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Scritto Venerdì 22 gennaio 2021 alle 10:12

In memoria degli anniversari di Antonio Gramsci e Dante

Antonio Gramsci
Antonio Gramsci e Dante Alighieri sono gli intellettuali italiani più conosciuti, amati e studiati nel mondo. Sono stati uomini di grande e svariata cultura e nel contempo fieri militanti politici. Tutti e due dalla parte “sbagliata” della storia del loro tempo, pur in contesti e con personalità differenti.
 Gramsci fu a Livorno tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia, giusto cento anni fa il 21 gennaio del 1921 e ne fu, dopo, anche capo politico. Nonostante fosse un deputato e quindi godesse dell’immunità parlamentare, fu arrestato come oppositore politico, a Roma nel 1926, quattro anni dopo l’ascesa del regime dittatoriale di Benito Mussolini. Condannato a una pena da scontare di quasi 21 anni morì, dopo un lungo periodo di durissima e devastante prigionia fascista, anche se formalmente libero da qualche giorno, in carcere a Roma il 27 aprile del 1937, a soli 46 anni,
Dante Alighieri, del partito dei guelfi bianchi, ricoprì a Firenze diverse cariche, da quella di Capitano del Popolo a Priore e di ambasciatore a Roma presso il papa Bonifacio VIII mentre i guelfi neri prendevano il potere in città e lo accusavano, tra le altre cose di “frode, dolo, inique pratiche estorsive” e lo condannavano all’esilio o al rogo qualora fosse stato catturato. Morì a Ravenna a 56 anni a causa della malaria.
Ambedue passarono buona parte della loro vita a girovagare per l’Italia: Gramsci tra diverse sedi di detenzione in condizioni persecutorie sempre più umilianti e degradanti, come precipitando nei gironi infernali della Commedia, Dante di città in città tra le corti dei potenti della penisola senza poter rivedere la sua Firenze.
Quando nel maggio del 1928, durante il primo grande processo politico italiano, il Pubblico Ministero esponendo la sua violentissima requisitoria contro i capi comunisti imputati di sovversione contro il regime dichiarò che “bisognava impedire al cervello di Gramsci di funzionare” si riferiva alla grande capacità di pensiero di un Gramsci rivoluzionario che rappresentava un vero pericolo per lo stato fascista. Gli si impedì perciò per molto tempo in carcere, oltre che di alimentarsi e curarsi in modo adeguato, di scrivere e di ottenere di leggere i libri o i giornali richiesti.
Dante Alighieri
Nonostante i numerosi tentativi di soffocargli la volontà di ricerca e di studio Antonio Gramsci nella sua lunga detenzione in carcere continuò non solo a “pensare” ma a scrivere le lettere indirizzate per la maggior parte alla cognata Tania Scucht, ai parenti in Sardegna e ai figli in Unione Sovietica, lettere che non sono solo la descrizione delle drammatiche condizioni carcerarie ma un esempio della sua umanità di uomo e comunista antidogmatico, che non rinuncerà, per tutta la sua vita, con coerenza, determinazione, dignità e coraggio, all’obbiettivo della liberazione del proletariato dalle sue catene. Scrisse anche su 33 quaderni, che racchiudono la sua visone teorica e pratica della società, di politica, di economia, sulla questione meridionale, sugli intellettuali e sull’egemonia culturale. Affrontò tematiche letterarie, da quella nazionale-popolare a quella alta con, a proposito di Dante Alighieri, la critica al filosofo Benedetto Croce sul canto X dell’Inferno e sulle figure di Farinata e Cavalcante Cavalcanti, padre del poeta Guido Cavalcanti amico dello stesso Dante che lo aveva dovuto mandare in esilio, dove capovolgendo la versione del Croce ritenuta frutto del’ideologia borghese dominante, mise in rilievo il personaggio di Cavalcanti su quello di Farinata, ma sopratutto mirò a fare del canto una delle parti più politiche dell’intera opera “politica” dell’autore della Divina Commedia.
Antonio Gramsci detto Nino nacque 130 anni fa il 22 gennaio del 1891 ad Ales (Cagliari) ed è sepolto nel cimitero Acattolico di Roma
Durante di Alighiero degli Alighieri detto Dante è morto 700 anni fa nella notte tra il 13 e il 14 settembre del 1321, riposa presso la basilica di S. Francesco a Ravenna.
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