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Scritto Venerdì 30 aprile 2021 alle 15:48

Merate, Retesalute: la maggioranza di centrodestra vota per la liquidazione dell’Asp. Su parere conforme del segretario

Nella serata del 29 aprile a Merate è andato in scena il secondo tempo della discussione in Consiglio comunale sulla delibera di messa in liquidazione di Retesalute. Il 9 di aprile il punto era stato rinviato in seguito alla comunicazione della sospensione dell’assemblea dei soci fino a data da destinarsi (22 maggio sappiamo ormai).
Merate non ha disatteso i pronostici. La delibera è stata approvata, dopo una lunga discussione al termine della quale la minoranza consiliare ha votato contro. Le novità non mancano: dal protagonismo della segretaria Maria Vignola, che si è prolungata in una lunga riflessione sulle ragioni del sì alla delibera, alle differenze nel testo passato a Palazzo Tettamanti rispetto a quello concordato dalla conferenza dei sindaci del 3 aprile scorso. Nella prima bozza circolante tra i tavoli di Giunta e anche delle redazioni dei giornali risultava che il presidente del collegio di liquidatori avesse i “più ampi poteri gestionali e liquidatori disgiunti e di rappresentanza dell’Azienda”. Dicitura scomparsa dal pomeriggio del 3 aprile, ma che ora Massimo Panzeri rilancia e che porterà direttamente all’attenzione dell’assemblea dei soci. Una mossa che probabilmente non piacerà a qualcuno.
A motivare le ragioni del principio di “primus inter pares” nell’organo di liquidazione è stato l’assessore Alfredo Casaletto. “Chiedo al sindaco di vigilare sull’attività di liquidazione della stessa azienda – ha dichiarato l’assessore al Bilancio - Non vorrei che si verificasse quello che accadde con l’unificazione del Regno d’Italia, cioè uscirono i Borboni e subentrarono i gentiluomini nella gestione delle terre del Mezzogiorno. Traduco: non è che quello che esce dalla porta rientra dalla finestra”.
Se non è un clima da fazioni – critica allontanata dal sindaco stesso a introduzione dell’argomento – poco ci manca. “Questa vicenda non è una lotta di fazioni, non ci sono quelli bravi e quelli cattivi, non ci sono i responsabili e gli irresponsabili, non ci sono i salvatori o i liquidatori” aveva affermato infatti Panzeri.


Quanto all’intervento della dott.ssa Vignola, a un giorno di distanza da quello diametralmente opposto della collega di Olgiate Molgora [clicca QUI], per metà del tempo si è premurata di specificare l’inammissibilità di buona parte dei quesiti avanzati dal Comune di Olgiate alla Corte dei Conti, per poi chiarire che spetta ai soci di Retesalute, cioè ai Comuni, decidere il da farsi. “Si parla di una contraddizione fra mettere in liquidazione l’azienda e un eventuale ritorno in bonis, ma è solo una prospettazione, solo se sarà possibile, questo lo potrà dire il liquidatore, dopo una ricostruzione analitica di tutta la contabilità” ha sostenuto la segretaria.
Vignola ha anche spiegato perché non si potrebbero ripianare i debiti in questa fase, mettendo in dubbio i dati sui bilanci messi nero su bianco nella delibera di lì a poco approvata. “Sulla scorta del semplice budget 2020 non si può affermare che è possibile pagare i debiti. Anche i revisori che si sono espressi sulla questione riguardante l’approvazione dei bilanci 2018 e 2019 dell’azienda hanno rilevato che lo stesso dott. Maffi, revisore dei conti dell’azienda, ha dichiarato che i saldi patrimoniali all’01/01/2018 non sono stati né corretti né controllati” ha spiegato la segretaria. Lo ha ribadito ancora con maggiore nettezza poco dopo: “Allo stato attuale non è possibile attuare un percorso di ripiano perché non vi è certezza giuridica circa i dati dei bilanci”. Il timore è di incorrere nel danno erariale, con responsabilità a carico dei sindaci in primis, se si ripianasse prima dell’attività svolta dal liquidatore. E lo si potrà fare solo se saranno ravvisate ragioni di utilità e vantaggio dall’operazione di ripianamento. Spingendosi forse al di là delle proprie competenze, la dott.ssa Vignola ha sentenziato: “Gli errori materialmente commessi non derivano da fraintendimenti, travisamenti o refusi, ma esclusivamente da comportamenti scientemente voluti da chi li ha commessi”.
Ma andando oltre alle annotazioni tecniche, di maggiore pregnanza sulle sorti dell’azienda speciale è stato il commento del sindaco di Merate, che questa volta in modo chiaro ha profilato la possibilità che Retesalute venga smantellata: “Questo percorso non vuole essere la fine dell’azienda o comunque di questo modello di azienda”. E poi ancora: “Questa delibera vuole essere non la fine dell’azienda, ma un momento che crei una discontinuità e i presupposti per una nuova ripartenza di Retesalute o, se nel corso del percorso dovessero intraprendersi altre strade, si chiamerà in un altro modo, però il concetto associativo rimane”.
Un assist per il consigliere di minoranza l’avvocato Roberto Perego che ha commentato: “Forse mi sbaglio ma sappiamo come andrà a finire. Questa sarà una liquidazione fatta e finita”. Per Perego o si liquida portando alla cessazione dell’attività oppure si applica il risanamento, non è pensabile che si liquidi e poi si risani, sarebbe difficile da sostenere. Ha poi sottolineato che dal discorso della segretaria si intuisce che non ci si fida dei dati di bilancio frutto delle analisi e degli approfondimenti degli ultimi mesi e contenuti nel testo della delibera.
Sulla stessa linea anche il capogruppo di “Cambia Merate!”, Aldo Castelli secondo cui la liquidazione è alternativa al ripianamento e viceversa. Non possono sussistere entrambe. E poi: “Non approvo una delibera con dei numeri che sono suscettibili di essere modificati”.
Patrizia Riva ha invece portato l’attenzione sulle distinzioni del testo della delibera di Merate rispetto a quella degli altri Comuni, chiedendo al sindaco come si comporterà a questo punto in assemblea dei soci. La replica: “Noi come proposta di delibera portiamo quello, se la maggior parte opterà per quello io mi adeguerò e alzo le mani”.
Marco Pessina
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