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Scritto Mercoledì 07 aprile 2021 alle 15:03

Osnago: "con dolore" passa l'indirizzo di liquidare Retesalute. No ai 2 emendamenti

Osnago ha approvato nella serata di martedì 6 aprile la delibera che dà mandato al sindaco di esprimere voto favorevole allo scioglimento attraverso l'avvio della liquidazione volontaria dell'azienda speciale Retesalute durante la prossima Assemblea dei soci che, alla giornata di ieri, era in programma per il 14 aprile. Al soggetto liquidatore, che dovrà essere collegiale, verrà chiesto - stando alla delibera - di formulare un piano di liquidazione entro un mese dal suo insediamento. L'operazione andrà conclusa entro il 31 dicembre 2022. Tra gli obiettivi la continuità dei servizi offerti con la salvaguardia dei posti occupazionali. L'ipotesi auspicata è la risoluzione della procedura di liquidazione, con un "ritorno in bonis" dell'azienda. In base alla Conferenza dei sindaci di sabato scorso, sono state riportate alcune modifiche al testo da deliberare nei Consigli comunali per andare incontro alle richieste dei soci dell'Oggionese, che sono entrati nella compagine sociale nel marzo del 2019. Questi saranno chiamati a corrispondere quanto di competenza solo in riferimento ai servizi acquistati e alle spese di funzionamento da quel momento.

Scettico il consigliere di minoranza Vittorio Bonanomi: "Dal punto di vista giuridico, l'operazione più che una messa in liquidazione con revoca assomiglia a quando ci si rivolge al tribunale per chiedere di essere ammessi a una procedura di concordato preventivo, faccio delle proposte per pagare i creditori, il tribunale mi dà l'ok e torno in bonis". Bonanomi ha precisato: "La rimessa in bonis consegue a un'operazione di concordato preventivo quando la società viene riportata in attivo e viene tolta dalla visura camerale la dicitura di concordato preventivo, anche se non è questo il caso. L'operazione è un po' un ibrido, diciamo che è un concordato fatto in casa. Si mette in liquidazione la società con l'idea di revocare lo status di liquidazione". Sulla confusione nei conti dei bilanci passati che ha generato le incertezze, Bonanomi ha lamentato: "Ad oggi non è ancora chiaro il motivo di queste enormi perdite che si sono generate. Penso che nessuno abbia chiaro da dove sono nate. Ci sono state delle spiegazioni, ma non sappiamo ancora effettivamente il perché si è arrivato a scoprire a distanza di anni che il bilancio non erano appena in attivo, ma c'erano delle grosse perdite".
 
Orgoglio Osnago, così come altri gruppi di minoranza, ha preparato due emendamenti. Li ha illustrati il capogruppo di opposizione Marco Riva: "Si parla troppo poco di responsabilità, non si parla mai di falso in bilancio di cui, ahimè, mi sembra ci sia un'evidenza". La scelta non è quindi quella di votare contro ma di accettare il nuovo corso con degli appunti ulteriori, non seguendo dunque la linea indicata dal consigliere di minoranza di Cernusco Salvatore Krassowski [clicca QUI], definito da Riva "un noto e famoso esponente della sinistra". Dunque indicare con forza che chi sbaglia paga.



"Chiediamo di determinare i contributi straordinari dovuti dai Comuni soci, in considerazione dei maggiori servizi realmente forniti da Retesalute ad ogni Comune" questa la prima richiesta formale. La seconda invece: "Trasmettere la seguente delibera e il successivo verbale dell'assemblea dei soci alla Procura della Repubblica per le opportune valutazioni di responsabilità dei precedenti amministratori di Retesalute in merito ai bilanci che sono stati dichiarati".
 
Entrambi gli emendamenti sono stati bocciati da "Progetto Osnago". Il sindaco Paolo Brivio ha sostenuto che il testo del deliberato non possa nei fatti essere cambiato perché solo su quella bozza il sindaco si potrà esprimere in sede di assemblea dei soci. "Non abbiamo possibilità di proporre modifiche che necessariamente gli altri soci non avrebbero avuto il tempo di valutare - ha dichiarato il primo cittadino - Questo ce lo chiede il notaio che, da statuto, dovrà sovraintendere all'assemblea straordinaria. Questa è l'unica proposta ammessa al voto. Prendere o lasciare". Inoltre ha evidenziato che nell'atto c'è già il riferimento alla ricerca delle responsabilità da parte del liquidatore e al risarcimento dei danni e che esiste già un'indagine in corso da parte della magistratura.
 
A proposito del liquidatore Brivio ha puntualizzato: "Abbiamo chiesto con forza che il soggetto liquidatore non sia monocratico, ma collegiale. Mentre un esperto tecnico della materia delle crisi aziendali dovrà fare il suo lavoro tipico da liquidatore, dovrà però anche confrontarsi con soggetti che hanno conoscenza dell'azienda e del tema dei servizi alla persona perché in questi mesi l'azienda non smetta di erogare i servizi che il territorio si attende".
 
Il sindaco non si è addentrato nel commentare la distinzione con il concordato preventivo fatto aleggiare dal consigliere Bonanomi. Ha riconosciuto di non averne i titoli. Ha però valutato: "Che la liquidazione sia necessaria l'abbiamo appurato un po' tutti. C'è l'articolo 555 della Legge di Bilancio del 2013 che, sebbene sia stato oggetto di varie interpretazioni della Corte dei Conti, sembra lasciare poco scampo. Questa materia è stata oggetto di approfondito, larghissimo e accorato dibattito tra consulenti giuridici anche di alto livello, revisori dei conti, segretari comunali. È un esito non avventato".
 
Sono suonate come una sentenza contro dei suoi omologhi le parole proferite durante la discussione dal sindaco: "Dopo due anni, chi accampa ragioni procedurali per rinviare una decisione di fatto sollecita una situazione di cui sarà difficile vedere la ricomposizione. Di fatto si assume la responsabilità politica di mettere in discussione la gestione associata dei servizi sociali del territorio. Questo può essere un obiettivo politico che qualcuno ha in mente di perseguire e forse sarebbe bene che lo dichiari apertamente". Curioso che questa era l'accusa che proprio a Brivio e a un manipolo di sindaci in origine era stata mossa da diversi osservatori esterni.
 
Bonanomi ha tuttavia messo in luce il filo logico contraddittorio tra un processo liquidatorio che mira già in partenza alla sua revoca contro un più lineare ripianamento delle perdite accertate. "La prima cosa da fare era comunque il ripiano delle perdite che in ogni modo poi dovremo sostenere. Qualunque strada si scelga sarà il cittadino costretto a ripianare" ha rimarcato il consigliere di Orgoglio Osnago. Sul punto Brivio ha replicato che c'è stata una levata di scudi di alcuni segretari comunali e revisori dei conti. A loro avviso sarebbe stato come riconoscere la responsabilità del debito fuori bilancio senza prima passare da una ricognizione liquidatoria, configurando l'ipotesi di danno erariale.
 
Emendamenti bocciati, appunto, l'atto di indirizzo è stato posto ai voti "con dolore" dal sindaco Paolo Brivio. "Non si propone con leggerezza e tantomeno con gioia un pronunciamento di questo tipo. Si tratta di prendere atto di un fallimento per certi aspetti sostanziale o comunque dell'estrema difficoltà di un progetto in cui tutti ci siamo riconosciuti - ha concluso il primo cittadino - È un passaggio che potrebbe mettere a repentaglio la continuità dell'azienda e poi procurare potenziali sbandamenti nella ricomposizione unitaria. Però questa è la strada che trova maggiore consenso. Materia dei politici sarà come ridisegnare il futuro della gestione associata dei servizi sociali. C'è molto da lavorare e ci sono molte idee da mettere a confronto. Spero che il dibattito su questo fronte sia il più ampio, coraggioso e avanzato possibile. L'azienda deve essere profondamente innovata". Il gruppo di minoranza si è astenuto.
M.P.
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