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Scritto Mercoledì 03 febbraio 2021 alle 14:34

Ospedale di Vimercate: adottata presso l’Urologia la 'fusion biopsy'

Il carcinoma della prostata è il primo tumore, per incidenza, nel maschio nel mondo occidentale: in Italia rappresenta oltre il 20% dei tumori diagnosticati negli over 50.
Da qualche giorno, a questo riguardo, è stata introdotta, per la prima volta, all’Ospedale di Vimercate, presso la struttura di Urologia, diretta da Gianfranco Deiana, una tecnica assolutamente innovativa.  
E’ la “fusion biopsy” della prostata: una metodica diagnostica di recente introduzione per la diagnosi di tumore prostatico clinicamente significativo. Consiste nella combinazione di due tecniche utilizzate per la diagnosi: la risonanza magnetica e l'ecografia prostatica transrettale.
Mediante l'utilizzo di un ecografo di ultima generazione (l’ASST della Brianza ha investito, in proposito, 70.000 euro), è possibile acquisire e "fondere" le immagini della risonanza magnetica con quelle ecografiche della prostata. “Un sistema di navigazione durante la procedura di biopsia – racconta Deiana - permette di guidare l'ago da biopsia fino all'area “bersaglio” evidenziata da una precedente risonanza magnetica multiparametrica”.
Attualmente la “fusion biopsy” risulta essere la tecnica più accurata per la diagnosi di adenocarcinoma prostatico: l’Urologia di via Santi Cosma e Damiano, è la prima struttura della provincia a introdurla.


“In passato i pazienti con forte sospetto di adenocarcinoma della prostata, in relazione al dosaggio di PSA (antigene prostatico specifico) oltre la norma – ricorda il Primario - venivano più volte sottoposti a multiple biopsie prostatiche, spesso con esito negativo, prima di giungere ad una diagnosi di carcinoma.  Inoltre, allo scopo di migliorare l'accuratezza della biopsia tradizionale, l'urologo era costretto ad incrementare il numero dei prelievi bioptici (anche fino a 30-40 per singola biopsia). Nonostante questi accorgimenti, il tasso di rilevamento di adenocarcinoma prostatico della biopsia prostatica tradizionale si è sempre attestato intorno al 35%”.
“Con l'adozione della biopsia fusion le immagini della Risonanza Magnetica vengono elaborate e ricostruite sul nostro nuovo ecografo tramite una sofisticata tecnologia - spiega Gianfranco Deiana -. Sul monitor andiamo ad individuare e marcare le aree bersaglio, quindi "fondiamo" le immagini della risonanza con quelle dell'ecografia transrettale in tempo reale. In questo modo l'immagine sospetta alla risonanza viene sovrapposta a quella ecografica, consentendo all'operatore di poter eseguire dei prelievi ecoguidati mirati sulla zona bersaglio. E' importante sottolineare che con questa metodica – continua il Direttore della struttura di Urologia - possiamo eseguire biopsie mirate di aree altamente sospette per carcinoma, evidenziate dalla risonanza multiparametrica ma non visibili con l’ecografia tradizionale. Questa tecnica ci permette di aumentare il tasso di rilevamento di un tumore della prostata fino al 60% circa, raddoppiando, praticamente, la performance della tecnica precedente e consentendo una diagnosi più precoce del tumore che si traduce per il paziente in una maggiore efficacia dei protocolli terapeutici”.
Come con la biopsia tradizionale, anche quella “fusion” può essere eseguita in anestesia locale, senza incrementare il tempo di esecuzione della procedura sul paziente.
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