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Scritto Giovedì 28 gennaio 2021 alle 09:20

Merate: lettera aperta di un gruppo di docenti del ''Viganò'': trasporti, organico, sistema delle nomine. Cosa va cambiato



Provvedimenti tampone e improvvisati e senza alcuna visione strategica, un rientro a scuola nella più totale incertezza, mancanza di investimenti e risorse che affrontino i problemi strutturali della scuola ponendola al centro dell'attenzione pubblica

Sono alcune delle riflessioni su cui si è incentrata la lettera aperta di un gruppo di docenti del Viganò di Merate che, ripercorrendo questi mesi, hanno voluto manifestare la situazione in cui versa l'istituzione che, per eccellenza, è deputata alla formazione dei ragazzi. Una lunga missiva che si conclude anche con una serie di richieste e proposte per misure minime necessarie a dare un futuro alla scuola. Si va, nell'immediato, dalla riorganizzazione dei trasporti alla migliore tracciamento dei contatti per arrivare, con uno sguardo più ampio, alla riduzione del numero di alunni per classi, al potenziamento dell'organico, alla rimodulazione del sistema delle nomine e alla dotazione di una infermeria scolastica per ogni plesso.


LETTERA APERTA
di un gruppo di docenti dell’Istituto Viganò di Merate


«Non si risolvono mai i problemi
con lo stesso modo di pensare che li ha creati»

A. Einstein


In questa fase di emergenza sanitaria, la scuola è una delle istituzioni sociali che sta pagando certamente il prezzo più alto. Essa, infatti, da luogo formativo (e non informativo), in cui si praticano relazioni autentiche, non virtuali e non solitarie, si è trasformata, in questa contingenza, in uno spazio di fatto claustrofobico, imprigionando corpi e anime in una dimensione virtuale, che finisce per erodere quelle capacità di cooperazione, necessarie ad affrontare le complesse sfide di oggi, che per loro natura richiedono azioni e valori collettivi e condivisi. Inoltre, da istituzione che, secondo il dettato costituzionale, deve contribuire a «rimuovere quegli ostacoli» che impediscono la piena uguaglianza, la libertà dei cittadini e lo «sviluppo della persona umana» (1), sta diventando uno strumento che addirittura accentua le disuguaglianze sociali.

Se da un lato tale deriva ha avuto la sua origine nello scoppio della pandemia e nelle misure adottate di volta in volta per contenerla, dall’altro essa è stata accentuata dalla condizione di fragilità a cui la scuola è stata portata dalle politiche scolastiche adottate in passato. Si sono susseguite riforme miopi, che hanno sempre avuto come obiettivo quello di ridurre la spesa per l’istruzione e riformare il sistema scolastico secondo logiche e approcci che guardavano più all’economia che allo sviluppo della persona umana.

Nei primi mesi della pandemia, con la chiusura degli istituti scolastici, aveva preso corpo una embrionale presa di coscienza sull’importanza sociale della scuola: sembrava cioè che finalmente ci fosse consapevolezza che senza la scuola, intesa come «comunità fatta di partecipazione, di reciprocità, di consapevolezza condivisa, semplicemente non esiste la società e non può esistere la democrazia» (2). Tanto da far dire a qualcuno che a livello politico «ci si è accorti della scuola quando essa è stata chiusa». Da lì sono seguiti proclami roboanti sulla centralità della scuola che preannunciavano interventi pubblici, in termini di investimenti e risorse. La realtà dei fatti che ne è seguita è stata, invece, una generale rimozione del tema scuola, che ha fatto sì che fossero presi solo provvedimenti tampone improvvisati, senza alcuna “visione” strategica per la scuola pubblica e che non hanno affrontato nessuno dei problemi strutturali che la pandemia aveva fatto emergere (classi pollaio, edifici fatiscenti, spazi inadeguati, numero elevato di docenti precari, trasporti insufficienti, ecc.).

Il rientro a scuola, come era prevedibile, è stato incerto e problematico, con l’alternarsi di aperture e chiusure e con provvedimenti cambiati in corso d’opera, che hanno complicato ulteriormente l’organizzazione quotidiana della vita scolastica. La stessa decisione di demandare ai Prefetti e quindi agli ambiti locali le decisioni ultime a livello organizzativo ha talvolta comportato nuove imposizioni alle scuole, senza che fossero tenute in considerazione le specificità dei singoli istituti, come nel caso della turnazione del 50% degli studenti e degli ingressi orari scaglionati, che creano difficoltà anche alle famiglie. In assenza di una reale potenziamento dei mezzi di trasporto a disposizione, la scelta è stata quella di “piegare” il servizio scolastico non al diritto all’istruzione degli alunni, ma alla disponibilità del trasporto pubblico, chiedendo (anzi imponendo) agli istituti di venire incontro alle esigenze di quest’ultimo con rimodulazione dell’orario, senza tener conto della complessità organizzativa delle scuole. Nello stesso tempo non è stato fatto nulla per potenziare la capacità di tracciamento dei contagi e per fornire agli istituti supporto sanitario, per evitare, insomma, di richiudere nuovamente.

Anche in tali difficili condizioni di lavoro, il corpo docente ha comunque dimostrato serietà e perseveranza nell’esercizio della professione, mettendosi in gioco e reinventandosi per apprendere nuove competenze didattiche e relazionali, in particolare in ambito digitale. Ciononostante, in modo irrispettoso e offensivo, si è assistito ad affermazioni dei responsabili dell’istruzione che hanno tentato di screditare o sminuire lo sforzo profuso, senza fornire come contropartita indicazioni chiare per uno svolgimento corretto della didattica: nessuna tempestiva comunicazione di tempi e modalità dell’Esame di Stato e indicazioni improvvisate sulla valutazione finale degli studenti.

In definitiva, oggi il rientro a scuola si presenta difficile e insicuro; pertanto sono emerse  prese di posizione contrapposte che possono determinare il rischio all’interno della comunità scolastica di forti divisioni tra chi si batte per il rientro in presenza (in nome di un superiore diritto all’istruzione) e chi insiste sul tema della sicurezza nella aule scolastiche (a  tutela della salute e della prevenzione dei contagi), nonché tra chi vuole il rientro al 50% di ogni classe e chi vuole il rientro al 50% di tutti gli alunni.

In questa situazione, a nostro avviso, è indubbiamente giusto chiedere che la scuola, visti gli oggettivi limiti della didattica online, possa tornare in presenza. Ma nello stesso tempo è necessario contemperare questa richiesta con la garanzia di un rientro in piena sicurezza. Sicurezza da rivendicare non solo perché, come docenti, come personale ATA e come alunni, si è direttamente interessati, ma anche perché la scuola (soprattutto a causa di tutto quello che ruota intorno ad essa, come ad esempio i trasporti) può essere veicolo di diffusione del virus, che rimetterebbe ancora una volta in crisi il nostro fragile sistema sanitario.

Al contempo, dato che questa esperienza attuale sta richiedendo sacrifici ad alunni, famiglie e docenti, con conseguenti e rilevanti costi sociali, è necessario chiedere con forza che i decisori politici rimettano sul serio al centro dell’attenzione pubblica la scuola. Attenzione che richiede un diverso approccio in termini di investimenti e risorse che vadano ad affrontare i problemi strutturali della scuola. Questo perché si può dare un senso e una motivazione reali agli sforzi attuali della comunità scolastica solo se si dà ad essi una positiva prospettiva futura: «la società si presenta per ciascuno come una prospettiva futura e questo futuro penetra nel cuore di ciascuno come motivazione reale della sua condotta» (3).

Per l’immediato chiediamo che si proceda subito a:
1. Riorganizzare e potenziare il sistema dei trasporti pubblici
2. Potenziare le capacità di tracciamento dei contagi

In conclusione, le misure minime necessarie a dare un futuro alla scuola sono:
1. Riduzione del numero di alunni per classe, anche in considerazione della presenza sempre più consistente di BES, DSA e DVA
2. Potenziamento dell’organico di docenti e ATA
3. Risoluzione del problema del precariato e rimodulazione del sistema delle nomine (a settembre tutti in cattedra)
4. Creazione di spazi adeguati e messa in sicurezza degli edifici scolastici
5. Dotazione per ogni plesso di un’infermeria scolastica con un medico di riferimento



Catalano Saverio
Nitan Sorina
Colombo Gaia
Sala Carola
Contento Claudio
Barassi Lucilla
Azzolini Chiara
Petracca Danila
Brivio Alberto
Pistaceci Silvia
Castaldi Anna Maria
Pistilli Rosa
Chiappucci Giovanna
Ratti Serena
Coco Elena
Rota Maria Grazia
D’Alò Simonetta
Sala Patrizia
Fumagalli Marco
Sarno Fabia
Lombardo Loredana
Scaccabarozzi Milena
Maggioni Manuela
Straniero Maria Rosa
Magni Alberto
Viganò Rosella
Mauri Sabrina
Ziparo Wanda
Giulia Mauri



________________

1. «E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.» (Art. 3 c. 2 Cost.).
2. Francesco Verducci, Vice Presidente Commissione Cultura e Istruzione del Senato
3. Jean-Paul Sartre, Questione di metodo


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