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Scritto Martedì 23 febbraio 2021 alle 13:55

Le parole sono importanti/1: l'odio e le sue nuove forme ''amplificate'' dalla pandemia

Nelle ultime ore siamo stati bombardati da continue notizie riguardanti l'aggressione verbale nei confronti dell'onorevole Giorgia Meloni da parte del professor Giovanni Gozzini.
Il carattere misogino che compone l'odio nelle sue sfumature è uno dei tanti pilastri che creano il cosiddetto «hate speech», o discorso d'odio, che, tanto subdolamente quanto velocemente, sta toccando sempre più persone.
Mai momento è stato più propenso per proporre il ciclo di incontri sull'importanza delle parole inserite nei discorsi d'odio.

A contrasto di questa che è ormai una piaga sociale è intervenuto il professor Federico Faloppa, docente di storia della lingua italiana e di sociolinguistica all'università di Reading, in Inghilterra, e collaboratore con Amnesty International, che lunedì 22 febbraio 2021 ha tenuto una conferenza in streaming intitolata "Dalla libertà di espressione alla violenza verbale: quando la critica diventa odio", coordinata dalle associazioni Amnesty International Gruppo Merate, Arci La Lo.Co di Osnago, Dietrolalavagna di Merate e Progetto Osnago.

Impegnato nel sociale, il docente ha cercato la giusta definizione di «discorso d'odio», un significato che non ha una forma ben definita, in quanto tale sentimento è "materia liquida" e non segmentabile al di fuori del suo contesto di applicazione.
Il suo linguaggio non neutro, asemantico ha sempre un riscontro politicamente corretto in quanto l'inibizione della volontà di odio gioca un ruolo di deviazione all'intenzione del locutore, assumendo le vesti del "buonista indolente". In pratica l'odio può essere usato in forma implicita così non si ha la vera intenzione di offendere ma semplicemente ci può essere una travisazione nel significato, ed è questo che caratterizza, principalmente, l'hate speech.
Il lavoro del prof. Faloppa non è così mai facile: il correttamente politico mette alle corde gli attivisti, l'odio è un valore intrinseco alla natura umana, un istinto che non può essere violato.
Il mondo evolve e così evolvono anche le sue dinamiche; il secondo millennio ha aperto nuove frontiere dell'odio, si sono creati molteplici spazi d'ingerenza che lo vedono come fenomeno motivato ma indolente; è celebre la metafora del social network (o meglio del proprio profilo social) che viene visto come il balcone di casa propria: è sempre parte dell'abitazione ma è quella maggiormente esposta, e come su un balcone, ci si sente in diritto di proferire qualsiasi cosa nonostante ci si trovi all'interno del proprio spazio social.

Le associazioni di cui anche il professore fa parte devono far fronte a nuovissimi veicoli d'odio; è nato recentemente il concetto di zoombombing, un fenomeno ormai frequente, in cui piccoli gruppi di persone si insinuano, anche privatamente, in un comunità circoscritte di individui per insultare e inneggiare a xenofobia, omofobia, misoginia, condividendo materiali che danneggiano e interrompono la comunicazione "democratica".

La reversibilità dell'astio, secondo il professore, può assumere due forme diverse: da un lato esso può essere estinto e l'odiatore diventa sostenitore della causa o della persona soggetta a denigrazione, sopruso o diffamazione; dall'altro l'hater può essere vittima della sua stessa arma, rimanendo ingoiato dal vortice che intrappolava le altre persone, finendo in pasto alla gogna mediatica. Ma l'odio è fine solo a se stesso. Ed è da questo presupposto che si autoalimenta: l'emulazione dello stesso comportamento porta a giustificarsi in quanto conformati e eguagliati a livello sociale; per questo le minoranze etniche, di genere e politiche trovano difficoltà a farsi sentire, assumendo connotazioni spesso dispregiative in quanto fautori della propria ostilità.

La non prevedibilità dell'emergenza sanitaria ha elevato la xenofobia ad un livello superiore: il populismo nutrito dal malcontento ha radicato nell'incitamento razziale la ricerca del capro espiatorio della pandemia. Infine stereotipi e false rappresentazioni sfociano in valvole di sfogo discriminatorio fino ad arrivare ai crimini d'odio.
Concludendo la conferenza, Faloppa ha spiegato come i contesti pragmatici veicolano la tolleranza e l'inclusione e si possono varcare i confini tipicamente estremisti, in quanto l'odio è solo una frustrazione interiore che cerca un modo per essere smorzata.


Il prossimo incontro è in calendario giovedì 4 marzo e avrà come titolo "Educare alla comunicazione non ostile: esperienze a confronto".

R.Ro.
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