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Scritto Lunedì 25 gennaio 2021 alle 13:07

Cernusco: l'ultimo saluto a Federica. Mons. Rolla: ''E' assente ma la ritroverete ogni giorno''. Il ricordo del suo ''dai raghe'' sul campo di volley


Quando la morte fa irruzione in una famiglia non c'è scampo. San Francesco la chiamava "sorella", nelle Sacre Scritture era la nemica che sarà poi sconfitta. Ma nel frattempo "come tenere botta" al Salmo che ci dice "andremo con gioia incontro al Signore?".



Se lo è chiesto monsignor Maurizio Rolla, vicario episcopale di Lecco, nel corso della sua delicata omelia ai funerali di Federica Ripamonti, la 17enne studentessa del Medardo Rosso di Lecco che 10 giorni fa ha trovato la morte sotto un treno.
Sull'altare con il parroco don Alfredo, il sacerdote si è immerso nel mondo dei giovani che "spesso si chiedono se ha senso vivere, se ne vale la pena. E spesso faticano a capire i genitori come i genitori non sempre comprendono loro. I giovani a volte non vogliono uscire per non essere toccati da cose che non piacciono, ma la vita intanto va avanti. A voi" ha detto rivolgendosi poi ai genitori e alla sorella Elisa "dico di essere aperti, di non chiudervi ma di restare in ascolto del Signore, cercate se riuscite di trovare il punto in cui le persone non vi manchino ma siano presenti, in qualunque posto siano e da qualunque parte esse vivano. Federica è assente ma ci sono persone vive che sono più morte di quelle morte e ci sono persone morte che sono più vive di quelle vive. Se voi state dentro questa fiducia, allora Federica la troverete tutti i giorni, lei è mancante ma è presente".


Ai piedi dell'altare la bara di legno chiaro, con adagiato un cuscino di rose bianche, la sua foto e la maglietta del san Luigi volley dove militava in qualità di capitano. E sono stati proprio i compagni di squadra e i dirigenti a volerla ricordare al termine della funzione. Una ragazza esplosiva e solare, la cui voce era uno sprone alle compagne per risollevare le sorti di una partita, testarda e tenace sino alla fine, a cui poche volte è mancato il sorriso. 8 anni nel gruppo sportivo nei quali hanno spiccato la passione e la presenza costante, l'entusiasmo e l'energia. E dove ora l'ingresso in campo e la schiacciata sotto rete, con quella schiena a inarcarsi fino a fare male, saranno accompagnati dal suo ricordo e dalle sue semplici parole "dai raghe!" urlate con la sua voce potente. Indimenticabile.

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S.V.
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