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Scritto Mercoledì 25 novembre 2020 alle 18:08

Paderno: una panchina rossa nel parco giochi di via Airoldi

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In occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, anche il comune di Paderno d’Adda ha accolto l'iniziativa del gruppo ''Ora Basta'' di Merate, che ha invitato alcune altre Amministrazioni a dipingere una panchina di colore rosso e ad apporvi una frase a tema per commemorare le vittime di femminicidio.


Ad occuparsi del restauro e della decorazione sono stati i ragazzi e le ragazze della Consulta Giovani sotto la supervisione di Claudio La Brocca, che nel rispetto delle vigenti normative anti covid, si sono alternati a lavorare sulla panchina del parco giochi di via Airoldi. Presente all'inaugurazione anche il sindaco Gianpaolo Torchio.

Di seguito la lettera aperta scritta dalla Consulta Giovani di Paderno:
Oggi è la giornata mondiale per l'eliminazione della violenza contro le donne e siamo nel 2020. Basterebbe questa frase oggi per creare quell’inquietudine che porta la consapevolezza di dover cambiare, però non basta e purtroppo non basterà. Sì, perché i cambiamenti, quelli autentici e duraturi, non sono fulmini in una giornata di sole, ma sono piccoli semi che, con acqua e sole, diventano solide piante.
Oggi è la giornata mondiale per l'eliminazione della violenza contro le donne ma lo è anche domani, dopodomani e il mese prossimo, perché ogni giorno deve essere il giorno in cui condanniamo la violenza e condanniamo la violenza contro le donne. E proprio perché il cambiamento è un lungo cammino, bisogna avere ben chiaro da dove si parte e dove si vuole arrivare.
La violenza contro le donne non è il tradimento con una donna più giovane.
La violenza contro le donne non è solo l’omicidio efferato che racconta il telegiornale.
La violenza contro le donne è ogni forma di manipolazione, controllo, aggressività o sopruso fisico e morale perpetrata da un uomo nei confronti di una donna. Qui, in questa sicuramente non esaustiva definizione, ci sono infinite piccole e grandi realtà. Si parte dal “tu con quella gonna così corta non esci”, si passa al “non puoi avere amici maschi” e si arriva al “se ti rifacessi il seno sarei più attratto da te”. Esistono migliaia di forme di violenza e il primo passo per iniziare questo necessario cambiamento è riconoscerle tutte. Riconoscere le proprie e le quelle altrui, i “non puoi” o i “non devi”, le minacce, le battute cattive, la disparità e scovare tutti i nascondigli in cui la violenza si nasconde.
Si parte da qui, dalla consapevolezza, per arrivare dove? Qual è l’obiettivo, il traguardo, il mondo desiderato?
Affinché il cambiamento avvenga è necessario definire un obiettivo sostenibile, anche se sognare è bello, bisogna riconoscere la fumosità dell’utopia: la violenza rimarrà l’arma di alcuni ignoranti, la forza continuerà a essere una prerogativa (più) maschile e si sentirà ancora dire “vestita così te la vai proprio a cercare però”. Bisogna porsi obiettivi concreti e definiti, perché, come ogni camminata che si rispetti, si deve aver chiaro dove si vuole arrivare.
Dobbiamo volere un mondo in cui, per prima cosa, non sia opinabile cosa sia la violenza. Diffondere contenuti a sfondo sessuale per umiliare è violenza. Non dovrebbe esserci dibattito, non dovrebbe essere difficile capire dove sta la ragione; invece c’è dibattito e divisione di colpe. Immaginiamo una realtà in cui gli uomini o le donne che ricevono queste foto o video invece di ridere e condividere, si indignassero e denunciassero. Immaginiamo che non ci siano “uomini che stanno dalla parte delle donne”, ma persone che stanno dalla parte del Giusto. Gli obiettivi da porsi sono questi, poniamoceli. E poi?
Poi iniziamo piano, con la stessa leggerezza costante della pioggia che bagna i semi, a cambiare. Andiamo a cercare le cose concrete che possiamo cambiare nelle nostre giornate: ognuno vada a cercare nelle proprie giornate.  Si può smettere di ridere quando l’amico dice alla sua fidanzata “stai zitta”, si può smettere di commentare l’abbigliamento di una donna che ha subito violenza, smettere di usare la parola “troia” (smettere proprio perché non ha mai senso, di Troia c’è solo la guerra), smettere di guardare donne in carriera e pensare “chissà come ci è arrivata lì”, smettere di decidere, definire a tutti i costi, additare, giudicare.
Queste brutte abitudini creano il terreno fertile per la Violenza raccontata dai media che tanto ci stupisce, noi siamo la Società, siamo anche la parte marcia di questa società: questo deve smuoverci, noi, tu, tutti possiamo cambiare le cose, quindi dobbiamo.
A.S.
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