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Scritto Lunedì 07 dicembre 2020 alle 21:15

Airuno: 7 marocchini e tunisini, di cui 2 fratelli e 2 irreperibili sono gli accusati dalla Procura di avere circuito Carlo Gilardi

Ci sarebbe una tale sproporzione tra le donazioni fatte da Carlo Gilardi ai sette soggetti per i quali la procura ha chiesto il rinvio a giudizio e tutti coloro che nel tempo hanno beneficiato della sua generosità, da non capire come mai nel fascicolo siano finite appunto solo sette persone.
Per loro l'accusa è di circonvenzione di incapace: quanto ricevuto dal professore non sarebbe stato fatto dal donatore nella piena facoltà delle sue capacità mentali e nella piena libertà di scelta. Gilardi sarebbe insomma stato messo sotto pressione per dispensare soldi e beni.
Il nocciolo della questione è capire se l'anziano, che qualche giorno fa ha tagliato il traguardo delle 90 primavere, sommerso da decine di auguri e pensieri giunti dalla sua comunità, fosse pienamente consapevole e convinto delle donazioni che stava facendo e quindi se i sette siano da considerarsi del tutto estranei alle accuse oppure siano da portare in giudizio.


Il professor Carlo Gilardi

Si tratta di uomini di origine marocchina e tunisina, due sono fratelli, in Italia da tanti anni, due sono irreperibili e negli anni hanno beneficiato della bontà di Carlo, espressa in diversi modi, sia con elargizioni di denaro che di ospitalità nella sua casa.
Dalle carte è emerso che le donazioni fatte dal professore hanno spaziato da persone fisiche ad enti, da italiani a stranieri, da associazioni a istituzioni (come il comune di Airuno e l'hospice Il Nespolo), non rappresentando dunque qualcosa di “anomalo”. E con buona probabilità il perno della difesa, che per sei indagati è rappresentata dall'avvocato Andrea Artusi di Lecco e per un settimo da un legale del foro di Monza, sarà fare leva sul fatto che se Gilardi era consapevole quando elargiva denari per associazioni ed enti caritativi lo poteva benissimo essere anche quando lo faceva con persone, italiane o straniere che siano. Perchè, in caso contrario, la misura necessaria non sarebbe stata più quella dell'amministrazione di sostegno ma qualcosa di più.
S.V.
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