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Scritto Sabato 26 dicembre 2020 alle 11:10

Un operaio della Voss: la solidarietà e i piccoli gesti della gente mi hanno ridato la la dignità e la fiducia nelle istituzioni


E' una lettera dove la rabbia si mischia all'incredulità, il senso di smarrimento e di paura alla fiducia nelle istituzioni, la disperazione per il timore di un futuro infranto alla ritrovata dignità. A scriverla un operaio della Voss di Osnago che all'indomani dell'anello donato alla fidanzata per iniziare un cammino assieme fatto di sogni, promesse, speranze si è visto comunicare dall'azienda di essere tra i 70 avviati al licenziamento.


A scaldare il suo cuore come quello dei colleghi che da giorni sono ormai in presidio permanente davanti ai cancelli di via Stoppani, dove mercoledì ci sono stati attimi di forte tensione per via di un incidente, con il delegato Cisl "urtato" dall'auto dell'amministratore delegato che tentava di entrare, è stata la solidarietà mostrata da tanti: semplici cittadini, istituzioni locali e non, esponenti delle diverse sigle sindacali,colleghi di altre aziende che hanno mostrato loro vicinanza e sostegno e portato generi di conforto. Anche in queste festività, che per definizione sono da trascorrere in famiglia, i lavoratori non hanno abbandonato il loro presidio. A Natale erano lì, davanti a una fetta di panettone dal sapore amaro e incerto, riscaldandosi al fuoco dei bancali bruciati in un bidone ma assaporando il senso di una appartenenza e una solidarietà che, come scritto nella lettera, è quella che dà speranza.
In questi giorni la mia azienda ha annunciato la chiusura per delocalizzazione del mio stabilimento e conseguenti 70 licenziamenti. E io con vergogna, non l’ho detto a nessuno.

Ho sperimentato sulla mia pelle l’apatia che questa notizia ti porta a subire. Questa apatia mi ha portato a vivere nella paura del domani e nemmeno a gioire delle decisioni importanti della mia vita come l’anello consegnato alla mia fidanzata solo qualche giorno prima, il desiderio della nostra vita insieme che si realizzava con il rogito firmato in questi giorni.

Mi vergognavo, pensavo di avere delle colpe, di essere stato uno stupido, un deficiente forse perché non «avevo capito» – come qualcuno mi ha detto.

Coerente con le mie scelte di vita, con i valori in cui credo ho chiesto rispetto, dignità, ho partecipato alla protesta non-violenta insieme ai miei colleghi e provato sulla mia pelle il freddo delle notti all’addiaccio, dei dubbi sul futuro e dei sacrifici da intraprendere.

Ho visto, però, nelle persone, nella società civile e nelle istituzioni il valore del Bene Comune. Ho visto come la solidarietà delle persone e organizzazioni ci abbia riempito i cuori (e la pancia) con piccoli gesti, anche solo di bellezza. Perché una «Stella di Natale» può sembrare inutile a un presidio fuori dai cancelli di una industria metalmeccanica, ma nulla è scontato in questi giorni, nemmeno la bellezza.

Ho visto una giovanissima 18enne credere in valori, portare un pacco di cioccolatini e commuovere con tale gesto persone burbere e disilluse dalla situazione. Ho visto la speranza, il miracolo del Natale forse.

Ieri, di fronte a un gesto assurdo di violenza e di scontro senza alcun pretesto ho avuto paura nell’espormi. Di fronte al muso di un’auto mi sono scansato. Di fronte alle urla e agli insulti che venivano sbraitati ho preferito non rispondere, non per superiorità e rispetto ma perché mi vergognavo di quello che mi veniva detto. Mi sono sentito in colpa per quello che stava accadendo.

Quelle parole, però, hanno seminato. Incredibilmente direi. Quegli insulti hanno ottenuto una reazione contraria. Perché quelle parole, invece che seppellirmi, mi hanno ridato forza.

Non devo vergognarmi della mia situazione. Io ho lavorato in tutti questi anni dando il meglio, tra alti e bassi, come tutti e come la vita prevede.

Non ho colpe se mi trovo in questa situazione, men che meno le colpe e gli epiteti che mi sono stati affibbiati con quelle urla.

Non sono disperato, perché la speranza mi è data dalle persone che ho affianco.

Sono semplicemente senza un lavoro. Lavoro che mi è stato tolto (sulle ragioni e perché poi se ne discuterà).  Avete provato a togliermi la dignità. Ma grazie a voi invece l’ho ritrovata. Avevo perso la fiducia nelle istituzioni. Ma grazie a voi l’ho ritrovata. Spero possiamo chiuderla qui. Ormai io sono a posto con me stesso.

Lettera pubblicata su www.monzalecco.lombardia.cisl.it
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