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Scritto Lunedì 22 marzo 2021 alle 14:03

Osnago: responsabilità dei singoli e della collettività nel contrasto ai discorsi d'odio

La sera di venerdì 19 marzo si è tenuta in diretta streaming - dalle pagine delle associazioni Progetto Osnago, Dietrolalavagna, ARCI La Lo.Co. e Amnesty Merate - la terza serata del ciclo “Le parole sono importanti”, un’iniziativa proposta dai sodalizi citati, con il patrocinio dei comuni di Cernusco Lombardone, Merate e Osnago, finalizzata a comprendere meglio il fenomeno dell’hate speech, i discorsi d’odio con focus su “Responsabilità dei singoli e della collettività nel contrasto ai discorsi d’odio: gli strumenti possibili”.


Rispetto alle serate precedenti - la prima “Quando la critica diventa odio” con Federico Faloppa e la seconda in merito agli aspetti educativi per una comunicazione non ostile - l’intenzione di questo terzo appuntamento è stato quello di approfondire pragmaticamente i vari modi per contrastare i discorsi d’odio. Sono state infatti invitate Martina Chichi e Francesca Liccardo di Amnesty International Italia, entrambe attive in progetti di analisi e opposizione all’hate speech.
Martina Chichi ha iniziato spiegando innanzitutto il loro obiettivo. La visione nel lungo periodo di Amnesty International Italian, ha detto, è auspicarsi che l’uso del linguaggio violento, aggressivo e discriminatorio nei confronti di categorie vulnerabili, diminuisca. Al giorno d’oggi questa narrazione tossica che deumanizza e rafforza gli stereotipi è possibile trovarla sia offline che online e spesso è veicolata da politici e altri personaggi pubblici di rilievo. Prima di spiegare in particolare il suo progetto, ha illustrato una scala redatta dalla commissione Jo Cox per categorizzare il linguaggio d’odio e avere un’idea più chiara. Si parte dagli stereotipi negativi e linguaggio ostile normalizzato, passando da discriminazioni per il tipo di lavoro, scuola, o abitazione, o minacce e incitamento alla denigrazione, fino ad arrivare a veri e propri reati.
Attualmente Martina Chichi coordina il “Barometro dell’odio”, un progetto di ricerca volto a monitorare il livello di discriminazione e hate speech nei dibattiti online su Facebook e Twitter, combinando l’uso di algoritmi e coinvolgendo attivisti del territorio italiano. Nel 2020 in cinque settimane di monitoraggio sono stati valutati più di 40 mila commenti ed è stato analizzato che i post offensivi su temi divisivi dei politici generano più hate speech, che i politici tendono a commentare subdolamente senza cadere nell’hate speech lasciando parola agli utenti. Infine che le categorie maggiormente colpite da commenti negativi rimangono le donne, gli immigrati e le minoranze religiose. A breve verrà pubblicata l’analisi del 2021.




É intervenuta quindi Francesca Liccardo raccontando del progetto “Task force hate speech” di Amnesty, attivismo digitale volto a combattere i discorsi d’odio sui social media. Il progetto è nato nel 2016 per estendere la difesa dei diritti umani anche sul web e attualmente è supportato da 80 membri sparsi per tutta Italia, che sono stati formati per poter intervenire pubblicamente (online) per diffondere un modello positivo di confronto e dialogo. Loro seguono principalmente le pagine Facebook di testate giornalistiche importanti, ha spiegato, e cercano di moderare i dibattiti che si creano da commenti lasciati sotto gli articoli, dando esempio di esposizione d’idee e critica costruttiva, ma interagendo anche direttamente (privatamente) con gli/le haters quando si trovano davanti a commenti contenti hate speech. É una cosa delicata, ha detto, parlare privatamente con uno sconosciuto per cercare di farlo ragionare su quanto ha scritto. Bisogna fare contro-narrazione, ma serve empatia e comprensione, senza per questo giustificarli. L’invito per entrare a far parte della task force è aperto a tutti.




Per ultimo è stato detto quanto le policy dei social media siano ancora facilmente aggirabili, motivo per cui molti commenti offensivi o contenenti hate speech non vengono rimossi automaticamente dalle piattaforme. Quando li si avvista sarebbe bene segnalarli. C’è ancora tanto lavoro da fare, hanno convenuto le relatrici, ribadendo che Amnstety, ma anche altre associazioni, sono in continua ricerca di ulteriori mezzi per combattere questo triste fenomeno.
E.Ma.
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