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Scritto Lunedì 26 aprile 2021 alle 10:54

Beverate: giornata delle vocazioni, quattro sacerdoti raccontano la loro chiamata a Dio

Domenica non è stata ''solo'' l'anniversario della Liberazione, ma anche la 58esima giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. E delle rispettive chiamate al servizio di Dio hanno parlato, nel corso di un incontro svoltosi online nella serata di sabato 24 aprile, quattro sacerdoti originari di Beverate molto legati alla loro comunità: don Luigi Oggioni, don Carlo Leo, Padre Dario Dozio e Padre Antonio Formenti.
Un viaggio attraverso le testimonianze di vocazione di questi quattro religiosi partito dalle parole di don Luigi, l'amato prevosto beveratese che quest'anno ha festeggiato il suo 67esimo anniversario di sacerdozio.


''Come abbia avuto origine la mia vocazione è una domanda che mi è stata posta tante volte in questi anni'' ha spiegato. ''Rispondo come risposi in occasione del mio 50esimo anno dall'ordinazione in un incontro simile che si svolse nel salone parrocchiale, citando come allora don Bruno Maggioni e ciò che scrisse in un suo libro. Se dovessi parlare per edificare le persone o per piacere loro, direi che ho sentito la voce del Signore. E invece, come tanti, anche io sono entrato in seminario che ero molto piccolino, e chi mi abbia dato la vocazione, sinceramente, non lo so. Tanti che vanno nelle parrocchie a testimoniare, raccontano di carriere brillanti, di ragazze lasciate per innamorarsi di Cristo. Per quanto mi riguarda, trovo che vivere la semplicità del quotidiano sia molto bello, come è bello non sapersi spiegare perchè si è preti. Di ragioni ce ne possono essere anche più di una. Ma la verità è che lo siamo perchè Dio lo ha voluto. Lo ritengo perciò un grande dono che più lo vivo e più lo apprezzo''.

 

A sinistra uno scatto Don Luigi Oggioni di alcuni anni fa,
a destra Padre Antonio Formenti nel giorno della sua ordinazione sacerdotale

L'intervento di don Carlo, oggi sacerdote di Lambrugo e Lurago entrato nel 2021 nel suo 26esimo anno dall'ordinazione, è iniziato invece con un apprezzamento all'iniziativa proposta.
''E' bello che nei nostri paesi si desideri ancora conoscere certe cose e affrontare queste tematiche'' ha spiegato. ''Io iniziai prestissimo a fare il chierichetto. Avevo questo desiderio di stare il più vicino possibile alla parrocchia per capire sempre di più. Do ragione a don Luigi: anche per me la vocazione è nata semplicemente come mistero di Dio che scrive nelle vite e attrae a sé. Per me è stato così, un'attrazione che non ti spieghi ma di cui comprendi sempre di più la bellezza. Ad accompagnarmi all'ordinazione fu proprio don Luigi, il quale ricordo che mi disse che fare un prete è un po' come fare una cattedrale. Ed è vero, servono tanti scultori. Per quello che faccio devo dire grazie ai miei famigliari, ai miei preti, alle suore dell'asilo e tanti altri. Sono stati loro, un poco alla volta, un consiglio dopo l'altro, a cesellare questa mia vocazione''.



Don Carlo Leo nel giorno della sua ordinazione sacerdotale circondato dagli altri preti della comunità beveratese


Collegato dalla Colombia, dove da lunghi anni svolge la sua missione, il padre somasco Antonio Formenti ha parlato invece dei suoi due ''sì'' che gli hanno cambiato la vita. ''Vedervi tutti riuniti mi fa sentire a casa'' ha commentato rivolgendosi ai numerosi amici presenti della sua comunità originaria. ''Sono d'accordo con don Luigi e don Carlo, Gesù è un caparbio e quando vuole qualcosa non c'è niente da fare. Per quanto mi riguarda, sono sempre stato un Barabba. Tutti i miei formatori, così come mia mamma, non credevano che sarei diventato sacerdote. Il giorno dell'ordinazione le dissi: ora ci credi? Sono certo che a volerlo per me sia stato Gesù. Innanzitutto per mantenere fede alla promessa che mia mamma aveva fatto a mio padre, morto quando io avevo 11, e cioè che avrei dovuto studiare anziché andare come tutti a lavorare nei campi. Poi le cose avvennero spontaneamente. Frequentai la scuola dei salesiani ma volevo fortemente lasciarla. Così mi portarono a Somasca in seminario. Ricordo ci vollero pochi minuti. Un seminarista mi chiese se volevo diventare un padre somasco, e io risposi di 'sì' senza dubitare nemmeno un istante. Poi arrivò la vocazione per la missione. Uno dei miei superiori mi chiese se volessi andare in America Latina, e anche in quel caso risposi di sì in un colpo. Perciò questa è la mia esperienza, quando Gesù vuole qualcosa lo fa e basta''.

Padre Dario Dozio da giovane

 

Per anni in missione in Africa, l'ultima testimonianza di vocazione dell'incontro è stata quella di don Dario Dozio. ''Non posso che confermare quanto hanno detto gli altri sacerdoti'' ha spiegato. ''La vocazione è un vero e proprio mistero, un dono gratuito. Non è che io fossi più bravo degli altri, anzi a dire il vero non ho mai nemmeno fatto il chierichetto. Sin da piccolo volevo però diventare un missionario. Così i miei genitori sono andati a dirlo al parroco che mi ha indirizzato nel mio percorso. Il motivo preciso di questa scelta è un qualcosa di profondo, di grande e bello che sto scoprendo ancora oggi anche con l'aiuto di tutte le persone di questa comunità''.
E.C.
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