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Scritto Sabato 09 gennaio 2021 alle 09:40

Olgiate: nel volume di Clemente Bonanomi si narra ''L'urlo nella valle di Mondonico''


Clemente Bonanomi

Dopo l'apprezzato "L'urlo nella valle del Monte di Brianza", Clemente Bonanomi è tornato a raccontare alcune delle sue avventure, raccolte in un nuovo volume di recente pubblicazione. L'autore, per questa sua seconda fatica, ha voluto mettere per iscritto le numerose richieste e lettere di denuncia inviate con lo scopo - come si legge nell'introduzione - di "smuovere l'immobilismo comatoso di coloro che erano stati eletti dai cittadini per tutelare il territorio e la salute pubblica".

É nato così "L'urlo nella valle di Mondonico", in cui Bonanomi, mostrando un profondo attaccamento per il territorio, ripercorre il lungo e tortuoso iter che, a partire dagli anni Settanta, l'ha portato a segnalare con pazienza i casi di inquinamento che hanno colpito il torrente Molgora. A supportare le sue battaglie, proprio in quegli stessi anni è nato un sodalizio ecologico, sorto spontaneamente all'interno della Società Pesca Sportiva (SPS) La Molgora.

Il lago sotterraneo delle Gallerie Pelucchi (Foto d'archivio del gruppo sommozzatori di Almé)

Il manifesto diffuso dai pescatori della SPS Molgora

Il corso d'acqua, conosciuto nella zona come "Val del Mundunec" dagli abitanti di Mondonico e come "Rogia" dai residenti di Monticello, Vigna e Pilata, sorge sul Monte di Brianza - nel comune di Colle - a 650 metri sul livello del mare. I due rami, che si incrociano a fondo valle proprio nella zona di Mondonico, proseguono il loro corso nella pianura, ricevendo altri piccoli affluenti nella zona di Santa Maria Hoè e La Valletta Brianza arrivando poi a confluire nei pressi della Vigna. "Prendendo il nome da borgo, le Tre Rogge della Vigna" prosegue Bonanomi nella sua spiegazione "assume le caratteristiche di un torrente e prosegue attraversando la pianura del Meratese, la provincia di Monza Brianza per confluire, dopo un percorso di 38 chilometri, nel Canale Muzza". Se le acque sono sempre state limpide fino alla zona abitata di Mondonico, lo stesso non si può dire del tratto successivo, inquinato da svariate sostanze che venivano gettate nel torrente da scarichi industriali e civili, provocando, non raramente, delle vere e proprie morie di pesci. Allo stesso modo, Bonanomi racconta anche delle celebri "Gallerie Pelucchi", scavate all'inizio del Novecento nel sottosuolo di Olgiate e Santa Maria, oggi abbandonate.

Il ponte della Cà di Mondonico, costruito all'inizio dell'800

Il caratteristico ponte romano sul torrente Bordeà, un ramo del Molgora

Nel volume, Bonanomi ripercorre le vicende che hanno scandito la sua vita a partire dal 1978, anno in cui ha cominciato a mobilitarsi attivamente per contrastare l'inquinamento del Molgora. La sua prima battaglia, documentata da lettere e date, è stata quella contro lo scarico del mattatoio in località Tre Strade, a cavallo tra Olgiate e Santa Maria Hoè - i cui amministratori, come riporta con onestà l'autore, hanno sempre dimostrato grande sensibilità per il loro territorio. Alternando materiale epistolare, fotografie e precisazioni, Bonanomi ha raccolto nel suo "Urlo della valle di Mondonico" le tante denunce fatte per il bene del territorio e dell'ambiente, per cui è stato motivato da quello che è un forte senso civico.
Negli ultimi quarant'anni,  innumerevoli le segnalazioni mosse, partite anche dai singoli cittadini e arrivate addirittura a Roma, al Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali. Pagine buie della nostra storia locale, come ricorda il triste annuncio affisso in tutto il territorio del meratese dal gruppo di pescatori olgiatesi nel febbraio del 1987, diffuso ironicamente dopo l'ennesima strage della fauna ittica per denunciare che troppe volte il Molgora aveva cambiato colore, mettendo così sotto gli occhi di tutti lo stato di degrado in cui il torrente versava.
Non solo il Molgora.

Le battaglie della SPS, nel corso degli anni hanno riguardato infatti numerosi aspetti dell'ambiente. Tra queste, Bonanomi ricorda il tempo speso a ripulire varie zone verdi da quelle che erano vere e proprie discariche, invitando poi i comuni coinvolti all'installazione dei cartelli di "divieto di scarico immondizia". Mondonico, Monastirolo, Monticello, sono solo alcune delle aree che ai tempi erano martoriate dalla pratica incivile dell'abbandono di rifiuti, eliminati solo grazie alla buona volontà dei gruppi ecologici che periodicamente pattugliavano le zone.
I racconti, come scrive lo stesso autore in chiusura del volume, sono tanti, e chissà mai che il futuro riserverà a Bonanomi la sorpresa di un nuovo libro di storie inedite.
G.Co.
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