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Scritto Mercoledì 15 giugno 2011 alle 17:51

Prc: sul ''caso'' Bessel-Candy

MENTRE I PADRONI PRENDONO I SOLDI E SCAPPANO, MENTRE LE FABBRICHE DELOCALIZZANO, LA LEGA NORD PENSA CHE IL TERRITORIO LO SI DIFENDE CON I CARTELLI STRADALI IN DIALETTO.

Da Lecco alla Polonia. Da Lecco alla Svizzera e alla Romania... Si chiude a S. Maria Hoè e si apre in Cina. Le storie di delocalizzazioni, diverse fra loro, sono decine nella nostra provincia, centinaia in Lombardia, migliaia in Italia. Tutte però hanno un comun denominatore: a farne le spese sono i lavoratori, a perdere è il territorio e il suo tessuto economico e produttivo.

Non esistono leggi che regolino questo processo. Tutto è in mano al mercato. Ma è il pubblico (Stato, Regione) che dà gli incentivi più o meno diretti alle imprese.

Bisogna legare le imprese al territorio. Si devono rendere difficili le delocalizzazioni. Si devono favorire con incentivi economici le forme di auto- imprenditorialità collettiva.

Attualmente non esiste in Italia alcuno strumento utile a prevenire o evitare concretamente i rischi di delocalizzazione delle imprese. Le imprese italiane usufruiscono di fortissimi incentivi e finanziamenti pubblici. (anche la Bessel-Candy è stata attivamente sostenuta con i soldi pubblici degli eco-incentivi per la rottamazione degli elettrodomestici)

Su questi aspetti Rifondazione Comunista ha elaborato una proposta di legge regionale e nazionale che:
Ø    obblighi le imprese che delocalizzano a restituire i contributi e le agevolazioni pubbliche ricevuti
Ø    permetta di rivalersi sui beni di queste imprese, se rifiutano la restituzione
Ø    vincoli alla destinazione d'uso produttiva le aree di queste imprese, per impedire che su di esse si realizzino speculazioni immobiliari


opporsi alle delocalizzazioni si può e si deve

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