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Scritto Martedì 16 marzo 2021 alle 16:36

Come vent’anni fa diciamo: giù le mani dall’ospedale Mandic. L’appello agli ex Sindaci, Gallina, Perego, Albani e Massironi

Più che una "lettera aperta" quello che segue è da considerarsi un appello, quasi una chiamata alle armi, un invito a lasciare le pantofole per gli anfibi. Perché la posta in gioco è di importanza vitale per Merate e tutto il suo territorio: la sopravvivenza del San Leopoldo Mandic come ospedale di 1° livello. Diventare un presidio ospedaliero territoriale (POT), con un pronto soccorso attivo solo 12 ore, senza auto medica e auto infermieristica, senza il punto nascite è oggi un rischio reale.

La Direzione strategica: il direttore generale Paolo Favini, il direttore sanitario Vito Corrao,
il direttore socio-sanitario Enrico Frisone, il direttore amministrativo Maria Grazia Colombo

La situazione attuale è riassumibile in poche parole: il nosocomio dell'Azienda socio-sanitaria territoriale di Lecco è destinato a diventare un "lazzaretto". Le funzioni essenziali sono tutte sospese. La Chirurgia è ferma, la Cardiologia e in gran parte area Covid, la Medicina è quasi tutta area Covid come la Pneumologia, Ortopedia è ai minimi termini, Pediatria e Psichiatria sono chiuse, operano a ritmo ridotto Neurologia e, compatibilmente con gli sgambetti che arrivano dall'interno, Ostetricia e Ginecologia, la cui caposala è stata trasferita al Manzoni prima ancora che arrivasse la sostituta. Endoscopia resta operativa ma già un medico è stato trasferito in aree Covid e si è in attesa del via libera all'assunzione di un indispensabile aiuto.

 

 

L'appello è rivolto agli ex sindaci della città: Mario Gallina, Dario Perego, Giovanni Battista Albani e Andrea Massironi. Andrebbe rivolto anche a Andrea Ambrogio Robbiani ma la sua posizione all'interno dell'attuale Giunta senza distinguo alcuno, testimonia la condivisione dell'operato del Sindaco in carica che pur avendo tenuto per sé la delega alla sanità non è stato in grado neppure di ottenere una tensostruttura per le vaccinazioni. Il Mandic è l'unico ospedale lombardo a vaccinare gli ultraottantenni al 4° piano. Una soluzione di cui la direzione strategica si dovrebbe vergognare.

Mario Gallina, Dario Perego, Giovanni Battista Albani e Andrea Massironi

Ma l'appello è rivolto anche a tutti coloro che al Mandic hanno dedicato tempo e affetto: Sandro Cesana, Giacomo Molteni, Giliola Sironi, Gino Sala, Aldo Castelli, tutti ex membri del Comitato di Gestione negli anni ottanta, a sindaci e ex sindaci del territorio, Marco Molgora, Antonio Colombo, Filippo Galbiati, Bruno Crippa, Federico Airoldi, Stefano Motta, Giovanni Battista Bernocco, Efrem Brambilla e i suoi predecessori Corbetta, Tavola, La Mancusa, insomma a tutti coloro che hanno a cuore le sorti del presidio.

Alessandro Brambilla sindaco di Olgiate, Dario Perego sindaco di Merate e Roberto Corbetta sindaco di Santa Maria Hoè

Nella foto Mario Tentori sindaco di Barzago, Marta Casiraghi sindaco di Missaglia e Giuseppe Magni sindaco di Calco.
Primo a sinistra Sergio Bagnato sindaco di Cernusco

Marco Molgora sindaco di Osnago, Antonio Colombo sindaco di Casatenovo, Beniamino Colnaghi sindaco di Verderio Superiore

 



Gianmario Fragomeli ex sindaco di Cassago, Bruno Crippa sindaco di Missaglia e Filippo Galbiati sindaco di Casatenovo

Osservando le porte chiuse di Pediatria lo sconforto assale. Era il reparto di Vincenzo Saputo, ce lo ricordiamo tutti, per trent'anni primario di fama internazionale, e poi di Ferdinando Valli e del compianto Alberto Bettinelli. La Pediatria del Mandic era una delle punte di diamante con la chirurgia pediatrica del grande Marco Bernardi e quella ortopedica della bravissima Cristina Viganò. Avrebbe potuto diventare un polo di eccellenza. Oggi il reparto è sostanzialmente chiuso.

In alto Vincenzo Saputo e Ferdinando Valli. Sotto Alberto Bettinelli, Marco Bernardi, Cristina Viganò

Chi resiste lo fa a suo rischio e pericolo come i medici di Ostetricia Ginecologia "accusati" e "intimoriti" perché sforano l'orario di lavoro, al solo scopo di assolvere al ruolo che compete al medico, curare, e curare prima possibile. Siamo alla follia, eppure è così, senza difese il reparto è sottoposto ad attacchi continui. Il sospetto che si voglia impedire il raggiungimento dei 500 parti per avere così motivo di chiudere il punto nascite è sempre più concreto.

Gregorio Del Boca

Chi scrive ha ottenuto la tessera di giornalista il 16 marzo 1981, esattamente quarant'anni fa. E da allora - ma anche da qualche anno prima - ha seguito le vicende locali, rigettando proposte velleitarie di lavorare altrove. Oggi il San Leopoldo Mandic è al punto più basso della sua storia iniziata nel lontano 1842.

Pietro Caltagirone, Ambrogio Bertoglio e Mauro Lovisari

La difesa della stampa non basta più, anche perché non ci sono interlocutori come Pietro Caltagirone, Ambrogio Bertoglio, Mauro Lovisari, top manager attenti alle istanze del territorio. E' necessario che tornino in campo gli uomini che hanno rappresentato le Istituzioni. Lo facciano in modo riservato, utilizzando i canali che meglio ritengono utili. Ma non perdano altro tempo. Nel 2002, sindaco Dario Perego, la manovra di disarticolare l'ospedale cittadino per concentrare l'acuzie a Lecco fu sventata dal Comitato Mandic che il 4 maggio cinturò il presidio forte della presenza dei gonfaloni dei 26 comuni del distretto sanitario e il 7 giugno mise in strada, da via Cerri a Piazza degli Eroi millecinquecento persone con altrettante fiaccole per gridare: giù le mani dal Mandic.

Lo ribadiamo ora come allora: giù le mani dal Mandic. Ma dobbiamo essere in tanti a gridarlo. A partire dagli amici Gallina, Perego, Albani e Massironi che hanno ben degnamente rappresentato la nostra città.

Claudio Brambilla
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