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Scritto Sabato 30 gennaio 2021 alle 18:18

Bitumi, Andegardo: la resistenza della ditta contro la scelta di vietare la produzione a caldo. La Giunta si avvale di ATS

Sarà un percorso ad ostacoli il procedimento di Variante n. 2 del PGT di Cernusco Lombardone. A furor di popolo il Consiglio comunale nel luglio scorso aveva approvato un atto di indirizzo per escludere dal Piano di Governo del Territorio la possibilità di produrre bitumi sul suolo cernuschese. L'iter della "variante alla variante" era ufficialmente partito a fine ottobre scorso. A inizio dicembre sono scaduti i termini per presentare delle osservazioni. Come presumibile, la proprietà del comparto AT2 in località Andegardo, la Valagussa Cave e Calcestruzzi S.r.l., si è opposta. Ad obiettare contro le intenzioni del Comune, la ditta ha schierato la cavalleria.

Veduta aerea della zona interessata

A fare quadrato attorno a Valagussa, ANCE Lecco-Sondrio, associazione di categoria dei costruttori; la FENEALUIL Alta Lombardia, sindacato dei lavoratori edili; CIELO Consorzio Stabile; la I.M.E. s.r.l., impresa nel settore dei lavori pubblici che ha sede a Garlate. Infine un gruppo di dipendenti di Valagussa. In tutto sono state presentate sei osservazioni.

L'atto depositato da parte dei lavoratori è stato firmato da una quarantina di persone e mostra preoccupazione per le possibili ripercussioni occupazionali, se dovesse prevalere la linea ostativa alla produzione di conglomerati bituminosi.

ANCE, dal canto suo, ha fatto la voce grossa e, puntualizzando aspetti di carattere giuridico, ha citato una serie di sentenze che andrebbero a loro favore, quasi a far intendere che sarebbero pronti ad andare avanti con un'azione legale.

In buona sostanza, secondo gli osservanti, l'Ente locale non potrebbe porre un veto preventivo. Nei documenti di segnalazione viene obiettata e smentita a monte la nocività dell'impianto di lavorazione a caldo dei bitumi, bollando come troppo generiche le espressioni negative che ATS Brianza aveva mosso contro questo genere di attività sia in sede di esclusione di VAS sia nella fase tra l'adozione e l'approvazione della Variante n. 1 al PGT.

L'Agenzia di Tutela della Salute aveva espressamente parlato di "lavorazioni con emissioni di inquinanti con conseguenti ricadute negative sulla salute della popolazione". Aveva inoltre evidenziato che il comparto si trova vicino a un quartiere residenziale e che l'attività di produzione di bitumi generebbe "molestia olfattiva anche a notevole distanza da tali impianti".

Ed è proprio ad ATS Brianza (e ad Arpa Lombardia) che la Giunta di Cernusco si rivolge ora. Sabato 23 gennaio l'organo di Giunta ha infatti deliberato una richiesta espressa di parere tecnico ai due Istituti per conoscere le implicazioni ambientali derivanti dalla lavorazione a caldo di bitumi sia se svolta all'aperto sia al chiuso, con preghiera di citare i riferimenti normativi e dunque i limiti di legge per l'esercizio di tali produzioni. Nell'osservazione della ditta Valagussa sarebbe già stata segnalata una proposta di tipologia di impianto per la lavorazione a caldo di materiale bituminoso. La Giunta De Capitani si è portata avanti e ha chiesto agli Enti preposti una valutazione dei documenti sin qui forniti, nella speranza che vengano così rafforzati gli obiettivi e i contenuti della Variante n. 2 al PGT. L'atto "endoprocedimentale" è da intendersi perciò come propedeutico all'adozione della Variante stessa.

Un momento del sit-in del 22 luglio

Il patron intanto si muove anche su un altro fronte. La Valagussa Ambiente Srl ha presentato in Provincia lo scorso ottobre la domanda di rinnovo dell'autorizzazione alla gestione dell'impianto "con contestuale variante sostanziale". L'azienda ha così ufficialmente manifestato la volontà di ampliare la superficie totale dell'impianto "mediante inserimento di quota parte di due fabbricati esistenti, già nella disponibilità della società, da adibire ad attività di messa in riserva (R13) di rifiuti non pericolosi con contestuale parziale revisione della configurazione delle zone operative". Questa partita, che non avrebbe a che fare con la produzione di bitumi bensì un'intensificazione dell'attività già in essere, non vede coinvolto il Comune di Cernusco Lombardone. Al contrario ha voce in capitolo il Comune di Merate.

La prima Conferenza dei servizi convocata dalla Direzione Organizzativa IV (Viabilità e Infrastrutture, Servizio Ambiente) della Provincia di Lecco si è svolta il 15 gennaio e ha messo in standby la valutazione definitiva, in attesa di una più puntuale e coerente documentazione fornita dalla ditta meratese. È stato ad esempio specificato che deve essere verificata la localizzazione dell'impianto in rapporto ai criteri inseriti nel Programma Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR). Una lente di ingrandimento è stata poi posta sulla porzione attualmente in uso. Valagussa dovrà indicare se ci siano "criteri escludenti" tali da comportare "possibili interazioni negative derivanti dal permanere dell'impianto". In tal caso la società è tenuta a "definire i possibili interventi mitigativi".

Il progetto prevede una riorganizzazione complessiva delle aree funzionali con modifica della superficie e anche delle capacità. Sono state individuate nuove aree per particolari tipologie di rifiuti già autorizzate ed è stato previsto lo spostamento di alcune attrezzature (frantumatore semimobile e vaglio) in area esterna. La Provincia evidenzia che se attualmente l'attività di recupero viene svolta all'interno di un fabbricato, nella versione progettuale tale servizio sarebbe svolto all'aria aperta tramite un frantumatore semimobile e il vaglio GSV35-S. Perciò il Comune di Merate ha richiesto una documentazione previsionale sull'impatto acustico, che verificherà presumibilmente avvalendosi del supporto tecnico di Arpa Lombardia. L'Ente provinciale spinge inoltre sul recupero del materiale plastico, di cui esiste una filiera ormai consolidata sul territorio nazionale. Sempre in tema di recupero la Provincia vuole capire come verrà svolto per i materiali di conglomerato bituminoso, di matrice vetrosa e di quelli a base di gesso. La ditta ha chiesto 60 giorni per fornire le numerose integrazioni richieste.

M.P.
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