fine è rimasto impunito. Altri mezzi si sono accaniti contro piante secolari sradicandole, travolgendo ceppi di confine, cancellando sentieri e antichi camminamenti. Allertato il Comune, con preoccupante lentezza veniva inviato sul posto il tecnico che ingiungeva l’immediata sospensione dei lavori perché privi di autorizzazione. Ma la domenica successiva il vice sindaco e assessore Mario gallina con l’assessore Roberto Milani, giunti nella valletta notavano i mezzi ancora in azione. Altra ingiunzione seguita da un’ordinanza di ripristino e una segnalazione alla Pretura di Lecco e alle autorità competenti in materia di tutela del territorio. Tutto inutile. Nessun ripristino, nessuna conseguenza. Il danno era ormai irreparabile e il sindaco Giuseppe Ghezzi non trovò la necessaria “forza” per imporre il rispetto della legge. Il laghetto era già stato pregiudicato dopo che il piccolo corso d’acqua alimentato dallo stagno di San Rocco, a sua volta arricchito d’acqua dalla Ruschetta proveniente dal lago di Sartirana, era stato deviato. C’era un reticolo idrico meraviglioso fatto di piccoli laghetti, a Novate disposto a canali sotto grandi pioppi, ricchi di gamberi d’acqua dolce e pesci. Un piccolo paradiso per grandi e bambini. Distrutto dalla furia umana. Ancora oggi si notano le tracce dei canali, l’acqua ogni tanto torna in superficie. Un ecologista convinto, oltre a sbarrare il lago di Sartirana, tenterebbe almeno di recuperare una parte dei canali tornando ad alimentarli con l’acqua di San Rocco. E’ ancora ben visibile il letto del piccolo ruscello. Almeno cinque le violazioni di legge a partire dalla Bucalossi; elevate le sanzioni con l’arresto fino a 6 mesi e perfino il sequestro dell’area. Ma a memoria nulla di tutto ciò è accaduto.

I bambini della terza, quarta e quinta elementare di Novate scrissero a Giuseppe Ghezzi questa bellissima lettera:

“Caro sindaco, ieri (19 febbraio) siamo andati a vede che cosa era successo al laghetto di Novate. Il laghetto è scomparso, i canali sono stati riempiti di terra. Tutte le cannette sono state bruciate. Le piante ai bordi della strada sono state sradicate completamente. Tutta questa terra rischia di soffocare la roggetta che scorre di fianco. Noi pensiamo che i padroni del terreno hanno fatto molto male a distruggere il laghetto. Noi prima andavamo a vede com’era uno stagno, quali animali vivevano e quali piante crescevano intorno. Inoltre era l’unico laghetto nei boschi di Novate. Noi vogliamo che il laghetto torni ad essere come trenta o quarant’anni fa, con l’acqua, i suoi canali, con i suoi animali e con le sue piante. Aspettiamo la Sua risposta”.

La risposta non arrivò mai, almeno non nella forma e sostanza che i bimbi si aspettavano. Il laghetto secondo gli archivi comunali risaliva al 1.700 circa. Era artificiale come lo stagno di San Rocco. Serviva per portare l’acqua nelle grandi proprietà agricole tra Robbiate e Verderio, acqua che veniva convogliata con un sistema di chiuse attraverso canali che assicuravano l’irrigazione anche durante periodi di siccità. Nel tempo attorno a questi canali si era sviluppata una “vita” propria, fatta di pescatori, bambini, ragazzi che nuotavano allegri nelle fresche acque sotto i pioppi.


Il laghetto dopo lo scempio


In queste due foto il laghetto di Novate come si presentava allora: una distesa di terra delle dimensioni
di un campo da calcio regolamentare; al posto delle linee laterali una sottile striscia d'acqua, l'ultima rimasta



In una foto di 20 anni prima, l'habitat originale e naturale del laghetto.
I canali, almeno 15, erano stracolmi d'acqua

Si costituisce ufficialmente con atto del notaio Franco Panzeri, il “Gruppo promotore salvaguardia valle del Curone e di Montevecchia”. Scopo ottenere l’approvazione della proposta di iniziativa popolare di dare vita ad un parco regionale che ricomprenda tutta la collina di Montevecchia e l’intera Valle di Santa Croce. Domenica 22 febbraio nella sala civica di via Lombardia i promotori Maurizio Spada, Rina Ghezzi, Luigi Arlati e Mario Sala annunciano il via alla raccolta firme. Obiettivo 5mila da portare poi in regione.


Grande festa al passo del Tonale, organizzata dal CAI Merate in collaborazione con l’Amministrazione comunale per la fase locale dei giochi invernali della gioventù. Superati i cento partecipanti nonostante la scarsità di neve. Alla “Taverna Pirovano” il sindaco Giuseppe Ghezzi ha distribuito i premi ai migliori classificati. Nella foto piccola Ghezzi premia Paolo Scaccabarozzi, classificato al decimo posto nelle provinciali.



Il sindaco Giuseppe Ghezzi premia Paolo Scaccabarozzi,
che in seguito si è classificato al decimo posto e tenterà poi l'avventura regionale

A Montevecchia il sindaco Eugenio Mascheroni inaugura la “casa degli anziani” ricavata nella vecchia sede del Municipio. Cinque i mini alloggi destinati agli anziani in base ad un’apposita graduatoria.


La casa degli anziani a Montevecchia

Il 20 febbraio il Coro La Torr, ritorna alla trasmissione ideata da Walter Marcheselli “Lui, lei e . . .l’altro”, messa in onda da Tele Spazio Lecco. Il coro era già stato alla trasmissione il 23 gennaio riscuotendo un grande successo tanto che Marcheselli, per la serata finale aveva chiesto al maestro Giuseppe Caldirola di tornare con tutto il coro per chiudere la serata.

A Cernusco, a dare man forte al brigadiere Franco Crea, arriva un nuovo agente di polizia locale, Stefano Festa, 25 anni di Robbiate che ha brillantemente superato il concorso pubblico con ben 52 punti.


 
14/continua
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