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Scritto Martedì 27 aprile 2021 alle 09:16

Ospedale Merate

Al Direttore di MOL, Matrix e Lettori.
Non so chi abbia scritto la lettera non firmata sulla questione Ospedale che avete riportato online. Sicuramente lo saprà chi ha voluto diffonderla con queste modalità poco ortodosse.
Il contenuto di questo scritto appare con chiarezza indirizzato ad un ambito ristretto di professionisti del settore e non certo ad un pubblico generale; non credo contenga chissà quali misteriosi ed inconfessabili segreti o trame, ma penso che contenga qualche sottinteso semplicemente perché in genere, quando si scrive a persone note e che fanno parte di un gruppo già esistente, si cerca di tarare e bilanciare forma e contenuti secondo le conoscenze ed le consapevolezze già in possesso di chi leggerà.
A me il testo sembra contrassegnato da competenza, buonsenso, correttezza e facile comprensibilità, quantomeno così dovrebbe essere per i lettori che vivono la realtà sanitaria ospedaliera dall'interno o da vicino.
Non intendo in queste mie note entrare nel merito dei contenuti intesi o sottintesi, perché in questo momento non ho titolo, né informazioni a riguardo.
Entrare inoltre in un argomento delicato che riguarda la tematica salute/sanità richiederebbe pagine e pagine di considerazioni e di analisi complesse e difficili anche per chi, come il sottoscritto, da oltre quaranta anni ci vive dentro con passione e dedizione. E mi scuso, ma non mi pentirò, per essermi assegnato questi due attributi anche se potranno apparire autoreferenziali.
Mi voglio limitare ad esprimere poche considerazioni, poiché mi sono sentito coinvolto affettivamente e non solo, vista la mia lunga frequentazione dell'unità operativa e dell'ospedale oggetto della discussione in corso.
Innanzi a tutto voglio esprimere la mia solidarietà al collega Francesco Morandi, in ogni caso ed indipendentemente che si tratti o meno dell'autore dello scritto in questione.
Credo che la sua onestà intellettuale e le sue capacità professionali non possano essere messe in discussione da chi non lo conosca a sufficienza o non abbia mai avuto opportunità di rapportarsi con lui umanamente o professionalmente.
Non concordo inoltre sul fatto che il testo sia caratterizzato da retorica bolsa, ipocrisia servile e neppure cazzeggio teorico. Anzi, immagino che l'estensore del testo in oggetto, considerati i contenuti per niente astratti, possa anche avere in testa proposte interessanti e pronte per essere messe in discussione.
Vorrei inoltre far osservare come la pediatria e più in generale l'ospedale, dai tempi del Prof. Vincenzo Saputo ai giorni nostri, abbiano attraversato e subìto un graduale, progressivo ed oserei dire epocale cambiamento sia per l'evoluzione della medicina stessa (ospedaliera e territoriale), connotata da sempre maggiori domande ed offerte di cure, contestualmente ai cambiamenti vorticosi e non sempre prevedibili della società, tanto più intensi soprattutto in questi ultimi 40 anni.
E parlando di pediatria, di ospedale e di medicina non sto pensando solo al nostro territorio, ma intendo riferirmi anche al livello regionale e nazionale.
Livelli che purtroppo sono stati gestiti in tutti questi anni da una politica miope, vittima di incompetenze, egoismi di lobbies varie e conflitti di interesse mai risolti, succube della preoccupazione per la successiva tornata elettorale e quasi mai invece occupata a prendersi cura della salute dei cittadini in modo analitico e propositivo, anzi abbandonandola all'improvvisazione senza alcuna seria pianificazione a lungo termine.
Una nota anche in merito al citato calo prestazionale della Pediatria di Merate, che forse andrebbe valutato in un periodo di maggior durata (non solo dal 2018!) e con maggior attenzione al contesto locale e nazionale (diminuzione della natalità, incremento della pediatria territoriale) e comunque da confrontare e rapportare anche al calo prestazionale di altri reparti dell'ospedale meratese, per i quali giocano ovviamente motivazioni comuni o specifiche, a seconda dei casi, e sicuramente da attribuirsi in modo prevalente, con rare lodevoli eccezioni, a scelte o non scelte da parte delle amministrazioni regionali e di quelle aziendali, che si sono succedute negli anni in questione.
Poiché anche le singole persone connotano e determinano i risultati, non vanno ovviamente sminuiti, nel bene e nel male, ruoli e responsabilità di persone e personaggi che sono nel frattempo transitati, con incarichi diversi, nell'azienda ospedaliera stessa e nell'ATS.
E, sebbene cronologicamente ultimo, non va neppure trascurato il ruolo della pandemia in corso.
E ci è voluto purtroppo il Coronavirus per far emergere questo enorme iceberg, di cui si trascurava o si fingeva non esistesse tutta la parte sommersa, ma che ora ha messo allo scoperto tutto ciò che non si è fatto o che si è fatto male nei termini di analisi dei bisogni, di programmazione e pianificazione indispensabili alla realizzazione di un Sistema Sanitario dignitoso, le cui nobili premesse furono scritte (art. 32 della Costituzione e legge 833 del 1978), ma purtroppo mai realizzate in modo compiuto.
Grazie per lo spazio concesso.
Virgilio Meschi
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