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Scritto Domenica 15 novembre 2020 alle 18:42

Ci sono date che incrociandosi nelle infinite traiettorie del tempo disegnano trame.....

Ci sono date che incrociandosi nelle infinite traiettorie del tempo disegnano trame. Qualche volta, oscure trame. Sedici anni fa un giudice di primo grado, sotto l’incalzare delle argomentazioni e dei colpi di scena condotti e realizzati dall’avvocato Antonio di Pietro, De Salvo, Alfano e chi scrive venivano assolti perché il fatto non sussiste dall’accusa di intercettazione fraudolenta di comunicazioni tra forze dell’ordine. Nel tempo l’appello del PM Del Grosso ha trovato soddisfazione in secondo grado, Cassazione e presso la Cedu, anche se l’importanza del ricorso presentato era stata tale da superare la durissima selezione (quasi il 90% dei ricorsi, infatti, viene archiviato). Qui preme non l’esito ma l’origine del procedimento. L’ascolto delle radio dette scanner risale agli anni sessanta come aveva deposto in Aula l’ex presidente dell’ordine dei giornalisti Franco Abruzzo e sui libri che raccontano fatti di sangue come l’omicidio Moro gli autori, tutti giornalisti, confessano candidamente di aver saputo del sequestro dalla radio della redazione sintonizzata sulle frequenze delle forze dell’ordine. Era soltanto una trappola per noi, con lo scrupolo di utilizzare una frase in codice per evitare che altri vi cadessero. Un’azione vergognosa, stigmatizzata dal Giudice di I° grado con continui richiami ai militari affinché raccontassero la verità pena l’incriminazione per falsa testimonianza. Con discrezione nel tempo uno dopo l’altro furono trasferiti. Quasi tutti.

Il 12 novembre, invece, ha segnato il primo mese dal grave attentato che ha mandato distrutte due nostre autovetture. In campo ci sono sempre le stesse forze dell’ordine, in qualche caso le stesse persone di allora.
Novità? Al momento, per quanto ne sappiamo, nessuna, a parte ulteriori violente minacce a un collega la cui auto, secondo quanto urlato da un soggetto alla presenza di ben quattro carabinieri, potrebbe fare la stessa fine delle altre due. Qualche interminabile interrogatorio delle parti offese e niente altro. Nessuna informazione, nessuna convocazione quanto meno per cortesia e solidarietà al contrario delle istituzioni locali, che, compatte, non hanno fatto mancare due parole di affetto. Grazie davvero!
Le indagini sono lunghe e complesse, come usa dire. E la pazienza è la virtù dei forti. Certo il clima anche successivo all’attentato non giova alla serenità del lavoro. E l’apparente disinteresse di coloro che dovrebbero garantire la sicurezza, tanto meno.
Serriamo le fila e confidiamo nei mezzi che la tecnica mette a disposizione in materia di autotutela. Misure di prevenzione, deterrenze atte a difendere beni patrimoniali. Ma anche strumenti indispensabili alla difesa personale. In passato negati, per evidente scarsa lungimiranza.
Claudio Brambilla
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