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Scritto Martedì 16 febbraio 2021 alle 18:15

'Le parole sono importanti': ciclo di serate sui discorsi d'odio e sulla violenza verbale

Mentre in Italia non si fa altro che parlare della nuova formazione di governo con la pia illusione di aver scacciato il sovranismo recalcitrante, negli Stati Uniti in meno di una settimana si è consumato il processo a Donald Trump. Un impeachment che Enrico Deaglio qualche giorno fa sul quotidiano Domani ha paragonato all'ordine del giorno Grandi che sfiduciò Mussolini e il fascismo. Nonostante l'ex presidente sia stato alla fine salvato e sarà libero di ricandidarsi, le udienze dei democratici entreranno nei libri di storia per le testimonianze raccolte, nei corsi di giurisprudenza e in quelli di oratoria politica e giudiziaria. Così come i comizi e i tweet incendiari di Trump il quale, appena due giorni prima i fatti al Campidoglio degli Stati Uniti, dal palco di Dalton in Georgia esclamò "We're gonna fight like hell" ("Combatteremo come all'inferno"). Al centro dell'accusa di incitazione alla violenza contro le istituzioni c'erano le parole e i loro effetti.

Argomento che in senso lato non riguarda solo gli USA. Dal presidente degli Stati Uniti al bullo a scuola, dagli editorialisti sui giornali ai commentatori seriali sui social, il problema è trasversale. È all'interno di questo contesto che si pone l'iniziativa "Le parole sono importanti" - titolo di morettiana memoria - coordinata dalle associazioni Amnesty International Gruppo Merate, Arci La Lo.Co di Osnago, Dietrolalavagna di Merate e Progetto Osnago, con il patrocinio dei Comuni di Cernusco Lombardone, Merate e Osnago. Momenti di approfondimento aperti a cittadini, studenti, giornalisti, genitori, educatori, amministratori locali e a chiunque altro fosse interessato.

Tre appuntamenti con ospiti di rilievo che si terranno online e trasmessi in contemporanea sulle pagine social delle associazioni coinvolte. Il primo sarà lunedì 22 febbraio, ore 21.00. "Dalla libertà di espressione alla violenza verbale: quando la critica diventa odio". Da qui partirà l'analisi professor Federico Faloppa, docente di Storia della lingua italiana e di Sociolinguistica all'Università di Reading, in Inghilterra. Ha svolto ricerche sugli stereotipi etnici e sulla costruzione linguistica della diversità. È autore di diversi libri, tra cui: Lessico e alterità. La formulazione del diverso (2000), Parole contro. La rappresentazione del diverso nella lingua italiana e nei dialetti (2004), Razzisti a parole (per tacer dei fatti) (2011), Brevi lezioni sul linguaggio (2019) e #Odio. Manuale di resistenza alla violenza delle parole (2020).

 

"Educare alla comunicazione non ostile: esperienze a confronto" è il sotto-tema della seconda serata, giovedì 4 marzo, dalle ore 21.00. I relatori saranno composti da una terna. Rosy Russo, ideatrice di Parole O_Stili, progetto di sensibilizzazione ed educazione contro le pratiche e i linguaggi negativi in Rete, e titolare dell'agenzia di comunicazione Spaziouau. Marco Gui, professore all'Università Bicocca di Milano, dove si occupa di Sociologia dei media, in particolare di "disuguaglianza digitale" e di "competenze digitali", soprattutto tra i giovani. È coordinatore del Centro di Ricerca "Benessere Digitale" (www.benesseredigitale.eu). Rosy Grassi, psicologa che opera da anni all'interno delle scuole e dei servizi psico-educativi dell'area Monza-Brianza.

L'ultimo incontro di venerdì 19 marzo si concentrerà sulla "Responsabilità dei singoli e della collettività nel contrasto ai discorsi d'odio: gli strumenti possibili". A discuterne saranno due rappresentanti di Amnesty International. Francesca Liccardo, che si occupa di progetti di attivismo specializzato per il contrasto all'odio online e il monitoraggio dell'uso della forza da parte delle forze dell'ordine. Martina Chichi, giornalista che coordina il Barometro dell'odio. Attualmente è anche Hate Speech Project Officer per Amnesty International Italia.

Durante gli incontri ci si interrogherà su quali siano le modalità del discorso d'odio e su come individuare il confine tra diritto di critica e violenza verbale antidemocratica ed eventualmente se sia opportuno censurare quest'ultima. Verrà valorizzato il ruolo delle parole e saranno offerti modelli per contrapporsi ai discorsi violenti sia nella vita reale sia sulla Rete.

M.P.
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