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Scritto Lunedì 18 gennaio 2021 alle 20:57

Cernusco, Federica morta a 17 anni,nei ricordi della mamma: 'Era una ragazza unica che non apparteneva a questo mondo ma un velo nero a volte la schiacciava, altre le dava sollievo'



Un velo nero che a volte la avvolgeva dandole sollievo, altre volte la soffocava, facendola stare male e provocandole fastidio. Un male che aveva dentro e che solo lei sapeva e doveva sapere, perchè nessuno per causa sua doveva stare male. Lei, Federica, che per gli altri era un vulcano di entusiasmo e di gioia, lei che le lacrime le asciugava e non le faceva versare, lei che gli amici cercavano per un conforto e un sostegno e non pensavano certo che qualcosa dentro la stesse logorando nel profondo.
Una lettera di 5 pagine scritte a computer rivolta ai genitori e a un elenco di amici a cui consegnarla, quelli del parco Robinson di Osnago (gli stessi che realizzeranno un murales con un suo disegno) e probabilmente preparata da settimane, di certo non scritta di getto in preda a un impeto improvviso, ma studiata e meditata per un gesto che nessuno aveva mai lontanamente immaginato ma che per Federica era diventato l'unica e ultima soluzione per liberarsi da questo mantello che la schiacciava.
A ricordarla è la mamma Simona che in questi giorni, con il papà Giovanni e la sorella Elisa, sta ricevendo la visita di tanti amici e compagni di Federica, traendo conforto dalle manifestazioni di affetto e di riconoscenza che raccontano di una ragazza tanto gioiosa e generosa da mettere la sua persona in secondo piano perchè “prima c'erano gli altri”.
“Federica era splendida, regalava felicità a tutti e teneva su il morale. Quando arrivava Federica anche per noi arrivava il sole. Fin da piccola è stata uno spirito libero, andava d'accordo con tutti e pensava che nessuno avesse il diritto di prevaricare su un altro o di dare giudizi. Diceva che tutti abbiamo sfaccettature chiare e scure che ci rendono belli, unici e meravigliosi e quindi non bisognava giudicare ma solo apprezzare”.

Pensieri da “grandi” che la distinguevano dagli altri tanto da essere un punto di riferimento, una persona sulla quale poter contare e ricevere un conforto nonostante la giovane età e la fragilità tipica di quegli anni. Parlava di diritti, di violenza sulle donne, di libertà. Amava disegnare tanto da volersi iscrivere all'accademia di Tattoo una volta preso il diploma di scuola superiore, era uno spirito creativo che si era data da fare per “arredare” e personalizzare la nuova casa dove sarebbe andata a breve con la famiglia, non stava mai ferma, quasi che questo mondo le stesse stretto e ne avesse bisogno di un altro per esprimersi appieno.
"Tutto in casa parla di lei perchè Federica metteva la sua anima in ogni cosa che faceva e che la circondava" ha proseguito ricordandola la mamma "i suoi amici che sono venuti a trovarci ci hanno detto che stando nella sua camera si sono sentiti bene perchè era come se l'avessero ritrovata. C'erano delle cose che aveva preparato per loro e non era riuscita a dargli. Lei era così: generosa con tutti, non teneva niente per sè. A volte penso che Federica non appartenesse a questo mondo, era qualcosa di più".



Nelle pagine lasciate accanto al computer prima di imboccare la strada che dal villaggio San Marco, a poche decine di metri dal cimitero di Cernusco porta fino alla massicciata del treno dove si sono consumati gli ultimi istanti di vita, la 17enne, studentessa di quarta al Medardo rosso di Lecco, ha racchiuso il suo malessere e al tempo stesso ha cercato di raccontare fino a dove il suo amore per famiglia e amici era arrivato.
"Era cosciente che ci avrebbe provocato un dolore immenso ma ha cercato anche di farci coraggio, dicendoci che passerà, che la vita va avanti. Non ha fatto un colpo di testa, era consapevole.
Diceva che c'era questo velo nero che a volte le pesava, altre la consolava e che solo quel gesto l'avrebbe resa libera. La sua esuberanza era un modo per non far entrare nessuno nel suo mondo, non voleva che nessuno si preoccupasse per lei, non voleva essere di peso, lei pensava a far stare bene gli altri, si metteva sempre in secondo piano. Non voleva che uscisse questo suo lato oscuro che avrebbe potuto turbarci. Ha scritto che era stanca di avere questo male tutto suo, che se anche avesse chiesto aiuto e fosse uscita, poi tanto ci sarebbe ripiombata. La vera Federica, ha scritto, non è quella che voi avete visto. E' una lettera scritta da una persona che ha vissuto e ha dato tanto agli altri. Ha indicato i nomi degli amici a cui avremmo dovuto consegnare il suo scritto, perchè lei era così. Amava fino in fondo. Forse in questo periodo di chiusura per via del coronavirus, la sua riflessione potrebbe essere diventata sempre più morbosa, ma in casa noi non l'abbiamo mai vista abbattuta. Usciva normalmente a fare il giro con il cane, andava con gli amici, quella mattina stessa era collegata alla lezione con i compagni, si era disconnessa e poi era rientrata dicendo “ragazzi vi voglio bene”. Ma era il suo modo di fare. Non era una che si apriva, aveva con tutti un rapporto bellissimo ma non parlava mai delle sue cose personali. Lei scriveva e disegnava tantissimo e dietro a ogni immagine c'era un pensiero che raccontava la sua profondità”.



Alle parole dalla mamma fanno eco quelle dei tanti amici che in questi due giorni hanno affollato casa Ripamonti, andando a cercare un perchè dai genitori, un qualcosa che potesse dare una spiegazione.
Ora è atteso il nulla osta da parte del magistrato per i funerali che si svolgeranno probabilmente nella giornata di mercoledì. Poi il corpo di Federica sarà cremato e tornerà nella sua abitazione perchè è lì che mamma, papà e la sorella continueranno a volerle bene, tra quelle mura domestiche che resteranno per sempre impregnate della sua vitalità.
S.V.
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