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Scritto Mercoledì 25 novembre 2020 alle 17:49

Prof. Motta: violenza e femminicidi, inutili i pistolotti morali. La letteratura, quando è alta tocca i cuori e cambia le menti

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Da preside ho sempre mal sopportato le mie insegnanti di lettere che sceglievano le letture per gli studenti secondo criteri moraleggianti e non estetici, preferendo far leggere testi pallosissimi su questioni umanitarie piuttosto che le grandi pagine dei grandi scrittori.
Da insegnante ho sempre creduto che educare al bello sia di per sé stesso pedagogico. Da scrittore obbedisco al precetto di Oscar Wilde: "non esistono libri morali o immorali: esistono libri scritti bene e libri scritti male". Per questo oggi mi sono rifiutato di piegare le mie lezioni alla retorica della "Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne". Non mi sono tracciato col rossetto alcun segno sugli zigomi, non ho indossato alcunché di rosso né postato foto di un qualche mio libro accanto a una decolleté col tacco, naturalmente rossa.  
Avevo lezioni in quinta, e abbiamo letto "La lupa" di Verga, che "era alta, magra; aveva soltanto un seno fermo e vigoroso da bruna e pure non era più giovane; era pallida come se avesse sempre addosso la malaria, e su quel pallore due occhi grandi così, e delle labbra fresche e rosse, che vi mangiavano. Al villaggio la chiamavano la Lupa perché non era sazia giammai - di nulla. Le donne si facevano la croce quando la vedevano passare, sola come una cagnaccia, con quell'andare randagio e sospetto della lupa affamata; ella si spolpava i loro figliuoli e i loro mariti in un batter d'occhio, con le sue labbra rosse, e se li tirava dietro alla gonnella solamente a guardarli con quegli occhi da satanasso, fossero stati davanti all'altare di Santa Agrippina." E in quello che si chiama "artificio di regressione" di Verga c'è esattamente quanto succede ancora oggi, l'abbassarsi a livello del sentire comune, il nascondersi in mezzo ad esso, il pregiudizio che identifica nella gonnella, o nel seno florido, o nelle labbra turgide, l'automatico e quasi lombrosiano stigma della tentatrice.  
Avevo lezione in quarta, e leggevo Machiavelli, che "la fortuna è donna: ed è necessario, volendola tenere sotto, batterla e urtarla." E i miei alunni mi dicevano che del resto anche nella boccacciana novella di Calandrino alla fine lui gliele dà di santa ragione perché se ha perso l'invisibilità, che i suoi amici gli avevano fatto credere di aver acquistato, la colpa non poteva che essere della moglie, che era strega come tutte le femmine. E giù legnate, perché "questo diavolo di questa femina maladetta mi si parò dinanzi e ebbemi veduto, per ciò che, come voi sapete, le femine fanno perder la vertù a ogni cosa: di che io, che mi poteva dire il più avventurato uom di Firenze, sono rimaso il più sventurato; e per questo l'ho tanto battuta quanto io ho potuto menar le mani e non so a quello che io mi tengo che io non le sego le veni, che maladetta sia l'ora che io prima la vidi e quando ella mai venne in questa casa!". 
Avevo lezione in terza, Dante, e oggi toccava il quinto dell'Inferno, il canto di Paolo e soprattutto di Francesca, e del loro amore immorale e sconveniente, stroncato dalla mano omicida di Gianciotto Malatesta in un modo, dice Francesca, "che ancor m'offende".  
E io continuavo a pensare, fissando i volti dei miei alunni chiusi nello schermo del pc, al Nanni di Verga, che "come la scorse da lontano, in mezzo a' seminati verdi, lasciò di zappare la vigna, e andò a staccarsi la scure dall'olmo. La Lupa lo vide venire, pallido e stralunato, colla scure che luccicava al sole, e non si arretrò di un sol passo, non chinò gli occhi, seguitò ad andargli incontro, con le mani piene di manipoli di papaveri rossi, e mangiandoselo con gli occhi neri. - Ah! malanno all'anima vostra! balbettò Nanni."
E la novella finisce qui.
Ma io li vedo quei papaveri rossi sparsi a terra, rossi come il sangue che ora sgorga dal petto della gnà Pina, la "Lupa", sotto la scure, e lo sento il balbettio di Nanni di fronte a quella donna che incontra risoluta il suo destino, e rivela che lo sconfitto è lui. E mi accorgo che anche lontano, oltre lo schermo, questa cosa si sente
. E non c'è bisogno di fare pistolotti morali contro la violenza e il femminicidio: bisogna far parlare la letteratura, che quando è alta tocca i cuori e cambia le menti.
Stefano Motta
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