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Scritto Lunedì 22 febbraio 2021 alle 19:43

Merate: palazzo Prinetti va ''svuotandosi''. Alpini, caritas e 2 famiglie...con le valigie

Palazzo Prinetti
E' il simbolo indiscusso della città di Merate che può così vantare una delle più belle piazze di tutta la provincia, di certo l'unica con un castello così imponente e una torre.
Palazzo Prinetti è da sempre al centro del dibattito per vivacizzare il centro storico, riportarlo alla vitalità di un tempo, farlo diventare un polo artistico, culturale, storico, aggregativo per tutto il territorio. Ma il pallino lo ha in mano la parrocchia sant'Ambrogio, proprietaria dell'immobile che negli anni è stato sempre meno utilizzato, vuoi per ragioni logistiche vuoi per questioni di sicurezza.
Tante le iniziative portate avanti per cercare di catalizzare l'attenzione anche di potenziali grossi investitori ma la situazione è sempre rimasta la medesima. Qualcosa ora si è mossa ma non nel senso che si può pensare.
Gli attuali inquilini dovranno trovarsi un'altra collocazione. Nessuno scontro o “sfratto”. Per il momento il prevosto don Luigi Peraboni non si sbilancia ma conferma che ci sono diverse soluzioni che si stanno valutando e che a tempo debito saranno comunicate.
Alpini e Caritas sono alla ricerca di una nuova sede. I primi hanno attualmente alcuni locali con ingresso da via Papa Giovanni mentre l'associazione assistenziale si trova all'interno del cortile del palazzo con uno sportello per la gestione della “povertà”. Tra le sedi papabili per questa seconda realtà ci potrebbe essere l'ex chiesa di santa Marta dove si trova la sala civica intitolata a don Meschi.
Al castello abitano infine ancora due famiglie e anche per loro si prospetterebbe, il condizionale resta d'obbligo, un cambio di alloggio certamente con tutte le attenzioni e le premure del caso.
Sulle tempistiche, come detto, non ci sono al momento dichiarazioni ufficiali da parte del prevosto. Le voci che si rincorrono parlano di “traslochi” da effettuarsi entro fine anno. Ma si tratta appunto di indiscrezioni e non resta dunque che aspettare.
S.V.
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