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Scritto Sabato 08 maggio 2021 alle 10:59

Concluso un altro lockdown, l'Italia riapre ma il virus c'è ancora e i decessi sono troppi

Nel dicembre scorso, quando la Lombardia tornava " gialla" , messaggiavo entusiasta ad un amico: "ora finalmente possiamo uscire". La sua risposta, molto pragmatica, tipica di un alpino, fu: "attenzione: cambia il colore ma il virus è sempre lo stesso". A ben vedere il virus a dicembre stava già cambiando.
Ora l'Italia è quasi tutta gialla con poche eccezioni fra cui la Sardegna che in pochissimo tempo ha perso il suo candore di bianco, cosa che deve farci pensare se riflettiamo che il lockdown di questa primavera è terminato prima di quello duro del 2020 e che il virus a tutt'oggi non circola più lentamente rispetto ad un anno fa.
Ci sono differenze fondamentali.
I vaccini! , verissimo, ma anche se il ritmo vaccinale è in crescita , siamo ancora lontani da una copertura comunitaria (preferisco al " di gregge": gli uomini formano una comunità, o almeno dovrebbero, anche se non sempre esemplare, il gregge lo formano le pecore, sempre perfetto). I risultati ci sono in ambiti chiusi e protetti come le RSA, ma in generale il ritmo vaccinale non tiene il passo all'esposizione. Al netto di macroscopici errori di valutazione del rischio del Covid 19 compiuti all'inizio della pandemia e di successive falle di programmazione, che hanno condizionato un bilancio pesantissimo già nella seconda ondata , dobbiamo esser consapevoli del tempo presente ed esser pragmatici come il mio amico alpino e il generale Figliuolo. Tuttavia certe cose vanno ricordate per onestà, anche perché purtroppo hanno fatto "scuola" con una reazione a catena: l'OMS riteneva che il Covid 19 fosse trasmesso solo da soggetti sintomatici;
il punto 7 del decalogo "Dieci comportamenti da seguire" (comparso ovunque dal febbraio 2020) recitava "Usa la mascherina solo se sospetti di esser malato o se assisti persone malate" (ho trovato questo manifestino ancora in una portineria di Milano e in un ospedale della nostra provincia); all'inizio della pandemia, per una decina di giorni ci fu una certa esitazione in ambito ospedaliero all'uso di protezioni superiori alla mascherina chirurgica (senza contare che erano fornite col contagocce ai medici di base, i primi a pagare con la morte l'insufficienza delle protezioni) con conseguente malattia di operatori sanitari particolarmente esposti (soprattutto operativi in ambito 118 e di endoscopia); all'inizio dell'estate 2020 un rinomato primario dell'ospedale san Raffaele dichiarava con grande protervia che il virus era praticamente sparito, affermazione che, dall'alto della sua istituzione (non di un ospedaletto della Lomellina o della val Seriana, dove comunque le ambulanze in coda all'ingresso le hanno viste anche loro e hanno dovuto ribaltare l'ospedale per curare il più possibile i pazienti, tutti Covid), ha suonato come lo squillo di tromba che tutto era finito o come la sirena del tempo di guerra che avvisava i nostri nonni della fine del bombardamento. L'effetto mediatico di quel messaggio sui comportamenti di massa è stato forte coibentandosi con alcune scelte scellerate come quella di riaprire le discoteche, (anche se all'aperto, il clima è quello di una bolgia e i contatti sono ravvicinatissimi) e come quella di non prevedere per tempo ad un rafforzamento dei trasporti pubblici alla riapertura delle scuole (lasciando che pochissimi privati si organizzassero con autobus di tour operator, ricevendo un ottimo servizio a costi di poco superiori a quelli pubblici). Dunque che fare? La scienza e la politica come procedono? «La scienza italiana deve chiedere scusa: non è in grado di parlare con una voce sola». Cosi ha scritto il primo maggio sul Corriere della Sera Sergio Abrignani, 62 anni, immunologo, direttore scientifico dell'Istituto nazionale di genetica molecolare di Milano. È la prima volta che uno scienziato ammette quello che in fondo tutti pensiamo. "Il Covid-19 ci ha dimostrato più che mai che la scienza è in itinere Bisogna rassegnarsi ad ascoltare tutto e il contrario di tutto?" "Nient'affatto. Proprio perché il virus ci ha dimostrato che non c'è l'esattezza assoluta, ci sarebbe bisogno di un rapporto più sano tra scienza e politica. Ed è per questo motivo che parlo di fallimento della scienza italiana: al al contrario di Paesi come gli Usa, la Gran Bretagna, la Germania e la Francia, noi purtroppo non abbiamo accademie delle Scienze che possono indicare i migliori esperti, deputati a parlare. Così ognuno può dire la sua...".
Un'altra differenza rispetto ad un anno fa è che gli ospedali, impegnati nella lotta contro il Covid nella seconda e nella terza ondata, hanno mantenuto aperti gli ambulatori (non è cosa da poco) e anche gli appuntamenti pomeridiani per l'abbattimento delle liste di attesa (quanta grazia sant'Antonio... forse non troppa? ) e i medici di famiglia, da anni numericamente sempre più carenti, sovraccaricati anche di troppe mansioni che rubano tempo all'attività clinica (esempio: spetta al MMG compilare il piano terapeutico per ausili, come pannoloni , attività non certamente di tipo medico, ma che dovrebbe esser svolta da un impiegato) improvvisamente sono diventati i nostri salvatori, chiamati, giustamente , a vaccinare. Nel distretto di Olgiate avevano già cominciato a vaccinare, poi, non si sa perché è arrivato un contrordine ... ma poi hanno potuto riprendere a vaccinare, lavorando sino a sera. Ho potuto osservare come utente la professionalità di due diversi medici di famiglia e i loro ritmi di lavoro. Gli ospedali e i medici di famiglia sono impegnati non più solo per l'emergenza Covid ma contemporaneamente lavorano nei propri settori di pertinenza specialistica e assistenziale e nella campagna vaccinale, affiancati da medici neolaureati. Gli infermieri, hanno sostenuto e sostengono uno sforzo anche più pesante, essendo le persone a più stretto contatto, fisico ed emotivo, coi pazienti; si sono ammalati più frequentemente, e a parte qualche obolo, non hanno avuto il riconoscimento che loro era dovuto, al contrario hanno subito talora pesanti aggressioni e minacce. Sembra una tiritera da sociologo menagramo ma è impossibile non dire che tutto questo immane sforzo, fatto con generosità da parte di tutti gli operatori sanitari coerentemente con la loro "mission", rischia di esser vanificato da comportamenti davvero non consoni col rischio di un virus che circola spavaldo e che provoca ancora troppi decessi. Si vedono tanti gruppetti di ragazzi e giovani, senza mascherina o indossata sotto il naso o sotto il mento, a stretto contatto fra di loro, incuranti del rischio per sé stessi e per gli altri. Ma c'è stato dell'altro: nell'ottobre scorso in una scuola privata della provincia di Lecco veniva disincentivato l'uso della mascherina , da chi era preposto per farne rispettare l'osservanza;
pochi giorno prima di Pasqua un operatore sanitario entrando in una rinomata pasticceria del meratese trovava sei avventori tranquilli senza mascherina e altrettanto il personale di servizio;
a Lecco sono state sequestrate migliaia di mascherine non a norma ...
e potremmo continuare ... senza dover arrivare ai maxi assembramenti di Milano o altre metropoli
Che fare in attesa che la campagna vaccinale arrivi a coprire quel 70% di cui tanto si parla ? Usare correttamente e sempre la mascherina, gli esperti dicono da mesi di preferire la FPP2, da cambiare dopo un uso continuativo di non più di sei ore (comunque non si deve usarla per giorni!). La mascherina comunque dovremo usarla ancora per un bel po' di tempo dopo la conclusione della campagna vaccinale: questo si sa e non pare furbo chi finge di dimenticarsene.
Igienizzarsi bene le mani: l'aspersione della punta delle dita (per intenderci: stile acqua santiera all'ingresso della chiesa) come si è soliti fare al supermercato - serve a ben poco. Le mani devono esser deterse con generosità, per intero, e non per qualche secondo, un minutino intero è il top! Tutti ci auguriamo di venirne fuori, ma se vogliamo che la nostra speranza sia onesta e coerente dobbiamo comportarci sempre di conseguenza!
Pochi giorni fa un amico mi diceva che questo virus sembra fatto apposta per diffondersi se, come è vero, che sono molti di più gli asintomatici rispetto ai malati. L'obiettivo attuale non è più solo la cura del Covid ma la maggior limitazione possibile del contagio da parte di questo virus con la sua variante: ciò dipende in gran parte dai nostri comportamenti individuali.
Un operatore sanitario
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