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Scritto Domenica 25 aprile 2021 alle 09:51

Unione Valletta, 25 Aprile: ''É l'indifferenza che ci impedisce di essere una comunità''

É stato con il consueto trasporto che l'Unione dei Comuni Lombarda della Valletta ha celebrato, quest'ogg, il 76° anniversario della Liberazione. Con una piccola cerimonia tenutasi al Monumento ai Caduti di piazzetta Brambilla, le due amministrazioni di Santa Maria Hoè e La Valletta, gli Alpini del gruppo San Genesio, i fanti, una rappresentanza dell'ANPI e dell'Istituto Comprensivo Don Piero Pointinger hanno reso onore a quanti hanno dato la vita per la libertà. Presente anche una parte dei membri del Coro Licabella, che hanno allietato la manifestazione con tre canti.



Dopo l'ascolto dell'Inno d'Italia e l'alzabandiera, la parola è passata al parroco, don Paolo Brambilla, che ha benedetto la corona d'alloro posata sul monumento. É stato poi il momento del discorso di Efrem Brambilla, presidente dell'Unione, che ha esordito augurando a tutti, presenti e non, un buon 25 Aprile. "Mi piace ricordare le cose per quello che sono" ha spiegato "poichè penso che le celebrazioni non debbano perdere il loro contenuto originario". Con un pensiero anche alle vittime della pandemia, Brambilla ha ricordato come la Resistenza e la lotta per la liberazione siano due argomenti che segnano il nostro territorio da vicino, e di come i partigiani abbiano vissuto il prima linea la guerra anche da luoghi a noi conosciuti, come il Monte di Brianza.


Il presidente dell'Unione Efrem Brambilla, don Paolo Brambilla e il vicesindaco di La Valletta Peter Sironi


"La Liberazione chiude una guerra, chiude una battaglia per la libertà, e chiude soprattutto la pagina del fascismo e delle dittature. Coloro che hanno scelto la Resistenza hanno scelto la rivolta, decidendo di dire basta ad un sistema che aveva privato da tempo le persone delle libertà civili e politiche." I partigiani, ha spiegato Brambilla, hanno messo in gioco la propria vita perchè credevano in un sogno. "Non so se il mondo di oggi è quello che si immaginavano ai tempi, ma so per certo che è importante fare il massimo perchè questa Repubblica sia quanto più vicina possibile a quello che si auspicavano" ha concluso, ricordando ai presenti di impegnarsi per mantenere viva la memoria del 25 aprile e lasciando un pensiero ad uno degli ultimi partigiani del territorio, Giulio Lampugnani, scomparso nel dicembre del 2019.
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Anche Carlo Brambilla, capogruppo degli Alpini, ha ringraziato di cuore quanti si sono impegnati per organizzare la cerimonia, seppur in forma ristretta rispetto agli anni precedenti, e ha chiuso il suo discorso con un arrivederci al 2022, auspicandosi un ritorno alla partecipazione del pubblico.

Il professor Alberto Magni, in rappresentanza dell'ANPI, e l'assessore Raffaele Cesana


Il capogruppo degli Alpini Carlo Brambilla


Portando per prima cosa il saluto del Presidente della sezione lecchese dell'ANPI, Enrico Avagnina, il professor Alberto Magni - docente all'Istituto Viganò di Merate - ha offerto una breve testimonianza. "Abbiamo un debito nei confronti delle giovani generazioni" ha esordito, riconoscendo che i ragazzi vivono oggi una situazione particolarmente delicata e necessitano grande attenzione. Per questo, citando il libro "Uomini e no" di Elio Vittorini, il professor Magni ha spiegato che, come diceva lo stesso autore, non dobbiamo temere il fascismo in sè, con le sue leggi e le sue divise, ma dobbiamo temere il fascismo che c'è in noi, molto più subdolo, che alimenta il privilegio dell'io sul noi. "L'indifferenza è quello che ci impedisce di essere una vera comunità" ha concluso il docente, lasciando spazio alle note di "Bella ciao" intonate dai membri del Coro Licabella.
G.Co.
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