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Scritto Lunedì 12 aprile 2021 alle 09:04

'Retesalute': ma se un servizio mi costa 100 e lo vendo a 50 è probabile che fallisco, ditemi che il caso non è così semplice



Clarice e Hannibal Lecter ne ''Il silenzio degli innocenti''
Egregio Direttore,
anzitutto ritengo doveroso ringraziarLa per i precisi e continui aggiornamenti sulle sorti delle tante realtà locali attualmente nell’occhio del ciclone. Tra queste Retesalute.
Mi permetta una domanda o osservazione da completo ignorante in materia di bilanci in genere e sicuramente in ambito pubblico:
ma se io (Comune) sono proprietario di un’azienda (Retesalute), a cui chiedo di erogare servizi a me stesso, che costano 150€ volendoli pagare, però, 100€, non è plausibile aspettarsi che nel breve medio periodo l’azienda di cui sono proprietario collassi?
Oppure: se a me, azienda Retesalute, i servizi che “vendo” a 100€, costano 150€, non mi devo prima o poi aspettare di ripianare il bilancio in qualche modo?

La prego, mi rassicuri che non sia tutto questo pasticcio di tale disarmante semplicità!
Cordialmente

Emiliano Zatelli


''Prima regola Clarice: la semplicità. Leggi Marco Aurelio: di ogni singola cosa chiedi che cos’è in sé, qual è la sua natura''.

Ecco Emiliano Zatelli ha seguito il consiglio di Hannibal Lecter – ci perdonerà l’accostamento infelice – e ha posto una semplice domanda dandosi una altrettanto semplice risposta. Ricavo maggiore del costo = guadagno; costo maggiore del ricavo = perdita. E’ incredibile come tanti sindaci a partire da quello di Merate si siano dedicati alla caccia delle irregolarità nella stesura del bilancio – che ci sono state ma non sembra causando perdite, tutt’altro – anziché porsi la domanda più banale: Retesalute mi offre un servizio migliore alla media di sistema ad un costo inferiore alla medesima. Non è che prima o poi salta tutto in aria? Bene, questo è accaduto: i comuni hanno beneficiato di servizi ad alta qualità e basso costo e ciò ha aiutato molto soprattutto quando i vincoli del patto di stabilità erano più stringenti. Adesso però c’è il conguaglio da saldare. E qui, nella migliore tradizione italica, scende in campo un plotone di esperti, naturalmente in dissenso l’uno dall’altro ma tutti autorevoli. Poi però tra loro si distinguono: c’è chi spiega che è indispensabile liquidare per via dell’ormai famoso “555” e già si prepara ad assumere la veste di commissario liquidatore e chi invece sostiene che in presenza di un piano credibile di risanamento si può proseguire. Tutti concordano su un punto: le perdite vanno coperte comunque. E allora perché liquidare? Il bilancio 2020 si dice chiuderà in utile e così il budget 2021. Certo se non si portano i bilanci 2018 e 2019 in approvazione non si avrà mai contezza piena del cosiddetto “buco”. Una società normale guidata da un Amministratore delegato appena competente avrebbe già predisposto una ricapitalizzazione accanto al piano di rilancio aziendale. Invece in Retesalute con un CdA ridotto, un direttore le cui capacità sono ancora tutte da dimostrare e un presidente dell’assemblea che appare quanto meno in stato confusionale si continua a discutere del nulla. Quando detto presidente nonché sindaco di Merate dice ai colleghi d’aula che è pronto a ritirare la delibera di messa in liquidazione ma tanto tra quindici giorni la ripresenterà senza una parola di più ne una di meno che cosa ci si può aspettare se non una fine ingloriosa?
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