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Scritto Lunedì 12 aprile 2021 alle 19:40

Merate: da rosso ad arancione ma per i baristi è sempre dura: ''Perdite fino al 70% e ristori che hanno coperto solo il 15%''

C'è chi si è incatenato dopo essere stato raggiunto per la terza volta da un provvedimento di chiusura, come la barista di Colico, chi ha sposato l'iniziativa di categoria ed è sceso in piazza a Roma per manifestare contro le continue limitazioni, chi si è rassegnato ed è andato avanti a singhiozzo stringendo i denti e sperando in una luce in fondo al tunnel.
Tra le categorie particolarmente colpite ci sono i baristi che, col passaggio da zona rossa ad arancione, in realtà non avranno alcun beneficio perchè per loro la somministrazione continuerà ad essere solo da asporto. Probabilmente ci sarà più movimento in quanto la gente sarà più libera di spostarsi, nei centri cittadini la riapertura dei negozi farà affluire qualche cliente e qualche caffè in più si riuscirà a fare. Ma la situazione resta drammatica, con perdite che nell'ordine del 60/70% e ristori che sono arrivati a coprire il 10/15% delle perdite.
Abituati a rimboccarsi le maniche, a non darsi per vinti e a cercare, pur con fatica, un pizzico di ottimismo i baristi meratesi hanno raccontato un po' la loro situazione.


BAR BIFFI PADERNO D'ADDA (Omar Molteni)



In questi ultimi mesi non ho ricevuto nessun aiuto dal governo e dal 2020 quel poco che mi hanno dato non è bastato a pagare nemmeno un mese di affitto. Le associazioni di categoria e gli enti locali sono stati inesistenti, non hanno contribuito nemmeno alle spese di gas, luce o bollette del telefono. Io sono convinto che il governo conosca bene le difficoltà che abbiamo, ma finché il Presidente del Consiglio dichiara che nuove imprese stanno nascendo e di conseguenza assumeranno chi non ce l’ha fatta, è normale che noi “piccoli” siamo destinati a finire nel dimenticatoio. Io continuo a lottare e rimanere aperto per provare a portare a casa qualcosa da mangiare. Posso solo che sperare in una riapertura. A questo punto vorrei fare io una domanda, sperando che qualcuno ai “piani alti” sappia rispondermi: perché in questi paesini di 3500 abitanti noi proprietari di bar siamo costretti all’asporto quando invece ci sono gli autogrill stracolmi di gente? Chi me lo spiega questo?”


PORTOBELLO BAR&BISTROT VERDERIO - Mara Mistretta



Nel 2021 non ho ricevuto niente dal governo. Io ho aperto il mio locale a ottobre 2020 e ad oggi credo che l’aiuto più grande che possano darci sia, perlomeno, la sospensione dell’affitto. Penso anche che chi ha tabacchi e Lotto riesca ad attirare maggior clientela e di conseguenza lavorare di più. In ogni caso, non me la sento di lamentarmi perché sto lavorando bene lo stesso, nonostante la criticità della situazione riesco ad andare avanti ed essendo da sola a gestire il locale non ho ulteriori spese. Io continuo ad aspettare un eventuale aiuto, forse mille euro, anche se con quelli non ci pago nemmeno un mese di affitto. È evidente che non possiamo cambiare la situazione, in ogni caso rimango positiva e fiduciosa


BAR SPORT VERDERIO di Salomoni

Attualmente non abbiamo ricevuto nessun ristoro. Nel 2020 qualcosa è arrivato e fortunatamente avendo la tabaccheria riusciamo più o meno a compensare le perdite, che sono molte, ma si va avanti. Ringrazio di riuscire ad arrivare a fine mese, con l’acqua alla gola, ma ci arriviamo. È chiaro che il passaggio a zona arancione non cambia nulla, andiamo avanti come abbiamo sempre fatto. Quello che mi viene da dire è che mi spiace molto per coloro che non ce la stanno facendo, questo mi fa provare molta rabbia


BAR DERBY CAFFE' MILANI IMBERSAGO - Andrea Filippini



Io definirei questa situazione tragicomica. Gestisco questo bar con mia moglie da vent’anni e abbiamo deciso di lavorare solo durante i mesi di zona gialla perché per noi questo non vuol dire essere un bar. Per quanto riguarda i ristori devo dire che nel 2020 sono arrivati, nonostante si sia trattato di cifre irrisorie. Ho l’affitto da pagare e ad oggi non mi vergogno a dirlo, abbiamo finito i soldi, è per questo che abbiamo deciso di riaprire. Mi auguro che ci sia un maggiore afflusso di gente visto che con la zona arancione le persone non sono più costrette ad uscire con l’autocertificazione. Parlando con la mia commercialista mi spetterebbero due mila euro per le limitazioni di gennaio febbraio e marzo, posso solo sperare che arrivino, per il resto non posso che confidare in maggio.


BAR CENTRALE IMBERSAGO - Pierantonio Redaelli



È evidente che da zona rossa a zona arancione non sia cambiato nulla. È ovvio che abbia avuto delle perdite, con la chiusura alle 18 la maggior parte delle attività ne hanno certamente risentito perché la gente finiva di lavorare e veniva al bar, adesso non può più farlo. Per quanto riguarda i ristori posso dire che a me sono arrivati. Io penso che se non si hanno problemi con l’agenzia delle entrate i soldi vengano dati. Anche io ho l’affitto ma ho avuto la fortuna che la proprietaria del locale mi sia venuta incontro. Penso che i bar storici non stiano avendo grosse difficoltà, forse chi ha appena intrapreso questa strada e ha fatto un grosso investimento adesso non riesce ad andare avanti, ma questo è solo il mio pensiero. Non ho intenzione di trasgredire le regole, vado avanti e confido in una imminente riapertura.


BAR CENTRALE CALCO



Perchè cambi qualcosa per le nostre attività serve la zona gialla. Gli allentamenti alle restrizioni di oggi non ci riguardano molto. Arriviamo da un periodo che non voglio definire drammatico perché non mi piace essere disfattista, ma molto difficile sì, nel quale abbiamo calcolato un 60% di perdite generali. Alcuni giochi come la lotteria sportiva è ferma e qui abbiamo perso un 10/15%. Per i tabacchi non è cambiato un granché, mentre la caffetteria è pressoché ferma. I ristori che abbiamo ricevuto in questi mesi di pandemia coprono a stare larghi il 10% di queste perdite, mentre sappiamo che in altri paesi come in Francia e Germania lo Stato ha riconosciuto fino al 75%. In quel caso basta tirare un po' la cinghia e si va avanti. Noi invece i conti veri li facciamo con i costi fissi, che chiaramente hanno molta più incidenza se guadagno la metà rispetto ad un periodo normale. Capisco le proteste e solitamente sono a favore, ma in questo caso mi pare evidente che i soldi mancano a livello centrale, perciò c'è ben poco da fare.


LA TERRAZZA MERATE - Angelo Ampolo



Dopo 13 mesi in questa situazione sostengo che siamo quasi arrivati alla metà. Dobbiamo pazientare ancora un po', giusto qualche settimana, prima di rivedere la luce. Se si doveva fare qualcosa come categoria lo si doveva fare prima. Arrivati a questo punto non ha più senso. Oggi ci sono i vaccini che ci consentiranno di raggiungere l'obiettivo della riapertura. E se è vero che le dosi in arrivo sono milioni, allora non resta che soffrire ancora per poco e la situazione, che è stata catastrofica per tutti, migliorerà. Qui abbiamo raggiunto un calo del fatturato del 75%, con i ristori che sono bastati a coprire appena il 10%. Ma nonostante ciò, a questo punto penso solo a resistere ancora un poco.


CRAL di BRIVIO - Alba Locatelli



Quello che più mi fa arrabbiare in questo momento, se devo essere sincera, è l'atteggiamento degli enti locali. Trovo che non ci stiano rappresentando. Per fare un esempio, quando hanno chiuso il centro vaccinale di Olgiate si sono battuti fino all'ultimo per ottenerne la riapertura, ma se guardo a quello che hanno fatto per noi vedo ben poco a parte toglierci la tassa sull'occupazione del suolo pubblico. Guardo ai sindaci perchè sono i più vicini a noi, chiaramente, mentre di chi ci governa non voglio nemmeno parlare. Per quantificare i danni che ci ha provocato questa situazione, posso dire che di fatto guadagni non ne abbiamo avuti per niente. Il conteggio sulle perdite è statao in pratica una beffa, perchè il calcolo è fatto su un anno intero e noi essendo un paese turistico qualcosa in estate l'abbiamo fatta. Così la nostra perdita ha raggiunto il 18%, tecnicamente, e non abbiamo potuto beneficiare dei ristori. La verità è che tutto quello che abbiamo guadagnato in estate lo abbiamo messo nelle spese. Meritiamo più attenzione come categoria e invece siamo tra le più penalizzate insieme ai teatri e cinema, per citarne un paio. Le proteste servono fino ad un certo punto. Potremmo anche accordarci per fare uno sciopero fiscale, ad esempio, ma se lo faccio solo io rischio una multa per niente. Dovremmo farlo tutti, allora in quel caso le cose potrebbero cambiare.


P. STOP – CERNUSCO LOMBARDONE Pietro Ghisleni (gestore)



Per noi da zona rossa ad arancione non cambia molto. Preferivo una chiusura vera e propria per tutti e per un mese in modo da ridurre drasticamente la diffusione del virus, consentendoci poi di riaprire con più serenità. Devo dire che un po’ riusciamo a lavorare, pensavo peggio. Per la nostra categoria di bar il lockdown totale lo abbiamo vissuto solo durante la prima ondata nel 2020. Poi almeno mezza giornata siamo sempre stati aperti e siamo così riusciti a dare una continuità del servizio ai nostri clienti. In questo anno abbondante non abbiamo guadagnato, ma nemmeno ci abbiamo rimesso. Siamo riusciti giusto giusto a sostenere l’affitto, le bollette e il costo dei due dipendenti, ai quali all’inizio ho anticipato la cassa integrazione che non arrivava dallo Stato. Noi siamo aperti da nemmeno due anni, li festeggiamo a giugno. Essendo una nuova società abbiamo ricevuto 3 mila euro. Di recente ne sono arrivati altri 2 mila euro. Poca roba. Avendo un ampio spazio all’aperto penso dovremmo avere la possibilità di sistemare dei tavolini distanziati. Mi fa un po’ rabbia che invece luoghi al chiuso come i centri commerciali possono stare aperti e noi non possiamo tenere dei tavoli fuori. Però l’adesione alle proteste e scegliere di violare le regole non avrebbe senso. Rischierei per nulla, sarebbe una guerra persa in partenza. Capisco che ci possano essere delle situazioni più gravi della mia, ma per quanto mi riguarda non sono d’accordo sulle manifestazioni di Roma.


BAR GALLI – OSNAGO Sabrina Ndoka (dipendente)



Un po’ di gente si crea, siamo in una posizione strategica di passaggio. C’è la piazza di fronte a noi che dà la possibilità ai clienti di consumare all’aperto, anche se non ai nostri tavolini. Rispetto ai ristoranti, alle palestre e alle discoteche, ad esempio, siamo messi meglio. O ci lamentiamo o ci consoliamo così, ritenendoci più fortunati di altri. Di fatto noi, pur con alcune limitazioni di precauzione, abbiamo potuto tenere aperto. Adesso dobbiamo chiudere alle 18.00 ma la scorsa estate fortunatamente non c’era il coprifuoco. Noi oltre al bar siamo anche una pasticceria e questo ci ha consentito di mantenere la clientela. Penso ad esempio alla Pasqua appena passata: con le colombe e le uova di pasqua abbiamo lavorato abbastanza.
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