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Scritto Domenica 25 aprile 2021 alle 18:53

Imbersago: le celebrazioni del 25 aprile nel ricordo di chi ha combattuto per la libertà

Una cerchia di cittadini ben più florida rispetto al precedente anno, che aveva visto una piazza Garibaldi semideserta, si è radunata, nel rispetto delle vigenti norme sul contrasto alla pandemia, attorno al monumento dei Caduti di Imbersago per assistere alla cerimonia del 76° anniversario della Liberazione.


Con la corona d'alloro il capogruppo degli Alpini Adelio Colombo e il presidente della Pc Luigi Comi


La corona di alloro, sorretta da un lato dal presidente della Protezione civile, Luigi Comi, e dall’altro dal capogruppo degli Alpini, Adelio Colombo, è stata trasportata fino al cippo commemorativo e deposta ai piedi di questo dal primo cittadino, Fabio Vergani.





Il discorso del Sindaco si è aperto con il ricordo a coloro che hanno coraggiosamente combattuto e offerto la loro vita in cambio della costituzione di un Paese migliore fondato sugli ideali di libertà e democrazia. Fabio Vergani ha voluto anche citare, nel suo discorso, il fenomeno della “Resistenza taciuta” dando voce al ruolo che tantissime donne hanno rivestito durante il 1943 e il 1945 per liberare l’Italia dal Nazifascimo e ricollegandolo allo sforzo che tutt’oggi molte donne fanno per guadagnarsi un posto all’interno della società, “fa specie che ancora oggi le donne debbano lottare con fatica per vedersi riconosciuti molti dei diritti fondamentali universalmente sanciti."





"Non dobbiamo guardare a paesi lontani per scoprire che le donne faticano più degli uomini a farsi strada nel mondo del lavoro, della politica, delle istituzioni” – ha detto il primo cittadino, concludendo il suo discorso con l’augurio di lasciarsi presto alle spalle l’emergenza Covid e ringraziando tutti i presenti alla manifestazione, dalla rappresentanza comunale al gruppo Alpini e alla Protezione civile.
Di seguito il discorso integrale del sindaco Fabio Vergani:
Cari Concittadini,
festeggiare il 25 aprile in questo difficile tempo di pandemia, dal quale speriamo di uscire al più presto, significa celebrare il ritorno dell’Italia alla libertà e alla democrazia dopo vent’anni di dittatura, di patimenti e di privazione dei diritti; vent’anni di oppressione e di persecuzioni.
Vuol dire non dimenticare la fine di una guerra ingiusta, tragicamente combattuta a fianco della Germania nazista. Una guerra voluta  per affermare la volontà di dominio, la superiorità della razza e perpetrare lo sterminio sistematico.
In tutte le piazze italiane oggi si ricorda e si commemora il sacrificio di migliaia di connazionali  caduti per assicurare la libertà nostra e delle future generazioni che seguiranno.
Il 25 aprile è la festa del coraggio del riscatto, il coraggio di chi ha dato tutto, compresa la vita, per un Paese migliore fondato sui valori fondamentali della libertà, della solidarietà e della fratellanza. Il coraggio di un Paese che si è riscoperto unito e ha saputo gettare il cuore oltre l’ostacolo della dittatura oppressiva.
È indispensabile rinnovare e perennizzare il tributo ai martiri delle Fosse Ardeatine, di Marzabotto, di Sant’Anna di Stazzema e ai militari di Cefalonia, oltre che alle migliaia dei partigiani e di militari caduti in montagna e nelle grandi città.
Impossibile dimenticare l’orrore dei deportati nei campi di sterminio. Doveroso si deve levare il ringraziamento ai soldati dei Paesi stranieri lontani che sono morti in Italia per la libertà del nostro popolo.
Nel 1965, in occasione del ventesimo anniversario della Liberazione, venne presentato il documentario Le donne nella Resistenza: per la prima volta e con imperdonabile ritardo si dava voce alla presenza femminile nella Resistenza italiana e il cosiddetto fenomeno della “Resistenza taciuta” poteva dirsi superato.
Il risultato fu il proliferare di testimonianze, storie di donne più o meno giovani, di ogni fascia sociale, professione e provenienza, antifasciste per scelta personale, retaggio familiare o necessità che decisero di abbracciare la lotta antifascista e partigiana.
Si contano circa  35 mila donne che dal 1943 al 1945 parteciparono alle azioni di guerriglia partigiana per liberare l’Italia dal nazifascismo: di queste oltre 4500 furono arrestate, torturate, condannate e in più di 600 vennero fucilate, impiccate e caddero in combattimento; in 300  vennero deportate in Germania.
Queste donne cercavano semplicemente un’esistenza più dignitosa in un Paese libero dall’autoritarismo fascista; ambivano a  spazi di libertà al di fuori dagli schemi precostituiti di un regime che le aveva relegate sempre più a fondo nella sfera familiare e domestica.
Fa specie che ancora oggi le donne debbano lottare con fatica per vedersi riconosciuti molti dei diritti fondamentali universalmente sanciti.
Non dobbiamo guardare a paesi lontani per scoprire che le donne faticano più degli uomini a farsi strada nel mondo del lavoro, della politica, delle istituzioni.
Il pessimo esempio che qualche uomo di spicco della politica nazionale ha dato in questi giorni all’intero Paese, riferendosi ad un episodio di presunto stupro ad una ragazza, oggi riporta a quelle giovani staffette partigiane che subirono ogni genere di violenza nelle carceri fasciste.
Le donne italiane votarono per la prima volta il 2 giugno del 1946 per il referendum monarchia-repubblica; quasi 13 milioni di donne contribuirono a cambiare il volto di un’Italia che usciva da una guerra distruttiva contro la quale proprio le donne si erano espresse in prima persona con la partecipazione e il sostegno alla guerra di Liberazione.
Nell’esprimere un saluto di incoraggiamento ai nostri concittadini, unitamente all’augurio di poterci lasciare alle spalle il prima possibile l’emergenza Covid che ormai ci attanaglia da quattordici mesi, ringrazio i rappresentanti del Gruppo Alpini e della Protezione Civile per la costante e preziosa presenza a questa manifestazione.
Infine, un particolare ringraziamento ai membri del Consiglio Comunale e ai Sindaci che mi hanno preceduto.
Buon 25 aprile.

Fabio Vergani
Sindaco di Imbersago


Imbersago, 25 aprile 2021.
F.Fu.
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