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Scritto Sabato 10 luglio 2010 alle 11:35

Parco del Curone, Don Giorgio punta il dito contro privilegi per pochi e furbizie all’italiana


Buongiorno,
Sono una dei tanti cittadini residente in Brianza che si è adoperata con il proprio tempo libero e credibilità a raccogliere le firme tra amici e conoscenti contro il progetto di trivellazione di Po Valley nel parco del Curone la scorsa estate. 
Dato che si tratta di uno degli ultimi scampi di verde rimasti in Brianza, vorrei che un giorno i miei nipoti possano ancora goderne. 
Leggo tuttavia sul blog di don Giorgio de Capitani, una delle poche voci oneste e libere rimaste nella nostra zona, di strani movimenti all'interno del parco, in particolare in frazione Galbusera e frazione Cereda. Penso che ben sappiate a cosa mi riferisco, nel caso vi rimando al sito di don Giorgio.
Comprendo che sia tutto legale e nei crismi autorizzativi. Forse la forma è stata rispettata, ma non la sostanza. Io la leggo così: il cemento avanza all'interno del parco. E a questo punto perché no al petrolio ed invece sì al cemento (di privati) e gli spostamenti di terra (di privati)?
Mi è anche stato detto di non fare paragoni azzardati, e perché no? Perché si ha paura di ragionare? 
Si sono mobilitate migliaia di persone in buona fede per salvare il parco dalle trivelle. Adesso però mi sorge il dubbio che bloccando il petrolio, indirettamente (e speriamo involutamente) si sia però favorito il cemento e gli interessi di alcuni individui nostrani (uno di questi poi neanche una persona per bene). 
A questo punto, penso che gli interrogativi sollevati da don Giorgio de Capitani (portavoce di molti malumori locali) debbano ricevere delle risposte pubbliche, sia da parte del Comitato che del Parco. Sono dovute ai tanti cittadini come me che si sono mobilitati in buona fede. Finora solo Giovanni Zardoni ha dato alcune risposte.

Cordiali saluti
Roberta Carcano
don Giorgio De Capitani
La lettera è stata inviata alla presidenza del Parco, a Giovanni Zardoni in quanto rappresentante del comune di Cernusco Lombardone presso il consiglio dell’Ente, alla direzione del Comitato “No al Pozzo”. Il “la” per la protesta della lettrice è stato offerto dall’accorata protesta che Don Giorgio De Capitani ha pubblicato sul proprio portale (www.dongiorgio.it) in merito alle costruzioni in corso di realizzazione presso “Galbusera Bianca”, nel comune di Rovagnate, e agli spostamenti di terreno dell’area “Cereda” a Perego, entro i confini del Parco. In 2 interventi, uno pubblicato il 4 luglio e uno, corredato di video commentato, il 7 luglio, Don Giorgio è critico non tanto sugli interventi in sé ma sul fatto che, per certe opere destinate a residenziali stagionali o messe in atto da qualcuno in particolare, si ottengano senza sforzo tutte le licenze richieste mentre per altre persone non è concesso neppure spostare una carriola di terra. E mentre per un pozzo per l’estrazione del petrolio si mobilita tutta la Brianza , su queste cose nessuno dice una parola.
“Il problema non è solo una questione di volumetria da mantenere. Il problema è anche la tipologia delle costruzioni che, oltre a rispettare il più possibile quella precedente, non può essere un pugno nell’occhio nel contesto ambientale” ha scritto il parroco. “Se ognuno di noi cominciasse a denunciare, nel proprio paese, ogni forma di privilegio, di ingiustizia, di speculazione sull’ambiente, quella furbizia di chi percorre le strade più strane e sconosciute ai miseri mortali per arrivare ad ottenere le cose più assurde e vergognose! Perché... non cominciare?”
Giovanni Zardoni, vice sindaco di Cernusco nel consiglio di Amministrazione del Parco fino al 2007 e ora rappresentante comunale presso l’ente, ha risposto sul sito di Don Giorgio in merito alle due questioni. “Non si può paragonare il pericolo per il Parco costituito dalla minaccia di un pozzo petrolifero con quello di un piano di recupero approvato tra comune ed ente” ha spiegato. “Nel caso dell’Oasi di Galbusera Bianca si tratta di ricostruire un complesso quasi completamente crollato e ricavarne abitazioni di classe energetica superiore, in stretta connessione con la natura circostante. Quando il piano di recupero è stato depositato è giunta una sola osservazione, e ora piovono le critiche”. Sul sito dedicato al complesso (www.galbuserabianca.com) è spiegato tutto il principio del “piccolo Borgo di 5 cascine storiche, di grande valore paesistico e ambientale, con abitazioni private, piscina coperta e riscaldata, centro benessere, circondati da un’azienda agricola biodinamica con ristorante di cucina naturale, locanda con 10 camere e spazio per seminari di cultura e formazione in armonia con la natura”. Un progetto sicuramente alla portata di pochi, ma che persegue un’armonia con l’ambiente naturale che lo circonda. Molto diversa la questione degli spostamenti di terreno all’interno dei confini di Perego, oggetto di un contenzioso legale tra parco e proprietario finito a favore del secondo, che è riuscito a dimostrare grazie a testimoni di aver trasportato nella zona solo una decina di camion di terreno.
“Mentre il proprietario del vivaio aveva prodotto i testimoni per confutare quanto da noi verbalizzato, il legale del Parco non aveva ritenuto necessario produrre testimoni, perchè aveva valutato che lo spostamento di terra era notevole (si parlava di più di cento camion). Fu una evidente leggerezza” ha spiegato Giovanni Zardoni sul portale di Don Giorgio. Numerosi i commenti postati in merito alle due questioni, che esulano dai confini del Parco per entrare nel  conflitto tra uomo e natura, privilegi e giusti permessi, passato e modernità. Per chi voglia approfondire, farsi un’opinione o esprimere la propria, i siti citati nell’articolo sono a disposizione.
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