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Scritto Mercoledì 13 gennaio 2021 alle 07:50

Gli anziani in posta e la necessità della modernizzazione

Senza voler raggiungere estremismi di sorta o fare affermazioni eccessivamente generaliste, in molti dovrebbero domandarsi se hanno effettivamente bisogno di recarsi in posta (e similmente in altri pubblici uffici) quando gli strumenti più nuovi permettono spesso (non sempre, per carità) di evitarlo.

È chiaro che uno non può prenotare il proprio posto in coda con un cellulare come quelli di quindici anni fa né ci si può aspettare che un ultraottantenne stia a scervellarsi su questioni tecnologiche. Ma buona parte degli altri, che posseggono un cellulare moderno, hanno Whatsapp (se non addirittura Facebook) o sono in grado di leggere questo messaggio possono benissimo prenotarsi per la coda in Posta.

Si sta chiedendo alla gente di cambiare le proprie abitudini? Sì! Va bene tutelare chi, per limiti anagrafici, non può adattarsi ai cambiamenti, ma gli altri non giustifichino la propria inerzia con sciocche scuse. Fanno danno anche alla collettività, perché i nuovi sistemi sono migliori e più efficienti e rifiutarsi d'adottarli è segno d'irresponsabilità e menefreghismo per il bene pubblico.

Per questo tutte le volte che vado in posta mi prenoto, perché gli altri in coda mi vedano e siano spinti a fare altrettanto, se non per convenienza almeno perché infastiditi dal farsi sorpassare. E non mi si venga a dire che non ne sarebbero in grado, perché ciò è vero solo per una piccola parte di loro.

La mancanza di modernizzazione è uno dei grandi problemi dell'Italia, ma come ci si può aspettare un passo avanti se noi cittadini per primi restiamo inerti?

Un lettore
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