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Scritto Martedì 19 gennaio 2021 alle 15:59

Sulla scuola in presenza

Ho letto attentamente tutte le lettere inviate dai ragazzi che hanno criticato chi, diversamente da loro, vorrebbe tornare in presenza a scuola e proprio non riesco a capire la loro posizione.
Nessuno dei loro compagni che hanno protestato sabato in piazza chiede o pensa di tornare a scuola alle condizioni attuali; quello che chiedono a gran voce -e che tutti dovrebbero pretendere, per sé e per i compagni- è il diritto a poter tornare a scuola in sicurezza.
Vale a dire che quello che pretendono è che chi di dovere -le istituzioni a tutti i livelli- si dia da fare per creare in concreto le condizioni perchè il rientro a scuola possa essere fatto in sicurezza.
Perchè è possibile.
Non è la scuola il fattore di rischio; i fattori di rischio sono i trasporti inadeguati e i comportamenti di chi, in modo irrispettoso ed immaturo, contravviene alle regole minime di prudenza.
A che cosa serve rimodulare gli orari di entrata a scuola, se poi la Provincia non organizza adeguatamente le linee di trasporto?
Se nell'arco di, ormai quasi un anno dalla prima chiusura in Lombardia, ci si fosse dati da fare, le corse per e dalle scuole sarebbero state quintuplicate, sarebbero stati fatti contratti temporanei con le linee private, sarebbero stati attrezzati i mezzi di trasporto.
E oggi non avremmo il problema di non sapere come far raggiungere le scuole in sicurezza.
Ma ci rendiamo conto che è passato quasi un anno, senza che le linee di trasporto fossero potenziate? Capisco marzo, aprile, maggio...ma a cosa sono serviti tutti i mesi trascorsi da febbraio 2020?
E non meno pericoloso è il comportamento di molti ragazzi: tanti sono rispettosi e ancora oggi se ne stanno chiusi in casa e rinunciano a tutto, alle uscite, allo sport, agli incontri con gli amici.
Ma altrettanti no, non lo fanno ora (in giro se ne vedono eccome, a prescindere dal colore del momento) e non lo hanno mai fatto.
Quando fra settembre e ottobre ho portato a scuola e ripreso da scuola i miei figli (entrambi all'Agnesi) all'entrata di ragazzi in gruppo, senza mascherina, che elargivano baci ed abbracci ad ogni compagno che arrivava, così come di quelli che appena arrivati al cancelletto della scuola, all'uscita, si toglievano la mascherina e tornavano a baciarsi ed abbracciarsi come se ogni uscita segnasse un addio, ne ho visti tanti, ma proprio tanti.
E magari sono gli stessi che oggi chiedono di starsene a casa, perchè andare a scuola è troppo pericoloso.
I ragazzi dovrebbero lottare e protestare, affinchè chi ha la responsabilità di fare delle scelte, faccia quanto deve per garantire loro di poter essere ragazzi e studenti.
Perchè questa emergenza ormai è diventata la quotidianità e questa quotidianità spezzata sta diventando più grave dell'emergenza stessa.
Cristina Colombo
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