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Scritto Mercoledì 09 dicembre 2020 alle 10:28

Robbiani: la sicurezza compete al Prefetto. Purtroppo ai sindaci non è stato dato potere

Cortese direttore,
il suo ultimo editoriale mi spinge a scrivere questa nota poiché, non posso essere d’accordo con le critiche mosse a Christian Bellenzier, anima del controllo di vicinato a Brugarolo, messo alla berlina, solo perché sarebbe “collega di partito” del Sindaco. Un controllo del vicinato che a suo dire non servirebbe a nulla, se non a dare notorietà e lustro allo stesso Bellenzier ed al nostro Sindaco. Conosco Christian da anni, ed è una persona che crede in quello che fa, senza secondi fini e senza tornaconto alcuno. Sono altri i personaggi (o come dice il De Luca di Crozza “personaggetti con il sorrisetto”), per i quali bisogna guardare con sospetto il loro autoreferenziale attivismo simil-civico, residuale espressione della intellighenzia borghesotta e provinciale della nostra città.
Il controllo di vicinato non sarà, come lei ritiene, uno strumento efficace in grado di dissuadere i ladri dal tentare di entrare nelle nostre case, ma è meglio di niente.  È un tentativo dei cittadini, avvallato anche dalla nostra amministrazione, di sopperire alle lacune di chi dovrebbe proteggerci, ma tant’è che ormai, qualsiasi cosa si faccia in questo paese, la risposta è sempre la solita: ci vuole ben altro.
Lungi da me la difesa d’ufficio del Sindaco, visto il ruolo istituzionale che ricopro nella giunta cittadina, tuttavia trovo corretto, anche a beneficio dei lettori, precisare che il Sindaco, si chiami esso Panzeri, Robbiani o Brambilla, al di la della comune narrazione che vede il primo cittadino, ufficiale di governo, titolare della tutela e sicurezza pubblica, in tema di furti e rapine non dispone di validi strumenti amministrativi.
Giova ricordare che è il Prefetto, l’organo dello Stato che risponde al Viminale, che deve attuare le direttive ministeriali, coordinare le forze di polizia, quale responsabile provinciale dell'ordine e della sicurezza pubblica. I Sindaci quindi possono solo sperare che le priorità del loro territorio, coincidano con gli obiettivi di sicurezza territoriale di qualche solerte funzionario ministeriale.


Andrea Robbiani

Non da ieri, la norma prevede (meglio dire prevedrebbe, visto che se ne fa un uso abbastanza sporadico), la messa in atto di una precisa attività investigativa territoriale, coordinata fra le polizie municipali e statali, per assicurare maggiore efficacia nel contrasto alla criminalità diffusa. Nella realtà c’è ben poco di coordinato: carenza di personale e un sistema burocratico centralista, nei fatti lasciano i sindaci prigionieri in un limbo, per il quale sono responsabili della tutela della sicurezza pubblica solo sulla carta.
Ci provò Maroni, anni fa, a promuovere una serie di norme che conferivano ai Sindaci il potere di emettere ordinanze contingibili e urgenti, ma alla fine, tra pareri discordanti, sospetti vizi di incostituzionalità, conflitti di attribuzioni delle funzioni, ai Sindaci è rimasto ben poco, se non la possibilità di emettere ordinanze in materia di decoro urbano.
Immagino saprà anche lei, che la provincia di Lecco, per le statistiche ministeriali nazionali è una provincia, dati del 2019, che si posiziona al 50esimo posto, fra le 106 province italiane, per numero di denunce ogni centomila abitanti ed è 17esima nella classifica assoluta per numero di furti in abitazione, sempre ogni centomila abitanti. Peccato che su base regionale, in questa speciale classifica, siamo terzi, dietro Monza e Pavia, quindi, va da sé che se si ragionasse su base regionale, Lecco intesa come provincia, necessiterebbe di grande attenzione da parte delle forze dell’ordine. Qui sta il vulnus che poi se vuole rientra nel più ampio dibattito sulla questione settentrionale che non è affatto sopita, ma continua ad ardere sotto la cenere.
Ed è proprio ragionando su base regionale, che il Sindaco dovrebbe disporre di più ampi ed effettivi poteri e, per esempio, disporre di un agente di polizia locale ogni mille abitanti, come prevede la norma e se guardiamo al territorio meratese nel suo complesso, sarebbe anche necessario un deciso potenziamento dell’organico dell’Arma dei Carabinieri, oltre ad una reale intelligence investigativa per fronteggiare le bande criminali che agiscono impunite praticamente ogni sera. Non si comprende come mai in caso di furto in abitazione, non si proceda ad esempio, a rilevare eventuali impronte per confrontarle con quelle presenti negli archivi della polizia di stato. Del resto, lo sappiamo tutti che in questo paese la denuncia per furto è ormai derubricata a mero atto burocratico amministrativo e che per reati come il furto in abitazione, in galera non ci finisce praticamente nessuno. Chi agisce con il favore delle tenebre sa che con altissima probabilità, la farà franca.
In questo contesto davvero critico, le priorità del Viminale e del governo sono altre: da tempo la priorità imposta alle Prefetture, è quella di dedicarsi al controllo delle attività commerciali e dei cittadini, quest’ultimi, a sentire Conte e Speranza, equiparati a bambini capricciosi e viziati, che non rispettano il Dpcm anti-Covid. Si dirà: c’è la pandemia, la situazione è critica e quindi giusto controllare. Nessuno vuole negare la gravità della pandemia e ci sono sicuramente persone che non si comportano come dovrebbero, applicando le giuste precauzioni per loro stessi e per gli altri, tuttavia questo non giustifica un generalizzato stato di polizia, effetto di un Dpcm sulla cui costituzionalità sollevo molti dubbi (ma questo è un tema che merita una nota a parte).
Abbiamo a che fare con un governo che non ha avuto la capacità di attuare un serio ed efficace piano di contrasto della pandemia (pur avendone il tempo esaurita la prima fase). Siamo di fronte ad un governo vittima dei personalismi dei membri del Comitato Tecnico Scientifico, che ha fallito sulle USCA, che ha fallito sul tracciamento del contagio, che ha soprattutto e colpevolmente confuso una emergenza sanitaria da fronteggiare a livello territoriale, con una emergenza legata alle sole terapie intensive, il cui potenziamento è tuttavia miseramente fallito. Abbiamo quindi a che fare con governo che non trovando nulla di meglio che sperare nell’arrivo dei vaccini e, nell’attesa, scarica su noi comuni cittadini, tutte le responsabilità per la diffusione del contagio e, facendo leva sulla nostra presunta voglia di fare bagordi a Natale e Capodanno, dispiega un numero spropositato di uomini e mezzi, quantificati in settantamila, fra agenti di polizia e militari.
Insomma, se la pandemia rischia di andare fuori controllo è colpa nostra, non di chi ha il compito istituzionale di gestire le criticità. Perché dovremmo stupirci: è così semplice e lineare dare la colpa è sempre agli altri ed è sempre il cittadino, l’agnello sacrificato sull’altare della loro incompetenza.
Mentre per contrastare la criminalità che affligge i nostri territori, dobbiamo fare tutto in casa, pagando di tasca nostra sistemi di allarme, telecamere, porte blindate, grate ed inferriate alle finestre, arrivando a perlustrare il territorio come fanno gli amici di Brugarolo e di altre frazioni, la burocrazia ha deciso che, a fronte dell’ennesimo Dpcm  si controlleranno le semivuote vie dello shopping, con l’ausilio di elicotteri e droni, addirittura dotati di telecamere a infrarossi, con il capo della polizia Gabrielli che sottolinea, in un burocratese al limite della famosa lettera di Totò e Peppino, “le attività che dovranno prevedere aliquote della polizia locale, dovranno essere più pregnanti dal 21 dicembre al 6 gennaio nonché nelle giornate del 25 e 26 dicembre e del 1 gennaio atteso le particolari limitazioni degli spostamenti tra Regioni e Comuni''.
E tutto questo avviene sempre con pesi e misure differenti: se a Napoli, migliaia di persone si assembrano per commemorare Maradona, senza nessun controllo e sanzione, tanto che viene da chiedersi se in quella città ci sia un Prefetto od un Questore, qui da noi, se osi metter piede nel comune confinante, anche solo per trovare un parente, indossando la mascherina, con le mani igienizzate come un chirurgo pronto a eseguire un trapianto di cuore, vieni multato senza pietà. Ma se il mariuolo ti entra in casa dopo le 18, munito di regolare autocertificazione, chissà perché, per chilometri non c’è neanche l’ombra di una pattuglia di giovani marmotte.
In questo contesto, vorrei dire all’amico Flavio Nogara, che qualche settimana fa scrisse un accorato appello al Prefetto di Lecco, affinché si adoperasse il buon senso nell’espletare la funzione di controllo degli esercizi commerciali e dei cittadini (appello peraltro caduto nel vuoto), che sarebbe ben più efficace una decisa azione parlamentare, affinché finalmente si promuova nelle aule di Camera e Senato, una seria riforma degli uffici territoriali del governo, che nel 2020 risultano oramai anacronistici e antistorici.
Senza necessariamente addentrarmi in una disamina di carattere storico e politico, è bene ricordare che il prefetto nasce come espressione diretta del modello “stato-controllore” di epoca giacobino-napoleonica. Lo stesso Luigi Einaudi, nel 1944, scrive con lo pseudonimo Junius, un articolo dal titolo “Via i prefetti!”, che consiglio a tutti di leggere.  In quegli anni, da esiliato in Svizzera, aveva potuto toccare con mano gli effetti benefici dell’autonomia e del decentramento amministrativo e fiscale.
Tuttavia, al di la degli aspetti storici, mi preme evidenziare un dato estremamente attuale: il sistema delle prefetture italiano, o meglio degli uffici territoriali del governo, nel 2020 ci è costato qualcosa come 540 milioni di euro. Si, caro direttore, non ha capito male: 540 milioni di euro (per inciso 13 milioni in più rispetto al 2019).
Mentre partiti come il Movimento Cinque Stelle, mostrano cucita sul petto la coccarda della vittoria, avendo portato a casa  l’abolizione di trecento parlamentari, per un risparmio stimato in cinque anni di cinquecento milioni di euro (ovvero cento milioni all’anno), nello stesso lasso di tempo, le prefetture ci costano oltre 2,6 miliardi di euro. E la beffa è che nel 2020, Camera e Senato hanno indetto concorsi pubblici per assumere trecento addetti tra documentaristi, collaboratori vari e staff di segreteria. Per trecento parlamentari che se ne andranno solo a fine legislatura, trecento nuovi burocrati che arrivano subito. Chapeau.
Proviamo ad immaginare se anche solo il 30% di quei 2,6 miliardi venisse utilizzato per potenziare l‘organico dei nostri Carabinieri, delle polizie locali in capo ai nostri Sindaci e per costituire una intelligence investigativa regionale, per contrastare la microcriminalità. Invece consumiamo ingentissime risorse per alimentare burocrazia e funzionarismo, un mostro tentacolare che con la sua spaventosa inerzia, si sostituisce alla politica favorito dalla inadeguatezza di chi dovrebbe invece combatterlo. Questa erosione del primato della politica, a discapito del primato del funzionarismo, è in atto da anni ed è stato ancor più accelerato e reso evidente dall’emergenza Covid.
Di rimando, la classe politica, ripeto, inadeguata ed inerme, colpevolmente abdica al suo ruolo e trasferisce responsabilità e competenze   ai funzionari, comportandosi come le tre scimmiette: non vede non sente e non parla. Poi, se le cose non vanno come dovrebbero, si rimuove il funzionario di turno e se ne mette un altro. La vicenda della Calabria di queste settimane ne è un fulgido esempio.
Quindi mentre il paese ormai viene guidato da virologi e commissari straordinari, dalle capacità inversamente proporzionali alle ore trascorse in televisione, con un premier che minaccia trattamenti sanitari obbligatori per chi non volesse vaccinarsi, noi comuni cittadini dobbiamo fare tutto da soli, anche difenderci dai ladri. Ma naturalmente, caro direttore, è sempre tutta colpa nostra e dei Sindaci.

Andrea Robbiani
Caro Robbiani, corro il rischio di risentirmi appioppare del cronista schierato, ormai ci sta tutto, e per ciò le dico che condivido ogni riga del suo scritto. Anche la prima parte, critica verso la mia critica. Per la verità avevo riconosciuto a Bellenzier il merito di operare da volontario. E un volontario merita sempre apprezzamento, anche se deve stare nell’alveo del volontariato, non porsi come interfaccia tra i cittadini e le forze dell’ordine. Se un cittadino si sente in pericolo compone il 112. Quanto all’esito è un altro paio di maniche. Ma, ripeto, Bellenzier merita tutto l’apprezzamento per il suo volontariato ai fini della pubblica sicurezza. Il guaio però è che questa storia del controllo del vicinato l’ho sentita citare come una delle forme di prevenzione dal precedente Prefetto e da alti ufficiali dell’Arma. Veda, caro Robbiani, non vorrei che alla lunga questa iniziativa popolare andasse a costituire un alibi o peggio un correità con le forze dell’ordine,  una sorta di concorso di colpa, per l’incapacità conclamata di fermare la malavita. Quello che il sindaco può fare, e credo che qui ci sia una mancanza oggettiva, è coordinare con tutti i colleghi della Brianza in qualità di comune capofila, un servizio di ronda con le diverse polizie locali almeno nelle fasce orarie più a rischio. Togliere gli uomini dagli uffici e ridurre i compiti esterni, compreso il più classico dei servizi, appioppare le multe per divieto di sosta, e dirottare le forze nel contrasto alla criminalità. Questo credo il il Sindaco di Merate lo possa, e lo debba, fare.

Grazie

Claudio Brambilla
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