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Scritto Domenica 28 marzo 2021 alle 11:48

''Esistenze negate'': dalla vicenda del prof. Carlo Gilardi un webinar sulla tutela legale

"Esistenze negate - L'uso dell'amministrazione di sostegno per imporre l'internamento". È questo il titolo del webinar tenutosi durante il pomeriggio di sabato 27 marzo, organizzato dal CCDU - Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, in collaborazione con l'associazione Radicale Diritti alla Follia che, prendendo spunto dalla vicenda del professore airunese Carlo Gilardi, ha proposto alcune riflessioni sul tema.


Ad introdurre il panel di ospiti e a moderare l'incontro è stato il vicepresidente del CCDU, Alberto Brugnettini, che in apertura ha passato la parola a Nina Palmieri, inviata delle Iene, il programma che ha portato alla ribalta nazionale il caso del professor Carlo, condotto in una RSA contro la sua volontà. Per la prima volta da mesi, la giornalista si è detta demoralizzata. "Oggi per me è un giorno triste" ha esordito "in quanto è da cinque mesi esatti che il professor Gilardi è stato portato via da casa sua, e le domande, a distanza di tutto questo tempo, sono rimaste senza risposta". Quesiti che, come ha spiegato, sono stati posti più volte alle figure coinvolte nella vicenda, prima fra tutti l'amministratore di sostegno del professore dal cuore gentile, l'avvocato Elena Barra.

Ricordando che lo stesso Gilardi qualche tempo fa ha fatto richiesta del silenzio stampa, la giornalista si è chiesta come mai, se la sua volontà di tornare a casa sua è rimasta inascoltata per mesi, tutti si siano fatti in quattro per spegnere le luci sulla vicenda. "I desideri di Carlo valgono solo in alcuni momenti" ha detto con amarezza, definendo questa storia "una battaglia umana" e ripercorrendone i momenti salienti. "Non abbiamo rispettato la sua volontà di silenzio stampa e continueremo a non farlo, perchè  non sappiamo più come aiutarlo se non dandogli voce" ha detto Nina Palmieri in chiusura, lanciando un appello e chiedendo un aiuto alle altre persone intervenute durante il webinar e sensibili alla tematica dell'amministrazione di sostegno. Il caso di Carlo Gilardi, come ha chiarito Alberto Brugnettini riprendendo la parola, è solo la punta dell'iceberg, poiché sono tante le persone che si trovano coinvolte in una situazione simile.

A questo punto, l'avvocato Enrico Del Core, presidente del CCDU, è intervenuto per spiegare alcuni aspetti sull'amministrazione di sostegno, introdotta per la prima volta nel 2004 e volta a garantire il benessere della persona tenendo conto della sua volontà. "Il soggetto assistito è definito un 'beneficiario' - ha detto, concentrandosi sulla semantica della parola e ponendo l'accento sulla rilevanza del volere della persona. Parlando di un problema di natura sostanziale, un gap da colmare che intercorre tra la teoria e la pratica, l'avvocato Del Core ha ricordato che il rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo, garantiti dalla Costituzione e dalle leggi internazionali, è basilare. 

Tra gli ospiti intervenuti anche Daniele Castelnuovo, blogger e attivista, che negli ultimi mesi ha preso a cuore la vicenda del professor Carlo, fondando anche un gruppo, 'Anime bianche private della libertà', dove sono raccolte storie simili sulle varie amministrazioni di sostegno. Con lui era presente Brahim, badante e amico di famiglia di Carlo, che nel 1992 è stato accolto a casa sua insieme ai genitori, alla nonna e ai suoi 7 fratelli. Nel suo intervento, il badante si è fatto portavoce del cuore grande del professore, ripercorrendo i tanti gesti di generosità compiuti nei confronti di persone, associazioni e realtà airunesi e locali. Nel ripercorrere quel giorno d'ottobre in cui è stato portato in casa di riposo, Brahim ha sottolineato come, a suo dire, l'allontanamento non sarebbe stato assolutamente volontario ma forzoso.  Ognuno degli ospiti, venendo a conoscenza della storia che vede Carlo Gilardi lontano da casa da cinque mesi, si è detto disponibile a porre l'attenzione su questa vicenda, per smuovere le acque e farlo ritornare nella sua amata Airuno.

Tra loro il dottor Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, che ha definito la situazione "raccapricciante". Tornando con la mente a 40 anni fa, prima che la legge Basaglia fosse dunque approvata, ha detto: "Per la libertà non si lotta mai abbastanza, perchè sempre riemergono cattiveria, interessi privati e mancanza di sensibilità che sovrastano la volontà di ognuno, soprattutto nel momento in cui il soggetto coinvolto è fragile".  

È stato poi il turno di Michele Capano, avvocato e membro del Consiglio Generale del Partito Radicale e tesoriere dell'associazione Diritti alla Follia, promotrice della campagna di informazione e denuncia "Se la tutela diventa ragnatela". Da anni impegnato nella tutela delle persone sottoposte a limitazione della libertà personale, l'avvocato Capano ha sottolineato la necessità di una rivoluzione copernicana nella riposta pubblica e giuridica data davanti ad un soggetto con un disagio psichico. Prendendo esempio dall'esperienza della Svezia, 'Diritti alla Follia' ha delineato una proposta che veda un modello di sostegno rispettoso della persona. "È stato individuato  nell'Ombudsman Personale (OP) svedese una figura perfettamente in linea con la CRPD (Convention for the Rights of People with Disabilities)" ha raccontato, spiegando che la persona in difficoltà ha la possibilità di scegliere un 'personal supporter' che si prenda cura di lei, senza esercitare potere e soprattutto avendo alle spalle una formazione nel campo dell'assistenza sociale. Il fulcro della proposta sta proprio nel fatto che, nel modello svedese, il soggetto beneficiario ha la possibilità ed il diritto di scegliere l'assistente in questione. 

Nel panel di ospiti, che ha visto partecipare esponenti delle più svariate realtà, da quella sanitaria a quella giuridica, anche l'onorevole Veronica Giannone, membro della Commissione Giustizia della Camera e segretaria della Commissione Parlamentare per l'Infanzia e l'Adolescenza. "Si tratta di un tema doloroso" ha esordito, spiegando di avere notato delle somiglianze tra la vicenda del professor Gilardi e le storie che ascolta quotidianamente, che coinvolgono minori in difficoltà. Ricordando che alcuni colleghi qualche mese fa hanno presentato delle interrogazioni all'allora Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, oggi sostituito da Marta Cartabia, rimaste senza risposta. La sua proposta è stata dunque quella di fare un'interpellanza, un quesito diretto in Aula alla presenza del Sottosegretario, che dà agli interessati la possibilità di discutere del tema. "Ciò che posso suggerire è di continuare a fare rumore per attirare l'attenzione sulla vicenda" ha concluso, spronando a raccontare la storia del prof Carlo e di tutti coloro che vivono la sua stessa situazione. 


Tra coloro che hanno ricordato l'importanza di vigilare sulle attività di amministrazione di sostegno anche Diego Cervai, presidente dell'associazione UHRTA - United Human Rights Trieste Association: "Abbiamo constatato che purtroppo ci sono tanti amministratori che non svolgono il loro lavoro nel rispetto della legge, e che ormai è divenuto quasi un business".

Come lui, anche Cristina Paderi, segretaria dell'associazione Diritti alla Follia, ha dato voce alle tante storie che ogni giorno arrivano all'orecchio del gruppo, leggendone alcune direttamente. "In questi casi più che mai è fondamentale fare rete, e non si tratta del solito slogan ma di far sì che le persone che si rivolgano alle nostre associazioni abbiano una pluralità di fonti dalle quali trarre informazioni". Il fulcro del suo intervento è stato il ricordare ai famigliari delle persone poste sotto tutela l'importanza di conoscere l'iter a cui conduce la richiesta di amministratore di sostegno per un parente in difficoltà. 
Il webinar è stato chiuso da una sessione di domande rivolte ai relatori.
G.Co.
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