Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 375.537.965
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
polveri sottili
Valore limite: 50 µg/mc
indice del 24/01/2021
Merate: 22 µg/mc
Lecco: v. Amendola: < 2 µg/mc
Lecco: v. Sora: 10 µg/mc
Valmadrera: 8 µg/mc
Scritto Giovedì 26 novembre 2020 alle 23:02

Robbiate: Pino Bollini, salvato con un intervento d'eccellenza dall'équipe di chirurgia vascolare del Manzoni, ora lancia l'sos per Sololo

Si è trovato per ben due volte, nel giro di pochi giorni, a un passo dalla morte e se oggi può raccontare quanto gli è accaduto lo deve al team dei chirurghi vascolari del dottor Giovanni Rossi dell'ospedale Manzoni di Lecco. Pino Bollini, dal 1976 al 2000 primario al pronto soccorso del Mandic, oggi soprattutto fautore e promotore del "Progetto Sololo" contenitore di tante attività per risollevare dalla povertà le famiglie e i bambini di uno dei villaggi più poveri dell'Africa sub sahariana, ci racconta l'accaduto dalla sua casa di Robbiate dove dovrà trascorrere altri due mesi di convalescenza. Il peggio è passato ma quello che ha trascorso non ha difficoltà a definirla "l'esperienza peggiore della mia vita".

Portatore di una protesi all'aorta addominale (stent) impiantata una quindicina di anni fa a seguito di un aneurisma, Bollini si trova in Africa a inizio di quest'anno quando il dispositivo si infetta. "Non potevo immaginare cosa era in corso. Avevo dei disturbi ma ho atteso di rientrare in Italia a marzo per una serie di accertamenti che non hanno rivelato nulla di particolare. Ad agosto avevo una debolezza ingiustificata. Dagli esami è risultato che la proteina C dal valore di 4 era salita a 14 segnale di una grave setticemia. Sono andato al Mandic con l'idea di programmare un ricovero e lì mi hanno trattenuto al volo. In pochi giorni mi hanno fatto la diagnosi: si era infettata la protesi. Il primario di medicina mi ha detto che non vedeva un caso simile da trent'anni e mi hanno trasferito a Lecco nel reparto infettivi, in isolamento dove a seguito di ulteriori accertamenti la diagnosi è stata nuovamente confermata".
La situazione del dottor Bollini appare fin da subito critica: il quadro clinico è compromesso, l'intervento non è facile e non è da tutti poiché i rischi che il paziente possa non superare l'operazione sono molto elevati.
Sulla sua strada Bollini trova il dottor Rossi e la sua équipe che decidono di "aprirlo".
12 ore di intervento dove si toglie la protesi, si pulisce la cavità e se ne impianta un'altra.

L'operazione riesce ma il paziente non è ancora fuori pericolo e tempo qualche giorno subentra una fistola all'aorta che si apre nel tubo digerente. Anche in questo secondo caso l'équipe lo salva per un pelo, fa il miracolo (ma di questo parleremo dopo) e torna ad aprirlo.
"La situazione era peggiore di quella che si poteva vedere con gli esami. Mi hanno portato al volo in sala operatoria e hanno fatto quello che altri si sarebbero rifiutati di fare, dando il caso per chiuso".
La sacca formatasi in prossimità del moncone dell'aorta poteva condannare Bollini alla morte. Solo la seconda operazione salvavita dell'équipe del dottor Rossi gli ha permesso oggi di essere qui a raccontare.
"Questo medico così e la sua squadra, non si sono fermati. Mi hanno preso al volo, mi hanno operato e con un'ecografia ecoguidata hanno aspirato la sacca e risolto il problema. Non dimenticherò mai l'espressione del dottor Rossi quando una sera seduto accanto al letto mi presentava il quadro clinico. Gli si leggeva in faccia che pensava di salutarmi. E invece...".
E quella sera succede qualcosa. Mentre la consapevolezza della gravità della sua salute e dell'eccezionalità dell'intervento a cui dovrà essere sottoposto si fanno strada nella mente di Bollini, un'immagine gli attraversa i pensieri. "Io sono credente ma non praticante. Tra il 2003 e il 2004 ho avuto modo di collaborare con suor Leonella Sgorbati missionaria a Mogadiscio, morta ammazzata e poi beatificata. Una persona eccezionale che mi è rimasta nel cuore. Ecco quella sera quando Rossi era seduto accanto a me e mi diceva di essere estremamente preoccupato per la sacca che si era formata e io gli chiedevo se c'era spazio per fare qualcosa e il suo sguardo già diceva tutto, il mio pensiero è corso alla religiosa e a lei ho chiesto aiuto. La mattina dopo la sacca ha dato un campione positivo su sei, si è drenata e si è svuotata in 5 giorni prendendo bruscamente e in maniera naturale e inaspettata la strada della guarigione. A suor Leonella avevo detto "Ci siamo conosciuti, sai chi sono...aiutami". Ecco io mi considero un miracolato".
A fare la differenza in tutto questo percorso di cura e guarigione è stato il personale ospedaliero. "Mi hanno davvero trattato in modo eccellente, oltre il dovuto. Per chi come me è del mestiere, ci si rende conto che queste persone svolgono il loro lavoro davvero per scelta. Tutti, dal medico all'infermiere. Sono sotto organico, stanchi, stressati. Nel loro sacrificio ho trovato il fiore all'occhiello dei nostri ospedali".
Da agosto a novembre Pino Bollini resta allettato e ricoverato in ospedale. Quando finalmente le dosi di antibiotico calano e possono essere concluse, viene rimandato a casa anche perchè l'ospedale nel frattempo si va riempiendo di pazienti covid.
Avuta salva la vita, Bollini però ora deve salvare la sua Sololo.

In questi mesi, infatti, non ha potuto portare avanti la raccolta fondi per la sopravvivenza del progetto che a sua volta significa la sopravvivenza di un migliaio di persone.
C'è il povero che povero che ha meno di un dollaro al giorno e che in qualche modo riesce ad andare avanti e poi c'è la persona nella povertà estrema che è quella che sa di non poter arrivare a sera. È a questi ultimi che Bollini rivolge le sue attenzioni. "Il nostro aiuto gli dà la possibilità di arrivare alla sopravvivenza. Gli forniamo un kit famiglia comprensivo di vestiario, capanna, quando possibile anche di una capra, gli paghiamo la sanità e, dati alla mano, dopo qualche anno queste soggetti si sganciano perchè sono diventate povere e ora sono in grado di badare da sole alla loro sopravvivenza".
"Progetto Sololo" costa all'incirca 160mila euro l'anno, che per un migliaio di persone (chiaramente non sempre le stesse, in quanto c'è un ricambio) sono 160 euro a testa.
Ci sono le adozioni a distanza e tante altre iniziative in cui amici, simpatizzanti, sostenitori hanno creduto e contribuito a far proseguire nel corso del tempo.
Da gennaio, oltre a quanto già in essere, serviranno altri 4mila euro al mese per far continuare il "Progetto Sololo" e non dirlo concluso a fine 2020. E il cruccio di Bollini è di non essere riuscito a fare tutto il possibile in questo anno per garantirgli la sopravvivenza. Da qui l'appello affinchè cittadini, enti, magari qualche azienda pur nella consapevolezza del periodo difficile che si sta vivendo, riescano a contribuire ciascuno con le sue possibilità a dare un domani a chi un domani adesso davvero non ce l'ha.
"Una piccola donazione mensile, purché costante, può salvare il Progetto-Sololo, facendo la differenza per centinaia di "ultimi tra gli ultimi" ha scritto nel suo sito "Sto chiedo a loro nome; voglio dirvi che mi costa veramente tanto il farlo; pensando alla pandemia che genera una infinità di bisogni anche qui nel nostro mondo. Tuttavia lo devo fare per dare una voce ed una speranza a chi, in povertà estrema, è "invisibile".

Per maggiori informazioni
https://www.sololo.eu/

© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco