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Scritto Lunedì 11 gennaio 2021 alle 09:15

Robbiate: più che i cassetti svuotati e i soldi rubati mi ferisce la mano della bimba che chiede di accompagnarla in camera

Quando è il ladro a metterti un po' in prigione…

Egregio. Direttore,
penso di potermi definire un onesto cittadino che abita a Robbiate da una decina di anni: una moglie, 2 figli e una casetta ancora di “proprietà” delle banche, almeno finché durerà il mutuo onorato, mese dopo mese, a volte con fatica grazie al frutto del lavoro quotidiano.
Penso di essere un onesto cittadino che come tanti, in questo periodo, abbia subito la “profanazione” della propria casa a danno di ignoti ladri che sabato sera mentre consumavamo la cena al piano inferiore sono entrati, certi della nostra presenza, mettendo a soqquadro casa in pochi minuti, per 50 euro rubati dal portafogli e 2 orologi insignificanti nel loro valore commerciale, già perché nella visita precedente di 5 anni fa qualcosa in più l’avevano già portato via.
Non so perché mi ritrovi con l’esigenza di scrivere queste righe mettendo a fattor comune l’accaduto, forse per superare quell’atavica educazione della generazione dei miei genitori che velatamente suggerivano che non è bene parlare troppo di “certe cose”, che vanno lasciate nell’alveo della sfera privata, come se fosse un’onta ricevere la visita di questi profanatori, come se fosse un “brutto male” inevitabile che vada tenuto un po' nascosto.
Non sono capace di inerpicarmi in considerazioni sociologiche o in questioni politiche, non capisco se la sicurezza sia questione di destra o di sinistra, se vada fatta valere la legge del taglione o basterebbe semplicemente la certezza della pena esistente, ricordo solo la sensazione provata nel vedere quei cassetti toccati da mani furtive, quella porta divelta, quei regali trafugati che non ci apparterranno più se non nel ricordo, quei vestiti quotidiani sparsi per terra, quelle sagome viste scappare, ma soprattutto mi ferisce la mano di mia figlia dodicenne che chiede la mia per essere riaccompagnata nella sua camera da letto, ma ancor di più quei gesti quotidiani di libertà privata dove anche arieggiare il bagno dovrà inevitabilmente passare tramite il gesto di togliere e rimettere l’allarme mentre si è in casa propria, abitudine che non avevamo mai voluto contemplare prima di subire un furto in nostra presenza.
E così, grazie all’inventiva del figlio maggiore, sono subito spuntate etichette adesive su ogni porta e finestra al fine di ricordarci prima di aprirle o chiuderle che è bene fare i conti con il sonoro allarme, (non sia mai il rischio di arrecare disturbo altrui per nulla); ma ogni etichetta diventa anche monito che la nostra libertà si è un po' impoverita, anche semplicemente nel contemplare banali gesti di attenzione quotidiana che ci ricordano che la proprietà privata deve fare i conti con chi di “mestiere” si adopera per violarla e ci ricorda che il proprio “benessere” passa tramite questo male inevitabile. Mi fa comunque rabbia pensare che mio fratello, trasferitosi in Svizzera, abbia ormai incorporato l’abitudine di lasciare la casa aperta e non ha un allarme per difenderla, ma qui il rischio di fare demagogia sale a dismisura mischiandosi col fare i conti sul senso di “civiltà” di un popolo, sul senso e sulla certezza della sua giustizia etc etc etc.
Un pensiero lo rivolgo anche a quelle persone che in spregio a qualsiasi rispetto altrui fondano il proprio sostentamento in azioni quotidiane orientate al danno e alle privazioni della proprietà altrui, arrecando piccoli/grandi drammi che vanno ben oltre i danni materiali; non ho l’arroganza di parlare ai loro cuori, ma spero davvero che abbiano anche solo un briciolo di consapevolezza delle ferite e dei condizionamenti che rischiano di lasciare.
Mi piace infine pensare che la condivisione di fatti di questo tipo possa contribuire ad un maggior senso di “vicinato”, possa trasformarsi in un senso di solidarietà che indirettamente contribuisca a sviluppare attenzione al territorio creando una rete di vigilanza indiretta e di deterrenza di cittadini onesti che sono la stragrande maggioranza.
Marco Valeri
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