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Scritto Domenica 25 aprile 2021 alle 11:14

Olgiate: il 25 aprile con gli ospiti della RSA. Don Emanuele: Insieme si vince la sfida

Poco prima della cerimonia organizzata in sinergia con i comuni di Calco e Brivio, Olgiate ha voluto festeggiare il 25 Aprile anche con gli ospiti della RSA di via Aldo Moro. Affacciati ai balconi, complice la bella giornata di sole, gli anziani hanno ricevuto la visita dell'Amministrazione - con il sindaco Giovanni Battista Bernocco, il vice Maurizio Maggioni e gli assessori Paola Colombo, Matteo Fratangeli e Cristina Viola - e del parroco, don Emanuele Colombo.

Maurizio Maggioni, Paola Colombo e don Emanuele

Ad aprire la cerimonia sono state le parole della direttrice della RSA, Luisa Corti, che ha ricordato l'importanza di festeggiare una liberazione che è quanto mai attuale, visto il periodo di emergenza sanitaria. La parola è passata poi a don Emanuele: "Ci sono delle sfide che ci mettono alla prova, ma è solo insieme che si riesce ad uscirne, grazie all'aiuto delle persone che abbiamo intorno a noi quotidianamente e recuperando lo spirito di comunità".



Con gioia ed emozione, il sindaco Giovanni Battista Bernocco ha salutato gli ospiti, dicendosi particolarmente contento di aver potuto fare visita anche a loro in questo giorno così speciale. "Purtroppo, nemmeno quest'anno possiamo celebrare la ricorrenza in modo comunitario" ha esordito "ma vorrei innanzitutto rendere omaggio a quanti hanno perso la vita a causa del virus e a quanti ancora soffrono nei reparti degli ospedali. Vorrei poi ringraziare il personale sanitario, che con abnegazione porta avanti questa dura prova". In chiusura, il primo cittadino ha augurato agli ospiti che l'hanno accolto calorosamente tante belle cose per il futuro.

Il sindaco Giovanni Battista Bernocco e la direttrice della RSA Luisa Corti

A concludere la cerimonia è stato il contributo degli Alpini, che dopo il momento dell'alzabandiera hanno intonato l'Inno di Mameli seguito dal celebre motivo "Il Piave mormorava".

Cari concittadini,
anche quest’anno, come è avvenuto nel 2020, non possiamo celebrare in modo comunitario questa ricorrenza di liberazione. In proposito, per prima cosa, mi sembra doveroso rendere omaggio a tutte le persone che a causa di un terribile virus hanno perso la vita, a chi ancora soffre nei reparti ospedalieri e a chi, come il personale sanitario, conduce con abnegazione da più di un anno questa lotta per il bene comune.

Il 25 aprile del 1945 è il simbolo di un popolo che si è ribellato ad una dittatura e ha vinto. È il simbolo della presa di coscienza di chi aveva deciso di resistere. Quella data rappresenta non soltanto una liberazione, ma la ferma volontà di essere liberi. Una ricorrenza, quindi, che malgrado le difficoltà che stiamo vivendo, non possiamo permetterci di non celebrare perché è alla base della nostra Repubblica.

Ed oggi, proprio per la situazione nella quale siamo, acquista ancor maggior significato perché investita di una nuova luce che le dà ulteriore sostanza: ci ricorda infatti che non potrebbe esistere la democrazia - ricevuta in dote da quegli uomini e quelle donne che oggi celebriamo e che misero a rischio la propria vita per la libertà - se non esistessero la solidarietà e il coraggio di spendersi per gli altri.

Lo abbiamo visto in questi mesi con quegli infiniti piccoli atti di generosità che hanno permesso alle nostre comunità di andare avanti e di rinsaldare i nostri legami di prossimità.

Quante volte, in passato, abbiamo invece guardato dall’altra parte, consentendo con il nostro silenzio che venissero ad esempio peggiorate le condizioni di lavoro di infermieri e medici, costringendoli a turni estenuanti, in nome del risparmio?

Dovrebbe farci riflettere perché nell’ora del bisogno sono stati i primi che hanno dimostrato di esserci sempre.

Come allora, come 76 anni fa, è proprio questo che dobbiamo sviluppare oggi: il senso di responsabilità. La responsabilità di chi rinuncia ad una propria quotidianità fatta di scambi sociali per evitare il diffondersi del virus. La responsabilità di chi deve prendere delle decisioni e lo deve fare nell’interesse della comunità. La responsabilità di chi non si volta dall’altra parte.

Oggi come allora abbiamo il compito di rifondare la nostra società e lo dobbiamo fare sui valori di democrazia, uguaglianza, solidarietà, pacifismo e dignità del lavoro, gli stessi valori sanciti dalla Costituzione figlia della Resistenza.

Una nuova liberazione ci attende. Viva il 25 aprile, viva l’Italia!

G. Co.
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