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Scritto Domenica 29 novembre 2020 alle 19:14

Caso Gilardi: la ricerca della verità è un esercizio che ha bisogno di onestà intellettuale

Gentilissimo Direttore,
Il clamore mediatico sorto intorno alla vicenda del Professor Gilardi  sta portando il nostro territorio alla ribalta delle cronache nazionali e non solo.
Anche il mondo dei social è in fibrillazione e come sempre accade in casi di questa portata tutti si scoprono improvvisamente medici, psichiatri, giudici, avvocati, assistenti sociali.
Molto spesso la scarsa conoscenza delle motivazioni che hanno indotto l’Istituzione che ha il dovere di tutelare il soggetto debole alimenta considerazioni al limite della decenza e della normale logica.
Non riusciamo a fermarci un attimo a riflettere e, spinti da un irrefrenabile istinto giustizialista, dobbiamo individuare a tutti i costi un colpevole non in chi, magari, meriterebbe la galera per aver approfittato per fini personali di un uomo straordinariamente buono e generoso, ma in coloro che stanno cercando di ridare un po’ di dignità a una persona che viveva in uno stato igienico che una società civile non può far altro che rifiutare con fermezza.
La ricerca della verità non si compie con il clamore mediatico e nemmeno con i like sui social. E’ un esercizio che ha bisogno di onestà intellettuale.
Chi ricopre un ruolo istituzionale, più precisamente quello di Sindaco del Comune in cui l’anziano e stimato Professore ha la sua dimora, dovrebbe star lontano dai social, o quantomeno astenersi dal cliccare su like quando chi, senza nulla sapere, insinua responsabilità in capo al Sindaco del comune in cui quest’uomo ha trasferito la residenza forse senza nemmeno esserne pienamente consapevole o forse “ipnotizzato” da qualche presunto salvatore.
Il rispetto delle Istituzioni, la correttezza e la lealtà istituzionale  si concretizzano anche così, astenendosi dall’usare l’indice per pigiare il tasto invio su un like che puzza tanto di scaricabarile e che denota insicurezza, superficialità e approssimazione.
R.B.
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