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Scritto Lunedì 26 aprile 2021 alle 08:49

Calco: la storia di Luigi Brioschi, internato militare in Germania nel ricordo delal figlia

Nella giornata del 25 aprile, festa della Liberazione, il comune di Calco ha voluto portare alla memoria il ricordo degli Internati Militari Italiani. L’appassionato ricercatore e storico Anselmo Brambilla, noto per le numerose pubblicazioni di libri in merito alla Brianza ai tempi della Seconda Guerra Mondiale e dei partigiani, ha intervistato Rosa Maria Brioschi, figlia dell’internato militare italiano, medaglia d’onore alla memoria, Luigi Brioschi. L’intervista è stata trasmessa in streaming dalla pagina Facebook del Comune.
Nel febbraio del 2021 la Prefettura di Lecco ha ritenuto di conferire a Luigi Brioschi la medaglia d’onore come cittadino di Calco, nonostante - come ha spiegato Anselmo Brambilla prima di iniziare l’intervista - Luigi nacque a Monza (1913).




La sua chiamata alle armi avvenne il 7 gennaio 1940 e venne arruolato nel 2° reggimento genio (163esima compagnia) come specialista delle trasmissioni. Dopo aver preso parte a diverse azioni di guerra venne spedito nei Balcani, dove dopo l’8 settembre 1943 venne fatto prigioniero dai tedeschi e messo in campo di concentramento nel nord-ovest della Germania nella città di Münster, dove rimase fino al 6 gennaio 1945 quando venne liberato dagli Alleati. Luigi Brioschi tornò a casa in Italia, camminando e sfruttando passaggi di fortuna, il 9 settembre 1945 e regolarizzò la sua posizione ottenendo il titolo di Internato Militare Italiano.





Tra i ricordi d’infanzia della figlia Rosa Maria ha quello del padre alzato di notte che vagava per casa piangendo, probabilmente in preda a incubi e ricordi dolorosi. Rosa Maria ha ricordato poi la cura nel mangiare del padre, poiché dopo aver sofferto a lungo la fame il suo corpo era fragile. Era un uomo di un metro e settantacinque e quando era tornato a casa pesava quaranta chili. «La sua fortuna - ha raccontato Rosa Maria - è stata quella di essere un bravo artista, anche se a lui non piace definirsi così. Riproduceva le fotografie dei figli dei soldati creando bei disegni che probabilmente gli costarono la benevolenza di alcuni tedeschi.» Luigi non amava parlare di quello che aveva vissuto per due anni nei campi di sterminio, ma nel tempo ha lasciato trapelare che la sua mansione all’interno era quello di raccogliere i corpi dei morti, e spesso anche quelli di persone in fin di vita, e portarli davanti ai forni crematori.



Alla domanda “qual è il nesso tra gli Internati Militari Italiani e il 25 aprile?” ha risposto Anselmo Brambilla alla fine dell’intervista. Gli internati militari erano soldati militari italiani che sono stati abbandonati nei vari teatri di guerra a causa dell’avidità del Re e dei generali che tagliarono la corda lasciandoli senza ordini e senza contatti. In seguito al rastrellamento di tutti gli internati, Mussolini inviò dei gerarchi per convincere i superstiti ad aderire alle forze armate della Repubblica Sociale Italiana. La stragrande maggioranza di questi militari rifiutarono la proposta mantenendo la fede e l’onore. Luigi Brioschi fu uno di questi. Dunque l’attinenza con la Resistenza e la Liberazione è lampante, poiché anche gli internati dicendo “no” al Fascismo pagarono un prezzo enorme.
E.Ma.
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