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Scritto Sabato 16 gennaio 2021 alle 13:42

Il parere spariglia le carte: no alla liquidazione di Retesalute. Se il piano di rilancio funziona l’azienda può andare avanti

È noto ai più che il diritto non è una scienza esatta ma se le indiscrezioni che stanno circolando si riveleranno fondate, il futuro di Retesalute non passerà dalla messa in liquidazione dell'azienda speciale. Ad oggi, quest'ultima ipotesi, secondo i piani di un nutrito gruppo di sindaci che avrebbe già trovato un accordo di massima, sarebbe esclusivamente una condizione intermedia, da revocarsi non appena i conti volgeranno al meglio.

Ma secondo un articolato parere, proveniente da uno dei più preparati segretari comunali del territorio, la dottoressa Gaeta di Olgiate Molgora, tutta la discussione attorno all'azienda speciale dei Comuni del Meratese che si occupa di servizi sociali, sarebbe fallace. Infatti non si dovrebbe applicare l'obbligo di messa in liquidazione della società che abbia chiuso quattro degli ultimi cinque bilanci in perdita, perché questa norma non troverebbe spazio in caso di consorzi, come è di fatto Retesalute. Tuttavia proprio su questa regola, che finora pareva insuperabile, si sono impostate le diverse strategie.

La dottoressa Gaeta, segretario comunale a Olgiate

I molti pareri resi sul punto hanno sottovalutato l'aspetto che in situazioni simili si debba unicamente applicare il Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, non invece la regola dei quattro esercizi in rosso su cinque, prevista dalla Finanziaria del 2014.

E quel che sembra paradossale è che pure la Corte dei Conti avrebbe trascurato la questione, ma verificando bene un motivo c'è ed è limpidissimo, ossia il fatto che non essendo un organo che fornisce consulenze, e non avendo i Comuni introdotto il tema nello loro diverse richieste, la Corte affermando allora quel che ora viene detto da un segretario comunale, avrebbe determinato di fatto un'ingerenza non ammissibile nella politica locale, orientandone le scelte.

Ma a ben guardare, la soluzione era indicata in diversi pronunciamenti della Corte dei Conti (in casi dove, evidentemente, i Comuni avevano sollevato il tema) dove viene affermato che si devono applicare le norme delle aziende speciali e, solo in tema di rapporti interni tra i comuni, quelle dei consorzi. Ciò significa che in casi come quello di cui scriviamo da mesi, vale la diversa regola del divieto del "soccorso finanziario" da parte dei Comuni qualora vi siano più di tre esercizi negativi ma con l'importantissima deroga per quelle società che si occupano di servizi di pubblico interesse (ed è il caso di Retesalute) il soccorso è comunque ammesso. Unico vincolo, in questo caso, è la predisposizione di un serio piano di risanamento che entro tre anni porti i conti in pareggio, e che sia trasmesso alla Corte dei Conti affinché verifichi che non si stia bluffando, ovvero che il budget sia sostenibile ed economicamente vantaggioso.

Quindi nessun obbligo di liquidazione, come si era finora lasciato intendere, anzi prosecuzione dell'attività grazie a un piano di rilancio che porti efficienza e economicità di gestione, che peraltro è già stato individuato e discusso.

È bene ricordare, semplificando, che il buco di bilancio di Retesalute è quasi interamente addebitabile ai costi estremamente bassi che la società (partecipata dai Comuni) fatturava agli stessi Comuni per i servizi resi in loro favore. Interrotto questo circolo vizioso, imputati i costi in modo più corretto, le previsioni sono di chiudere in pareggio i prossimi bilanci.

Il parere che sta circolando da qualche giorno non solo demolisce l'ipotesi di messa in liquidazione ma solleva un ulteriore problema, quello dell'incompatibilità del piano di rilancio con la messa in liquidazione che molti sindaci stavano per avallare. Il documento afferma chiaramente che se si approva la liquidazione il piano di rilancio non è ammesso, proprio perché essendo l'azienda speciale un'entità autonoma, dovrebbe essere lasciata al suo destino e i Comuni soci non potrebbero coprire i debiti.

Insomma, il documento stravolge completamente la visione finora prevalente sull'azienda speciale, delineando in maniera più chiara, e aggiungiamo anche più ragionevole, la strada da seguire per i prossimi mesi.

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